TE LO DO IO IL “MODELLO ALBANIA"! - MELONI VUOLE SFRUTTARE LA CRISI DEI MIGRANTI A CEUTA PER CONVINCERE GLI ALTRI PAESI EUROPEI A SEGUIRLA SUI CENTRI PER I RIMPATRI IN PAESI TERZI - PECCATO CHE LE STRUTTURE DI GJADER E SHENGJIN, NATE DAL PATTO CON IL PRIMO MINISTRO ALBANESE EDI RAMA, FACCIANO ACQUA DA TUTTE LE PARTI. FINORA IL CENTRO DI GJADER (L’UNICO OPERATIVO) HA OSPITATO 680 PERSONE, CON SOLO 101 RIMPATRIATI. PER COSTRUIRE LE STRUTTURE IL GOVERNO HA SPESO 74 MILIONI DI EURO - LA STIMA DEI COSTI DELL’OPERAZIONE PROPAGANDISTICA DI MELONI: 670 MILIONI FINO AL 2028...
Estratto dall’articolo di Eleonora Camilli per “la Stampa”
Centri per i migranti in Albania
«Send them back, send them back» il nuovo corso europeo sui rimpatri è stato salutato al Parlamento europeo dal coro dei sovranisti che chiedevano di rimandarli tutti a casa. Ora sono 22 Paesi, con capofila Italia e Danimarca, a chiedere di velocizzare le espulsioni con la costruzione di centri fuori dai confini europei. [...]
Qual è la novità della proposta che viene portata al summit europeo?
La proposta a trazione italiana mira ad accelerare i tempi per la realizzazione dei centri entro il 2027 e chiede che questi siano finanziati con fondi europei. Si parla già di una serie di Paesi in cui realizzare le strutture, soprattutto per l'Italia Ghana, Ruanda e Uganda. Nella lista ci sarebbero anche Senegal, Mauritania, Uzbekistan, Armenia, Montenegro ed Etiopia. Resta però il nodo dei fondi. Alcuni membri Ue, come Francia e Spagna, hanno già espresso contrarietà non solo alla realizzazione degli hub, considerati inutili e costosi, ma anche all'uso delle risorse comuni.
Questi centri ricalcano il modello Albania?
Solo parzialmente. Alla base c'è, infatti, un accordo tra uno Stato membro e un Paese extra Ue in cui trasferire alcune procedure legate alla migrazione. Per il resto sono diversi: secondo il protocollo con Tirana, nei centri viene mantenuta la giurisdizione italiana, nei return hub invece la responsabilità viene trasferita al Paese terzo che si fa carico in pieno dei migranti.
Ricalcano piuttosto il modello pensato dall'Inghilterra con il Ruanda, che però è stato bocciato dalla Corte Suprema. Inoltre, i centri in Albania non nascono per i rimpatri ma per le procedure accelerate di frontiera, riservate ai migranti che provengono da Paesi sicuri. [...]
rendering del centro italiano per migranti di shengjin in albania
Il modello Albania funziona?
No. L'accordo è stato stoppato subito dopo i primi trasferimenti, nel 2024, per una serie di decisioni dei tribunali italiani che hanno anche sollevato il caso di fronte alla Corte europea di Giustizia, da cui si attende ancora una sentenza sulla compatibilità con le regole Ue. L'accordo anticipa alcune misure previste dal nuovo Patto Ue entrato in vigore solo il 12 giugno scorso. Per ora i trasferimenti, però, non sono ripresi. Da aprile scorso è attivo solo il cpr in cui vengono trasferiti i migranti già presenti nei centri italiani.
Centri per i migranti in Albania
Quante persone sono state rimpatriate dall'Albania?
Sono state trasferite lì 680 persone, 349 delle quali sono state fatte uscire per mancata convalida del tribunale, 42 per motivi sanitari. Solo 101 sono i rimpatriati. Il Tavolo asilo, parla di «un'operazione di sola propaganda» perché nei 10 cpr presenti sul territorio italiano ci sono 1300 posti e ne sono occupati solo la metà.
Quanto costa il modello Albania?
Le stime dei costi fino al 2028 sono di 670 milioni complessivi per cinque anni, di cui 74 milioni solo per la costruzione delle strutture. Secondo il report "Trattenuti" di ActionAid e Università di Bari nei giorni in cui il protocollo è stato pienamente operativo, la spesa in meno di una settimana è stata di 114 euro al giorno.
agenti di polizia davanti all hotspot per migranti di shengjin in albania
sede di medihospes albania srl a tirana
centro migranti italiano in albania
matteo piantedosi e giorgia meloni in albania con edi rama ai futuri centri migranti
CENTRI MIGRANTI IN ALBANIA - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA
