LA DISOBBEDIENZA ALL'UE? BERLUSCONI COPIA L’IDEA DALLA SINISTRA FRANCESE

Francesco De Dominicis per "Libero"

«Sforare i parametri di Maastricht sarebbe importante soprattutto come segnale politico: l'Italia avrebbe l'occasione per mostrare i muscoli a Bruxelles, il Governo potrebbe far vedere che è alla guida di un grande paese». L'economista Alberto Bagnai, uno dei più fermi sostenitori della crociata antieuro, dà in qualche modo ragione a Silvio Berlusconi che ieri ha invitato l'Italia a violare il patto Ue sul rapporto tra deficit e Pil al 3%.

Professor Bagnai, deve scattare la rivolta contro l'Europa?
«I primi a non rispettare quei paletti furono Francia e Germania nel 2002. Possiamo farlo anche noi. Sarebbe un segnale politico importante per il Governo che deve sostenere i suoi cittadini».

Dunque ha ragione Berlusconi.
«Che grida contro l'Europa, ma poi ha sempre adempiuto alle richieste di Bruxelles ... Comunque, le cose giuste non hanno colore. Peraltro, quello che dice oggi l'ex premier era stato proposto dal marxista Jacques Sapir in Francia due anni ifa. Dunque, se vuole, è Berlusconi che un po' alla volta sta facendo sua la proposta della sinistra d'Oltralpe».

Ora però c'è più attenzione ai conti pubblici nell'area euro. E le multe per chi calpesta le regole?
«È un problema minore. E poi francesi e tedeschi non hanno pagato nulla. Dopo aver violato i parametri, hanno cambiato le regole con gli altri partner».

Da Bruxelles ieri hanno subito messo in guardia il Governo di Enrico Letta: "Guai a chi sfora".
«Siamo al gioco delle parti. Voglio proprio vedere chi ci viene a chiedere i soldi. In realtà non ci sono poteri coercitivi. È tutta una questione politica: i debitori spesso sono in posizione di forza».

Ma con altro debito pubblico non correremmo alcun rischio?
«Chiariamo una cosa: quella che stiamo vivendo è una crisi di debito privato facilitata dall'euro. La moneta unica nasce per agevolare i movimenti di capitale e in qualche modo era giusto così. Ora però non funziona più».

Come nascono quei vincoli?
«Sono paletti insensati, come sempre denunciato dagli economisti. Il 3% preso come riferimento, poi, non ha alcuna valenza economica. Era quello che i tedeschi pensavano di poter raggiungere. Punto».

Tutti uguali coi vincoli di Maastricht o c'è chi ha mani libere?
«Secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale, la Francia dovrebbe avere nel 2013 un rapporto deficit/pil al 3,6%, quindi fuori del paletto. E la Spagna addirittura al 6,6%. Ma la commissione Ue ha esteso agevolazioni a Parigi e Madrid».

Perché l'Italia non si fa valere?
«In Italia siamo più realisti del re, non abbiamo mai preso posizioni contrattuali forti nei confronti di Bruxelles. È come se avessimo una sorta di complesso di inferiorità. Vogliamo sembrare più bravi a tutti i costi, pur di far bella figura rischiamo l'autodistruzione».

Sarebbe meglio alzare la voce?
«Se volesse il Governo potrebbe indebitarsi di più per facilitare il rientro dei debiti privati, ma non può farlo perché i mercati lo punirebbero. È un paradosso: le politiche d'austerità non funzionano in recessione, ma non ci sono alternative. E in Italia questa situazione è aggravata proprio dalla presenza delle politiche europee e dall'austerity».

Troppo facile: risolviamo tutto con più debito?
«Bisogna fare attenzione. Una politica espansiva aggraverebbe la bilancia dei pagamenti perché ci sarebbero aumenti di importazioni: più soldi in tasca da spendere su prodotti che in Italia vengono per lo più dal resto d'Europa: come carne francese e latte tedesco. Solo ritoccando il cambio eviteremmo certi problemi».

Quindi via dall'euro. Anche qui lei la pensa come l'ex premier.
«La critica all'austerità e l'esigenza che l'Italia acquisti una dignità maggiore in sede europea è condivisibile. Obbedire alla pressione dei mercati porta i governi a strozzare l'economia. Anche in America Latina hanno fatto la stessa cosa. Col rigore è aumentata la recessione e quindi è salito il rapporto tra deficit e Pil».

L'Italia può liberarsi del rigore Ue e della morsa dell'euro?
«Che l'austerità sia una scemenza ormai è noto e se ne sono accorti anche all'Fmi per quanto riguarda il piano salva Grecia. Anche a Bruxelles, secondo me, è chiaro che l'eurozona va almeno divisa in due. Ma c'è un copione da rispettare. Fatto sta che tutti i sistemi politici devono fare i conti con le leggi dell'economia: è successo anche nell'ex Unione sovietica dove era stato investito un "capitale politico" assai più rilevante rispetto a quello investito nell'euro. Se un sistema non funziona, alla lunga crolla».

 

silvio berlusconi dito ALESSANDRO BERTOLDI E SILVIO BERLUSCONI berlusconi corna ALBERTO BAGNAIALBERTO BAGNAI

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