mario draghi ursula von der leyen giorgia meloni

DAGOREPORT - AVVISO AI NAVIGANTI: IL DISCORSO DI MARIO DRAGHI A HONG KONG ERA UNA TIRATA D’ORECCHIE A BRUXELLES E ALLA DUCETTA DELLE "DUE STAFFE" - PER "MARIOPIO", SE TRUMP COSTRUISCE UN MURO TARIFFARIO INVALICABILE, È PREFERIBILE PER L'EUROPA TROVARE ALTRI SBOCCHI COMMERCIALI (CINA E INDIA), ANZICHE' TIRAR SU UN ALTRO MURO – SUL RIARMO TEDESCO, ANCHE GLI ALTRI PAESI DELL'UNIONE FAREBBERE BENE A SEGUIRE LA POLITICA DI AUMENTO DELLE SPESE DELLA DIFESA - IL CONSIGLIO A MELONI: SERVE MENO IDEOLOGIA E PIÙ REAL POLITIK  (CON INVITO A FAR DI NUOVO PARTE DELL'ASSE FRANCO-TEDESCO), ALTRIMENTI L’ITALIA RISCHIA DI FINIRE ISOLATA E GABBATA DA TRUMP CHE SE NE FOTTE DEI "PARASSITI" DEL VECCHIO CONTINENTE...

DAGOREPORT

mario draghi all'Hsbc Global Investment Summit di Hong Kong

I lettori più attenti hanno rilevato alcuni accenti critici verso Bruxelles da parte di Mario Draghi, che oggi ha tenuto un discorso all'Hsbc Global Investment Summit di Hong Kong. L’ex presidente della Bce, in particolare, ha avvertito l’Unione europea del rischio di una guerra commerciale cieca e spietata per controbattere ai dazi americani.

 

Quando ha detto: "Se Trump costruisce un muro tariffario, non è nel nostro interesse costruire un altro muro tariffario. Dobbiamo chiederci: reagire o no?”, “Mariopio” stava spronando Ursula, in caso di fallimento attraverso gli strumenti diplomatici (il commissario UE, lo slovacco Maros Sefcovic, sta trattando con il segretario al Commercio di Washington, Howard Lutnick), a quel punto di non ritorno è preferibile trovare altri sbocchi commerciali (dalla Cina all'India), anziché tirar su altri muti tariffari.

mario draghi olaf scholz emmanuel macron sul treno per kiev

 

Insomma, l’Europa può fare politica non solo con dichiarazioni tetragone a beneficio dei giornali, ma anche in modo sotterraneo, usando le leve economiche e politiche a sua disposizione per raggiungere i suoi obiettivi.

 

Sul riarmo tedesco (“La decisione della Germania di aumentare la spesa della difesa è un punto di svolta, ma se non viene gestita correttamente, la Germania si riarmerà, e gli altri no"), l’ex premier ha provato a strattonare i neuroni dei leader europei ricordando loro che quando Berlino si arma fino ai denti, anche gli altri paesi della Ue farebbero bene a seguire una politica di aumento delle spese della Difesa.

mario draghi all'Hsbc Global Investment Summit di Hong Kong

 

E per quanto il neo-cancelliere tedesco, Friedrich Merz, abbia fatto presente di voler dotare l’esercito tedesco solo di armi convenzionali, con la Francia a sostituire l'ombrello nucleare Usa, gli altri Paesi europei non possono, e non devono, assistere immobili di fronte a una potenza di fuoco di 1000 miliardi.

 

Quando, a proposito del riarmo, dice “se non viene gestito correttamente”, Draghi fa riferimento proprio alla capacità di spesa dei tedeschi che, grazie a un debito pubblico al 68% del Pil, si possono permettere un maxi-piano da 1000 miliardi senza preoccuparsi delle ripercussioni sui conti.

von der leyen macron meloni

 

L’Italia, ma anche la Francia, gravate da un mostruos indebitamento pubblico che supera abbondantemente il 100% del Pil (oltre i 3000 miliardi per entrambe), resterebbero indietro indebolendo ogni futuro progetto di Difesa comune europea e creando una pericolosa asimmetria all’interno del continente.  

 

Draghi è convinto che all’Italia della Meloni occorra un atteggiamento più legato all'idea dell'Unione Europea,  e meno appeso all'antipatia nei confronti di chi comanda negi paesi. Quindi, consiglia Draghi alla combriccola della Fiamma, una posizione meno ideologica e più pragmatica nei rapporti con il nuovo asse franco-tedesco: lui c’era, in quel treno per Kiev con Macron e Scholz, e sa che Roma può ritrovare il suo spazio di rilevanza agganciandosi a Parigi e Berlino, e non ponendosi in contrapposizione ad esse, per la gioia di Trump e Musk.

XI JINPING E URSULA VON DER LEYEN

 

Una real-politik che sarà necessaria anche nel chiedere e accettare, come ha già fatto il cancelliere in pectore, Merz, l’ombrello nucleare francese (unico stato dotato in Europa di testate nucleari). Un messaggio diretto alla camaleontica Giorgia Meloni che troppo spesso mette il piedino in "due staffe" e alla fine si ritrova isolata e gabbata dall'amico Trump che manco ci pensa a riceverla alla Casa Bianca nel ruolo immaginario di "pontiera" tra Usa e UE.

 

URSULA VON DER LEYEN NARENDRA MODI

Un accordo con l’Eliseo va accettato per il bene del Paese, anche se la Ducetta from Garbatella non sopporta la spocchia di Macron. Ma, alla fine, i leader passano, i popoli restano. In questo clima, si sta pianificando l’Europa che dovrà venir fuori dal ciclone trumpiano, con Ursula impegnata a trotterellare con la Belloni in India, e presto anche in Cina, per aprire le porte del mercato europeo a quei sinceri democratici dal portafoglio gonfio di Xi Jinping e Narendra Modi.

 

 

VERTICE DI LONDRA - ZELENSKY STARMER MACRON

Non si può non riconoscere che questo nuovo fermento europeo è il frutto positivo  dell'effetto Trump: se oggi a Bruxelles si discute di difesa comune, modifica alle regole, snellimento della burocrazia e dei processi decisionali, è merito delle mmattane del Caligola di Mar-a-Lago, e del suo sodale Musk, che hanno, per la prima volta, mostrato all’Europa la possibilità di essere accoltellata anche da un alleato storico come gli Stati Uniti.

 

 

EMMANUEL MACRON - MARIO DRAGHIMARIO DRAGHI DONALD TRUMP

 

MARIO DRAGHI OLAF SCHOLZ URSULA VON DER LEYEN METTE FREDERIKSEN

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