1- IL NAUFRAGIO DI FINI TRA PARADISI FISCALI DEI TULLIANOS TRASCINA NEL ‘’FANGO’’ ANCHE LA POVERA AVVOCATESSA DI GIANFRY E NEO PORTAVOCE DI FLI GIULIA BONGIORNO 2- LA BONGIORNO HA LAVORATO ANCHE PER LA ATLANTIS B-PLUS DI FRANCESCO CORALLO, INTORNO A CUI HA GRAVITATO MEZZA ALLEANZA NAZIONALE (LABOCCETTA, PROIETTI, LANNA) 3- I SEGUGI DEL “GIORNALE” CHIOCCI & MALPICA: “COME CONSULENTE DI CORALLO, LA BONGIORNO POTEVA ACCEDERE ALLE CARTE SU WALFENZAO”. E INFORMARE GIANFRANCO FINI 4- L’AVVOCATESSA QUERELA “IL GIORNALE” MA NON NEGA DI AVERE LAVORATO PER L’AZIENDA DI CORALLO: “I RAPPORTI PROFESSIONALI CON B-PLUS SI SONO INTERROTTI DA DIVERSI MESI” 5- AIUTO! IL 18 NOVEMBRE MI-JENA GABANELLI FICCHERÀ IL NASINO NEL CASO FINI-CORALLO

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "Il Giornale"

La «barriera Corallina», intesa come «cerchio magico» di amicizia, di lobbismo, protezione e tutela nei confronti del padrone di Bplus-Atlantis, il latitante Francesco Corallo, attinge a piene mani tra gli ex An. Non c'è solo lo storico braccio destro di Gianfranco Fini, Checchino Proietti Cosimi, deputato Fli, al centro di indagini per finanziamenti a lui riferibili ricevuti proprio dalla holding del gioco d'azzardo dell'imprenditore catanese per la quale si attivò nel 2006 - come emerge nelle intercettazioni disposte da Woodcock - facendo pressioni sui Monopoli di Stato.

E l'elenco prosegue anche oltre Amedeo Laboccetta, che dopo lo scioglimento di An ha scelto di proseguire l'attività politica sul fronte Cav, ma che fino al 2008 era il rappresentante in Italia del gruppo Atlantis, e che nella perquisizione a casa Corallo è finito indagato per essersi portato via un suo pc, che per gli inquirenti era nella disponibilità di Corallo. C'è, per esempio, Giancarlo Lanna, avvocato, fino a pochi anni fa presidente della Simest, un passato da vicecoordinatore di An in Campania.

Proprio lui nel 2004 fu il procuratore dell'Atlantis per la concessione sulle slot da parte dei Monopoli, e a provare la sua «fede» finiana, c'è l'incarico nel consiglio di fondazione di FareFuturo. E, restando agli avvocati, ecco la parlamentare di Fli Giulia Bongiorno. Oltre a difendere il suo leader, Gianfranco Fini, la Bongiorno (recentemente nominata portavoce dei «futuristi») è in rapporti - professionali - con l'Atlantis Bplus, di cui difende il «factotum» italiano Alessandro Lamonica, catanese come Corallo, e indagato nell'inchiesta milanese sui finanziamenti alla holding da parte della Bpm di Ponzellini.

Una coincidenza curiosa, per quanto legittima, che consente dunque alla Bongiorno di avere accesso agli atti dell'indagine da cui, come è noto, sono recentemente emerse le prove dei rapporti tra il broker protagonista dell'affaire monegasco, James Walfenzao, e i fratelli Elisabetta e Giancarlo Tulliani.

La presidente della commissione giustizia della Camera, interpellata dal Giornale, preferisce mantenere il riserbo su come sia arrivata a difendere proprio la holding del gioco: «Scusate, ma non parlo certo della genesi dei miei rapporti professionali, sia che me li abbia passati un cliente, sia che sia stato il mio nome, non proprio ignoto, a richiamarli».

