1. LA DISFATTA. DA PIERFURBY A PIERFESSO, DAL 5,6% DEI CONSENSI A UN MISERO I,78%, DA 37 A 8 DEPUTATI, DA 6 A 2 SENATORI. INTORNO, L’UDC DESTINATA A FAR LA FINE DI FUTURO E LIBERTà DI FINI, L’IRA DELLA MOGLIE AZZURRA E L’INCAZZATURA DI CALTAGIRONE 2. IL SUO POTERE ENORME, RISPETTO AL CONSENSO, STA PER SVANIRE. LA POLITICA DEI DUE FORNI DEL DEMOCRISTO CASINI AVEVA INTASCATO IN RAI (GUBITOSI AVVISTATO PIÙ VOLTE NELLE ANTICAMERE DEGLI UFFICI UDC) E NELLO STATO (VEDI IL VICE CSM VIETTI) 3. FORTE DEL SODALIZIO CON CESA-CASINI, È STATO GUBITOSI AD APPALTARE ALL'AREA MONTI-UDC IL TG1 CON ORFEO E IL TG2 CON MARCELLO MASI, FATTO SENZA PRECEDENTI IN RAI 3. SPIETATO TASSONE AL CONSIGLIO UDC: “L'ALLEANZA CON MONTI SI È RIVELATA UN ERRORE PERCHÉ NOI NULLA ABBIAMO A CHE FARE CON I MASSONI E CON LE FILIERE DEI BANCHIERI" 4. PARAGONATO CASINI AL COMANDANTE SCHETTINO PERCHÉ AVREBBE ABBANDONATO LA NAVE

1 - DAGOREPORT
Negli ultimi mesi del governo Monti il santuario del popolo Rai aveva come indirizzo via Due Macelli 66, sede dell'Udc, meta dell'incessante pellegrinaggio di chi chiedeva protezione politica, in vista degli inevitabili contraccolpi della consultazione elettorale sugli organigrammi di viale Mazzini.

Una rincorsa ad accreditarsi con chi, nel corso degli anni, nonostante il suo modesto 5/6 per cento, aveva stratificato il suo potere nel servizio pubblico con punte di comicità involontaria; come nel caso di "farfallina" Petruni, che aveva ostentato la benedizione di Pierfurby al suo matrimonio o del direttore del Giornale radio Antonio Preziosi, che si richiamava alla comune tradizione cattolica e democristiana, pronto a saltare sul carro dei montiani nella fase buia del silenzio di Berlusconi, salvo poi fare un nuovo carpiato con il ritorno del Cavaliere sulla scena.

E' un carro che, alla Rai, è guidato dal direttore generale Luigi Gubitosi, avvistato più volte nelle anticamere degli uffici Udc, sempre alla vigilia di provvedimenti importanti da portare al voto del Consiglio di amministrazione. Forte del sodalizio con l'accoppiata Cesa-Casini, è stato lui ad appaltare all'area Monti-Udc l'informazione politica in campagna elettorale con due telegiornali ricondotti alla stessa formazione politica, fatto senza precedenti in Rai: il Tg1 con Mario Orfeo e il Tg2 con Marcello Masi.

Nel Tg della rete ammiraglia i casiniani non finiscono qui: c'è il vice direttore Fabrizio Ferragni, "salvato" da Casini dopo essere stato "mollato" dal centro-sinistra e il rampante Alberto Matano, gratificato con la conduzione dell'edizione delle 13.30. Il consigliere Rodolfo De Laurentiis sarebbe, invece, in rotta di collisione con il leader, dopo il siluramento dalle liste delle ultime elezioni.

Stretti i rapporti di Casini con il capo di Rai uno Giancarlo Leone, considerato un "amico di famiglia", mentre sarebbe stato il segretario Cesa a dare la spinta decisiva ad Angelo Teodoli nella corsa alla poltrona che fu di Marano e Liofredi. Fa riferimento all'Udc anche l'amministratore delegato di RaiNet Piero Gaffuri, che ha superato indenne la tempesta aziendale che lo ha investito, dopo le feroci critiche di Gubitosi sulle inefficienze, vere o presunte, della sua struttura.

