ORNAGHI, CHIUSO PER FERIE - POSSIBILE CHE IL MINISTRO ORNAGHI NON ABBIA TROVATO CINQUE MINUTI, DOPO NOVE MESI, DI RISPONDERE ALLA LETTERA CON CUI I DIRETTORI DEI MUSEI LAMENTAVANO BASSI STIPENDI RISPETTO ALLE RESPONSABILITÀ? (IL DIRETTORE DEGLI UFFIZI PRENDE 1.780 € NETTI AL MESE!) - PER CAPIRE DOVE FINISCONO I QUATTRINI, I DIRETTORI CHIEDONO AL MIBAC DI PUBBLICARE GLI STIPENDI DI DIRETTORI GENERALI, REGIONALI, DIRIGENTI ‘SPECIALI' E CONTRATTI ESTERNI...

Gian Antonio Stella per il "Corriere della Sera"

La vice-segretaria aggiunta del vice-vice-vice-vice-vice assistente del capo di gabinetto vicario di sua Eccellenza Illustrissima il signor Ministro professor Lorenzo Ornaghi deve essere molto, ma molto occupata. Non si spiega altrimenti che neppure un cane, dal ministro al sottosegretario, dal capo dell'ufficio legislativo all'addetta a lavare i pavimenti, abbia mai trovato il tempo per scrivere due righe di risposta alla lettera collettiva spedita nove mesi fa (nove mesi!) da un gruppo di direttori di alcuni dei musei più importanti d'Italia.

I dirigenti chiedevano al ministro dei Beni Culturali se fosse giusto che chi si prende cura dei massimi tesori italiani, quelli che tutti i giorni spingono i nostri politici a starnazzare demagogicamente che «l'Italia possiede la metà dei beni artistici del mondo!», guadagni al netto un quarto di un commesso di Palazzo Madama. Per non dire degli stipendi delle alte sfere della burocrazia.

Ad esempio, chiedevamo sul Corriere partendo da quella sacrosanta lettera di protesta, è accettabile che il direttore degli Uffizi che ospita la Nascita di Venere di Botticelli e l'Annunciazione di Leonardo da Vinci, prenda coi suoi 1.780 euro netti al mese undici volte meno del direttore generale della Consob? O che chi dirige la Galleria Nazionale d'Arte Antica con i suoi 32.535 euro lordi l'anno (1.765 netti al mese) prenda sedici volte meno della pensione dell'ex segretario generale del Senato Antonio Malaschini?

Non ci è stato spiegato per anni che il guadagno misura il merito e dunque chi è più preparato e ha responsabilità più gravose deve essere premiato da buste paga più sostanziose? Tutto poteva fare il governo, davanti a quelle domande poste dai suoi funzionari, tranne quello che ha fatto: infischiarsene. Senza manco uno straccio di risposta di cortesia delegata alla vice-segretaria aggiunta del vice-vice-vice-vice-vice assistente del capo di gabinetto vicario.

Una vergogna. Imperdonabile. I direttori di musei, centri di restauro, cantieri, scavi, archivi e biblioteche hanno perciò deciso di tornare alla carica rinfacciando l'«ostentata correlazione tra gli alti redditi e i meriti professata dal governo agli inizi del suo mandato» e l'offensivo disinteresse per la loro protesta: «Un notevole sgarbo istituzionale considerato che si tratta delle professionalità per le quali il ministero fu istituito, che producono le risorse economiche di cui il ministero dispone anche se non ne ricava null'altro che retribuzioni, queste sì più che adeguate, per il proprio apparato divenuto abnorme (occupa ben due sedi), ormai autoreferenziale».

E' mai possibile, ad esempio, che si sia avviata la soppressione del Comitato Tecnico-scientifico, «organismo assolutamente gratuito ma scomodo perché di controllo, con il pretesto della revisione della spesa» e che siano stati «eliminati però solo i tecnici mentre restano i membri di nomina politica»? Commento feroce: «Un abile arabesco politico da parte di un ministro tecnico!»

Di qui due proposte ustionanti. La prima si rifà alle tanto sbandierate chiacchiere sulla trasparenza: «Devono essere pubblicate le retribuzioni di Direttori Generali, Regionali, Dirigenti ‘speciali', contratti esterni e quant'altro paragonandole a quelle degli storici dell'arte, archeologi, architetti, bibliotecari, insomma di coloro che praticano le stesse professionalità di origine ma sul campo (quindi più impegnative e onerose)».

Un confronto che, secondo gli autori della protesta, dimostrerebbe in modo imbarazzante la sproporzione tra le buste paga di quanti se ne stanno al calduccio al ministero e quanti operano tra mille difficoltà sul territorio. Di conseguenza, «fatta la media», a questa occorrerebbe «parificare gli stipendi».

Proposta numero due: «Si deve quindi procedere ad accorpare il ministero in un'unica sede, quella imponente del Complesso Monumentale del San Michele del tutto sufficiente considerato il notevolissimo decremento di personale dovuto agli ingenti pensionamenti.

Si libererà così, finalmente, il Collegio Romano e si porranno le premesse per restituire l'edificio alla gloriosa biblioteca di archeologia e storia dell'arte, come da anni auspicano gli studiosi di tutto il mondo con infiniti appelli: quando tempi (e uomini) migliori lo permetteranno.

Si recupereranno così ingenti risorse di funzionamento per la salvaguardia dei beni a rischio, si taglieranno costi inutili, e il Ministero avrà credibilità quando si lamenterà delle scarse risorse per la cultura e potrà, con l'orgoglio di un'autoriforma, ritrovare forse le finalità di salvaguardia e sviluppo culturale per le quali esso stesso fu istituito».
Risponderà qualcuno, stavolta? Toc toc: c'è nessuno, lassù?

 

 

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