di maio salvini

UN PREMIERINO TELEGUIDATO: IL DISCORSO DI CONTE AL QUIRINALE SCRITTO NELLA SEDE DELLA CASALEGGIO SRL – E SE LA GRANITICA DIFESA DI SAVONA DA PARTE DI SALVINI NASCONDESSE LA VOGLIA DI SFASCIARE TUTTO? – QUEL MISTERIOSO COLLOQUIO DEL LUMBARD CON BERLUSCONI PRIMA DI VEDERE L'INCARICATO… - IL CAV PRONTO AL VOTO ANTICIPATO

 

Augusto Minzolini per il Giornale

 

conte

Per capire quanto sia fragile il governo che sta per nascere, se nascerà, bisogna mettere l' orecchio nel colloquio che Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti hanno avuto con Silvio Berlusconi, mentre loro entravano nello studio del presidente incaricato, Giuseppe Conte, e il Cav ne usciva.

 

«Questi non hanno capito - si è sfogato il leader della Lega con quello che, sulla carta, rimane ancora un suo alleato - che sulla nomina di Paolo Savona al ministero dell' Economia salta il governo. È solo lui il nostro candidato». E, mentre Salvini parlava, accanto a lui il suo consigliere preferito, Giorgetti, scuoteva la testa quasi per mostrare visivamente il suo cruccio per un governo che, prima di partire, già non gli piace. Ma anche Berlusconi ha sorpreso i suoi interlocutori: «Guardate che io sono disposto a votare anche a ottobre».

 

BEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIO

Altra immagine. Magari nell' Italia del 2018 fa poca impressione, ma scoprire che il possibile premier, Giuseppe Conte, prima di salire al Quirinale per ricevere l' incarico, si rechi, di fatto, nella sede della Casaleggio Associati a Roma, l' appartamento dove soggiorna Pietro Dettori, già dipendente dell' azienda e socio dell' associazione Rousseau, a piazza di Sant' Angelo 31, per mettere giù, nero su bianco, il discorsetto da fare all' uscita dallo studio alla Vetrata al Quirinale, lascia francamente perplessi.

 

Tralasciando tutte le ironie sul conflitto di interessi, tante volte contestato al Cav, resta il problema dell' autonomia del premier, quella invocata, in un moto di coraggio, ieri anche da Sergio Mattarella, sulla scelta dei ministri, che la Costituzione assegna, appunto, al presidente del Consiglio in concorso con il capo dello Stato. Un monito probabilmente vano.

 

PAOLO SAVONA MERKEL

Eh sì, perché Conte è un gran navigatore, ma non è tipo da mettersi contro-vento, specie se messo in mezzo tra la «bora» Salvini e lo «scirocco» Di Maio. Ieri, nelle consultazioni, a tutte le delegazioni ha fatto il solito discorsetto: «Per me il Parlamento è centrale». Ma poi si è rifugiato sempre in un angolo. Ad esempio, quando la delegazione di Liberi e Uguali, guidata dall' ex presidente del Senato, Grasso, gli ha posto il problema dei diritti civili degli immigrati, il futuro premier si è rimesso, proprio lui capo del primo governo sovranista, all' Europa: «Ci sono dei vincoli Ue che vanno rispettati».

 

«È un gran furbone», racconta Loredana De Pretis, che lo ha incontrato insieme a Grasso, «mi ricorda, anche fisicamente, un nostro ex senatore, Dario Stefano, passato dalla Dc a Sinistra e libertà e poi, ancora, nel Pd renziano».

 

Ma proprio la troppa fiducia nelle sue doti di navigatore potrebbe mandare Conte a sbattere sugli scogli. Anche perché l' autonomia che Mattarella rivendica per il premier, i soci di maggioranza del governo, i diarchi Salvini - di sicuro - e Di Maio - al seguito -, non la vogliono concedere.

 

dario stefano

La vicenda della nomina al ministero dell' Economia del professor Paolo Savona, caposcuola degli accademici che teorizzano l' uscita dell' Italia dall' euro, è esemplare: ogni volta che il Quirinale, Berlusconi o altri ancora hanno posto il problema, Salvini ha tirato fuori la «clava» della minaccia elettorale. Addirittura, quando lo stesso Di Maio ha accennato all' argomento per dare una mano al Quirinale, il leader della Lega ha agitato l' arma pure contro di lui: «Qui salta tutto». Il motivo è semplice. La posta ormai va oltre Savona. Con questo braccio di ferro, infatti, Salvini punta ad instaurare una sorta di egemonia della Lega sul governo.

 

Risultato: non è ancora nato e già l' esecutivo giallo-verde cammina sul filo. «Oggi spiegava ieri pomeriggio, nel cortile di Montecitorio, il leghista Roberto Calderoli si è chiusa la finestra per votare il 22 luglio. Peccato, perché ancora c' è il rischio che salti tutto. Nessuno può mettere in discussione il nome di Savona sul piano dei titoli, ma tantomeno può farlo per le sue idee sull' Europa. Addirittura oggi sui giornali gli è andato dietro un democristianone come Vincenzo Scotti, il presidente dell' università Link che ha dato tanti quadri ai 5 Stelle.

 

salvini giorgetti

Né tantomeno si può spostare Giorgetti dalla casella di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. C' è un equilibrio da rispettare. Anche perché per durare non possiamo dare vita ad uno scarabocchio di governo. Io, ad esempio, non entro, perché con una maggioranza di 6 voti in Senato, magari ora di 10, non posso lasciare la carica di vicepresidente vicario».

 

Il «caso» Savona dimostra che il tragitto del governo sarà estremamente periglioso, visto che su ogni questione i leghisti usano la tattica del «prendere o lasciare». Per cui, anche se Di Maio parla di un governo di legislatura, c' è chi fa calcoli diversi e punta su ben altra durata. C' è chi paventa, addirittura, che saranno gli stessi soci di maggioranza del governo a staccare la spina. «Quelli faranno le nomine è l' analisi di Sestino Giacomoni e poi troveranno un pretesto per andare a nuove elezioni tra sei mesi. E non gli mancheranno».

 

ignazio la russa e la cover 100 per cento milf

Ma c' è anche chi, nelle opposizioni, invece di aver paura di un simile epilogo, lo auspica per evitare che il rapporto tra Lega e 5 Stelle si saldi in una vera alleanza. «Noi osserva tranchant Ignazio La Russa, consigliere della Meloni questi dobbiamo farli cadere al più presto. Magari dopo che avranno provocato tanti guai con la legge di stabilità».

 

Calcoli un pochino diversi si fanno dalle parti di Arcore, dove tutto è condizionato dall' evolvere della situazione. Se il governo non parte, Berlusconi sarebbe pronto a votare anche in tempi brevi. In caso contrario, le valutazioni saranno diverse. Racconta Gianfranco Rotondi: «Da quanto ne so Berlusconi ha già una sua tabella di marcia. Vuole arrivare fino alle Europee per verificare se, come pensa lui, i limiti di questo governo faranno subire ai grillini una batosta e, contemporaneamente, permetteranno a Forza Italia di risorpassare la Lega. Se ciò accadrà, porrà la questione di nuove elezioni politiche e deciderà le alleanze: se Salvini farà il figliol prodigo e tornerà nella casa del centrodestra, si alleerà con lui; altrimenti si confronterà con Renzi».

 

berlusconi salvini

Sarà un caso, ma la tabella del Cav trova qualche riscontro anche in quella dell' ex segretario del Pd. «Loro è il ragionamento di Renzi partiranno forte nei primi sei mesi: vitalizi, edilizia carceraria e legittima difesa, saranno i temi che tenteranno di portare a casa. Poi, con la legge di stabilità, cominceranno ad esserci i primi dolori. Per cui a noi conviene misurare alle elezioni europee la fiducia dell' opinione pubblica nei confronti del governo. Fare una specie di check. E poi tentare la spallata».

 

MATTEO SALVINI E MATTEO RENZI

Ma qualcuno pensa che la caduta del governo non debba per forza portare alla fine della legislatura. Quei richiami continui all' alleanza di centrodestra di Salvini, per alcuni non sono fatti a caso. Diversi parlamentari di Forza Italia sono stati approcciati dai colonnelli leghisti con una serie di congetture originali, visto il momento: «Noi non crediamo è il succo di queste riflessioni - che l' alleanza con i 5 Stelle vada molto avanti. Al primo problema sulla Tav, sull' Ilva o sull' immigrazione, li mandiamo a quel paese. Nel frattempo il gruppo misto in Parlamento sarà diventato più numeroso e non è detto che non si possano creare le condizioni per un governo di centrodestra». Promessa o inganno per il futuro?

Ultimi Dagoreport

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?