Ci sono, poi, il direttore di Radio2 Flavio Mucciante e Roberto Milone, appena subentrato a Marco Simeon, alla guida di Rai Vaticano. Sarà un caso, ma Roberto Sergio è l'unico scampato alla mattanza della Sipra, nonostante i fallimentari risultati della sua stagione, ripescato alla presidenza di Rai Way dall'amico Gubitosi, che aveva, invece, abbattuto amministratore delegato e dg della concessionaria di pubblicità.

Memorabile infine, l'intervista a "Report" del casiniano Franco La Gioia, che, per sua stessa ammissione, avrebbe conquistato la poltrona di consigliere di Rai cinema per aver visto qualche film e letto, "come tutti", pubblicazioni specializzate.

È un mondo che vive con inevitabile fibrillazione, se non con terrore, la recente debacle elettorale in gran parte legata alla decisione di allearsi a filo doppio con Monti, lasciando al mortifero premier tutti i riflettori proprio mentre era inviso alla stragrande maggioranza dei cittadini, freschi pagatori di una micidiale rata dell'Imu.

Non solo Casini ha perso gran parte della sua rappresentanza parlamentare; con il parlamento diviso tra grillini, piddini e berlusconiani, è andata a ramengo anche la tradizionale ubiquità centrista che consentiva sempre una navigazione serena nel mondo della lottizzazione e degli incarichi pubblici. Ora l'unica speranza per le truppe in-casinate è quella del caos. Un parlamento troppo litigioso e destinato ad una vita talmente breve da non avere tempo di mettere mano al carrozzone della tv pubblica.

2. UDC: E' POLEMICA SU MANCATO AZZERAMENTO VERTICI - NEL CONSIGLIO NAZIONALE ATTACCHI A CASINI ASSENTE, COME SCHETTINO
(ANSA) - Il Consiglio nazionale dell'Udc ha fatto registrare stamane una forte polemica interna sul mancato azzeramento dei vertici dopo la sconfitta elettorale. E' stata infatti approvata in larga maggioranza la relazione introduttiva del segretario Lorenzo Cesa che ha rinviato tutto il confronto al congresso che si terrà a fine aprile.

Le altre mozioni di minoranza non sono state messe in dotazione e questo ha suscitato ulteriori polemiche. Mario Tassone, per molte legislature parlamentare, autore di uno dei documenti alternativi a Cesa, ha usato toni duri: "E' stato un camuffamento del clima dell'intero Consiglio nazionale. L'alleanza con Monti si è rivelata un errore perché noi nulla abbiamo a che fare con i massoni e con le filiere dei banchieri. E' stata decisa la liquidazione del partito rinunciando alla nostra sovranità e rimettendoci in decoro e dignità". Molto criticata negli interventi è stata l'assenza di Pier Ferdinando Casini, che pure ha mandato una lettera per dire che non voleva influenzare il confronto in atto. Alcuni consiglieri, a margine della riunione, hanno paragonato Casini al comandante Schettino perché avrebbe abbandonato la nave.

Tassone, interpellato su questo paragone, ha detto di non condividerlo anche perché l'Udc non è mai affondata; ma aggiunto di comprendere lo stato d'animo di chi fa allusioni esasperate. La mozione di Tassone chiedeva l'azzeramento immediato dei vertici dell'Udc. Ivo Tarolli, primo firmatario di un altro documento mai messo in votazione, ha protestato: "Con la decisione di oggi andiamo ad un congresso senza garanzie perché verrà gestito politicamente dalla classe dirigente che dovrebbe andare a casa subito perché ha sbagliato troppo. In questo modo si va al Congresso senza garanzie".


3 - UDC ALLA RESA DEI CONTI CESA E CASINI SONO IN BILICO
Dino Martirano per il "Corriere della Sera"

Pier Ferdinando Casini, stringendo l'alleanza al centro con Mario Monti, ha fatto pagare un prezzo salato allo scudocrociato in termini di voti ottenuti e di seggi conquistati e oggi, dopo il consiglio nazionale convocato a Roma (al quale tra l'altro non parteciperà), rischia di dover essere costretto a un deciso passo indietro insieme al segretario Lorenzo Cesa.
Nel 2008, quando correva da sola, l'Udc portò a casa il 5,6% dei consensi che le permise di schierare sul campo 37 deputati e 6 senatori (4 più 2 transfughi del Pd).