Rispetto alle indiscrezioni di stampa, che a novembre scorso la davano per presente e attiva nella casa romana di Corallo, a controllare il corretto svolgimento della perquisizione, la parlamentare smentisce la circostanza. «Non c'ero, non è lui, Corallo, il mio cliente, anche se faccio parte del pool difensivo che si occupa della Bplus di Corallo».

Come avvocato o come politico la Bongiorno negli ultimi due anni è testimone di tutte le tappe decisive dello scandalo di Montecarlo. È lei che presiede alle sempre più frequenti riunioni ristrette dei fedelissimi di Gianfranco Fini convocate per trovare una via disperata d'uscita. È lei che viene incaricata da Fini, a poche ore dallo scoop di Montecarlo, di querelare il direttore Vittorio Feltri.

Alla Bongiorno qualcuno attribuisce la «regia» politica e mediatica di resistere, resistere, resistere, al di là di ogni evidenza, e sempre lei avrebbe «collaborato» gomito a gomito con il capo alla stesura delle prime otto risposte sull'affaire.

Secondo un retroscena del Corriere della Sera del 27 settembre 2010, poi, proprio l'avvocato-deputata avrebbe imposto la sua strategia difensiva («dobbiamo dichiarare solo quello che sappiamo») anche ai Tulliani e ai loro legali, che invece volevano che Fini «scagionasse» Giancarlo. Una scelta prudente, basata sulla convinzione che, vista la presenza delle off-shore, non si sarebbe mai risaliti con certezza al proprietario.

Forse, proprio questo punto è alla base di quella (imprudente col senno di poi) promessa non mantenuta da Fini, di dimettersi quando fosse stato dimostrato che Tulliani era il padrone di casa. La Bongiorno, per il suo leader, ha anche preparato la rinuncia al lodo Alfano, il beau geste con cui Fini non si sottrasse alla causa per diffamazione nata dalla querela sporta dal pm Woodcock, proprio per commenti di Gianfry sull'inchiesta del pm allora potentino su Vittorio Emanuele e sulle concessioni per le slot. Woodcock gradì, e ritirò la querela. Si affidò all'avvocato Bruno Larosa, che ora difende Francesco Corallo. Una coincidenza, ovviamente.


2- LA BONGIORNO QUERELA "IL GIORNALE"
Da "Il Giornale"


L'avvocato Giulia Bongiorno ha deciso di querelare il Giornale. La neo portavoce di Fli e avvocato di Gianfranco Fini sostiene di essere stata diffamata per l'articolo in cui abbiamo raccontato che difende anche l'azienda di Francesco Corallo, l'uomo a conoscenza della verità sulla casa di Montecarlo. La Bongiorno ha annunciato in una nota la decisione di querelarci: «Le falsità e le omissioni contenute nell'articolo pubblicato sul Giornale, in cui si parla di un presunto ‘doppio gioco della Bongiorno', saranno prontamente sottoposte al vaglio della Magistratura. Ho, infatti, dato mandato all'avvocato Franco Coppi di procedere contro i responsabili di questa strumentale diffamazione».

«Aggiungo - prosegue la Bongiorno - che i rapporti professionali con BPlus si sono interrotti da diversi mesi». Peccato, però che i giornalisti del Giornale, prima di scrivere, hanno contattato l'avvocato Bongiorno chiedendo quali fossero i rapporti con la BPlus, l'azienda di Corallo, e non ha parlato di questi al passato, anzi ne ha parlato al presente, lasciando così intendere che gli stessi rapporti professionali siano ancora in corso.

 

Bongiorno e Finimntctr27 giulia bongiorno gianfranco finiFrancesco Proietti CosimiFINI, ELI, GIANCARLO TULLIANI, LABOCETTA, amedeo laboccettaGiancarlo Lannaatlantis-mg-1_1

Ultimi Dagoreport

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?