DONNE IN CERCA DI GUAI: OBAMA PIAZZA LE CONTESTATISSIME RICE E POWER ALLA SICUREZZA E ALL’ONU

Federico Rampini per "La Repubblica"

Altro che esecutivo maschilista. Nel proseguire il rimpasto di governo del suo secondo mandato, Barack Obama fa largo a due donne giovani nei posti chiave della sicurezza e politica estera. Ne approfitta per sfidare la destra: sceglie per il delicatissimo incarico di National Security Advisor proprio la controversa Susan Rice, bersagliata di accuse dai repubblicani per "l'affaire Bengasi".

Giovane (48 anni), americana di origine jamaicane, la Rice era stata attaccata perché dopo l'attentato in cui perse la vita l'ambasciatore americano in Libia, fu lei a fornire la prima versione dell'accaduto: imputando l'attacco alle proteste popolari scatenate nel mondo arabo da un video su Maometto.

Falso, si sarebbe scoperto in seguito, perché l'attacco libico era programmato da tempo per coincidere con l'anniversario dell'11 settembre, e dietro c'era Al Qaeda. Proprio a causa degli attacchi dei repubblicani, la Rice dovette ritirare la propria candidatura a segretario di Stato al posto di Hillary Clinton: non avrebbe mai superato l'audizione per la conferma al Senato.

Ora Obama mostra quanto la stima, questa nomina ha quasi il sapore di un riscatto e di un risarcimento. Il posto di consigliere per la sicurezza nazionale per certi versi conta più del segretario di Stato: quest'ultimo (ora è John Kerry) applica la politica estera del presidente, ma sarà la Rice a formularla stando continuamente a fianco del presidente. Per il suo ruolo essenziale, la Rice si conferma come la "versione ultra-progressista" di Condoleezza Rice, che era stata la prima donna e la prima nera a ricoprire il ruolo di National Security Advisor, ma per George W. Bush.

Susan Rice fa parte della squadra dei fedelissimi della prima ora di Obama: lo seguì nella
campagna elettorale del 2008, quando per sconfiggere la Clinton fu decisiva la posizione contraria alla guerra in Iraq dell'allora senatore dell'Illinois. Come ambasciatrice all'Onu la Rice, prima di scivolare sull'affaire Bengasi, si era distinta per le battaglie sulle sanzioni all'Iran.

«Forte, efficace, energica, pragmatica», l'ha definita ieri Obama manifestandole la sua stima. Anche Samantha Power è una fedelissima della prima ora: 42 anni, docente ad Harvard, vincitrice di un premio Pulitzer per un saggio sui genocidi, anche lei si colloca nell'ala più progressista del clan obamiano.

Ha più volte sostenuto il diritto-dovere d'ingerenza umanitario, e ora dovrà vedersela con il dilemma della Siria: dove Obama continua a resistere a tutti gli appelli per un intervento militare contro Assad. Anche la Power fu al centro di un incidente, ma tutto interno al partito democratico. Dovette dimettersi dalla squadra elettorale di Obama nel 2008 dopo avere definito Hillary Clinton «un mostro».

Il ringiovanimento dell'esecutivo con queste due nomine fa il paio con il rafforzamento del peso femminile. Che non passa inosservato: ieri alla conferenza stampa in cui Obama ha annunciato le sue decisioni, è stata "allontanata" causa pianto improvviso la seconda figlia della Power, che ha appena compiuto un anno. Obama ha esortato i repubblicani a non ostacolare la conferma della Power all'Onu: per il suo incarico, a differenza di quello della Rice, le audizioni sono necessarie.

 

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