Oggi, quella squadra è ridotta all'osso perché alla Camera, con un modesto 1,78%, l'Udc ha fatto eleggere solo 8 deputati, mentre a Palazzo Madama la partecipazione al listone di Monti ha partorito solo 2 seggi per gli ex diccì: quello del segretario amministrativo, Antonio De Poli, e quello del leader Casini.

Alla Camera, ce l'ha fatta per il rotto della cuffia il segretario Lorenzo Cesa insieme ad altri cinque (più i due della circoscrizione estero) solo grazie al meccanismo del migliore perdente che ha premiato anche la coalizione Monti (10,5%) con un ripescaggio inizialmente immaginato per Fini. Questa è la dimensione attuale dell'Udc. Per cui oggi, al consiglio nazionale convocato nell'albergone che svetta sull'autostrada Roma-Fiumicino, saranno molte le voci degli esclusi che chiederanno una resa dei conti ai vertici del partito.

Formalmente, la riunione è stata convocata da Cesa per fissare la data del congresso (aprile o maggio) e per scrollarsi di dosso un tentativo di commissariamento della segreteria che Casini avrebbe voluto attuare con un triumvirato di fedelissimi (Libè, Rao, Galletti). Come dire, ha argomentato Cesa con i suoi, «non si sogni Casini di far ricadere su di me, che mi sono sempre dedicato al partito, l'onere della sconfitta».

Non è escluso, però, che Cesa si presenti dimissionario per aprire la strada al congresso di primavera. Al consiglio nazionale, su Cesa e Casini potrebbe però arrivare una contestuale richiesta di fare un passo indietro, subito. «Mi dicono che Casini non ci sarà e che invierà una lettera molto addolorata...», spiega con la solita calma Enzo Carra che indica nella mancata alleanza con Bersani l'errore più grave del suo leader: «L'alleanza con il Pd andava fatta a metà del 2012, quando ci sarebbe stato tutto il tempo per fare un programma con tutti i crismi...».

Avrà molto da dire anche il calabrese Mario Tassone, ex sottosegretario ed ex vice ministro, e partirà alla carica il lucano Agatino Mancusi che senza peli sulla lingua parla di «resa dei conti» perché «era meglio andare da soli alle elezioni». Gianpiero D'Alia (passato dal Senato alla Camera) ritiene invece che il 10 e passa per cento ottenuto dalla coalizione di centro è un buon risultato: «Politicamente abbiamo fatto quello che andava fatto...».

Sempre oggi sarà, al contrario, sbrigativa la messa in liquidazione di Fli che verrà presenziata da Gianfranco Fini nella sede di via Poli (dalla quale già sono stati tolti gli arredi e le tv prese in leasing). Fli, infatti, non ha più rappresentanza se non per Benedetto Della Vedova (eletto al Senato nel listone Monti) e per il combattivo Aldo Di Biagio, esiliato all'estero e tornato vincitore con un seggio strappato al Pdl nella circoscrizione Europa.

 

 

AZZURRA CALTAGIRONE PIERFERDINANDO CASINI FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE CON FIGLIA AZZURRA E PIERFERDINANDO CASINI PIER FERDINANDO CASINI FOTO ANDREA ARRIGA LUIGI GUBITOSI DORMIENTE PRIMO PIANO DI ANTONIO PREZIOSI SUSANNA PETRUNI PIERFERDINANDO CASINI LORENZO CESA MARIO ORFEO PRESENTA IL NUOVO MESSAGGERO jpegtg2-direttore-marcello-masiRODOLFO DE LAURENTIISGiancarlo Leone PIERO GAFFURIROBERTO SERGIO E MOGLIEMario Tassone ROBERTO RAOmonti casini

Ultimi Dagoreport

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…

francesco gaetano caltagirone giorgia meloni fabrizio palermo elly schlein roma roberto gualtieri

DAGOREPORT – CALTA QUI, CALTA LÀ! -  DALLE PARTI DI VIA DELLA SCROFA E DI PALAZZO CHIGI CAPITA DI CHIEDERSI: “AHÒ, MA CON 'STO CALTAGIRONE CHE CI ABBIAMO GUADAGNATO? BANCHE? ZERO! ASSICURAZIONI GENERALI? ZERO! CONSENSI? LASCIAMO PERDERE: A PARTE LE PRIME TRE PAGINE DE “IL MESSAGGERO”, TUTTO IL RESTO DEL GIORNALE SUONA LA GRANCASSA PER IL SINDACO DI ROMA, IL PIDDINO ROBERTO GUALTIERI, CHE LASCIA CHE SIA CALTARICCONE, CON IL 5,45% DELLE AZIONI, AD ESPRIMERE LA GUIDA DELLA MUNICIPALIZZATA ACEA (L'AD FABRIZIO PALERMO) - UN FATTO CHE FA ARRICCIARE ANCHE IL NASO AD APRISCATOLE ANCHE DI ELLY SCHLEIN, CUI FA SEGUITO LO SCAZZO ALL'INTERNO DEL PD SULLA REALIZZAZIONE DELL'INCENERITORE ANTI-MONNEZZA DELL'ACEA - I “CONSIGLI” DI GUALTIERI A PALERMO DI USCIRE DAL CDA DI MPS (FATTO) E DA QUELLO DI ASSICURAZIONI GENERALI (LETTERA MORTA) - APPUNTAMENTO ALL'ASSEMBLEA DI ACEA DEL 3 GIUGNO...

andrea martella simone venturini venezia sondaggi

DAGOREPORT - LE PREVISIONI FLOP SU VENEZIA SCOPERCHIANO, PER L'ENNESIMA VOLTA, LA FALLA DEL SISTEMA SONDAGGI – I PICCOLI ISTITUTI CHE HANNO EFFETTUATO RILEVAZIONI LOCALI (I GRANDI COSTANO TROPPO PER ELEZIONI COMUNALI), DAVANO PER VITTORIOSO IL DEMOCRATICO ANDREA MARTELLA, CHE INVECE È STATO SCONFITTO AL PRIMO TURNO DAL DESTRORSO SIMONE VENTURINI – COLPA DEL CAMPIONE TROPPO PICCOLO DI INTERVISTATI, UNITO ALL’ALTA VOLATILITÀ DEL VOTO D'OPINIONE E ALLA GRANDE PERCENTUALE DI INDECISI - PESA MOLTO LA DISTANZA ORMAI SIDERALE TRA POLITICA E TERRITORIO (PRIMA I PARTITI AVEVANO IL “POLSO” DELLA COMUNITÀ GRAZIE ALLE SEZIONI LOCALI E ALLE FESTE A SUON DI SBRACIATE, ORA AL MASSIMO SI ACCONTENTANO DEI LIKE E DI QUALCHE COMMENTO SU INSTAGRAM)

venezia elezioni sindaco simone venturini andrea martella elly schlein

DAGOREPORT - LA TRAGEDIA VENEZIANA È L’ENNESIMA CONFERMA DELL'INADEGUATEZZA (PIETOSO EUFEMISMO) DI ELLY SCHLEIN A GOVERNARE LA POLITICA – LA MINCHIATA, LA PIU' MADORNALE, E' STATA LA SCELTA DEL CANDIDATO ANDREA MARTELLA: A VENEZIA SI DIVIDONO TRA CHI NON LO CONOSCE E CHI NON L’HA MAI VISTO; IN QUANTO SENATORE, STA INFATTI PIÙ A ROMA CHE A MESTRE E DINTORNI – AL RESIDUATO BELLICO DEGLI APPARATI DEL NAZARENO, IL CENTRODESTRA HA OPPOSTO SIMONE VENTURINI: UN ASSESSORE, BRACCIO DESTRO DI BRUGNARO, CHE I VENEZIANI DEI CETI MEDI E BASSI, COSÌ COME LA PARTE PRODUTTIVA, CONOSCONO, E BENE - I CASI VENEZI E BIENNALE NON HANNO SPOSTATO VOTI: SE LA “BACCHETTA NERA” FA GIRARE LE GONDOLE AI 50MILA ABITANTI DI VENEZIA, I RESTANTI 150MILA ELETTORI SONO TRA MARGHERA, MESTRE E FAVERO, NON PROPRIO GENTE CHE VA ALLA FENICE - MENTRE DELLA RUSSIFICAZIONE DEL PADIGLIONE DELLA BIENNALE DA PARTE DI BUTTAFUOCO, AL DI LÀ DELLE ÈLITES, GLI ELETTORI SE NE FOTTONO, AVENDO PROBABILMENTE ALTRI PROBLEMI DA FAR QUADRARE NELLA LORO VITA QUOTIDIANA...