DOROLETTISMO SENZA LIMITISMO – LETTA “CONGELA” ALFANO E PENSA AL RIMPASTO IN AUTUNNO (PER NON TIRARE A CAMPARE. E PER NON TIRARE LE CUOIA)

Maria Teresa Meli per "Il Corriere della Sera"

La promessa del premier: «Non si può fare un governo per tirare a campare. Perciò dobbiamo registrare delle cose». Enrico Letta ha un'idea: «Stiamo lavorando per un rimpasto di governo dopo l'estate».

Enrico Letta sa che il salvacondotto di Giorgio Napolitano non gli basta. Dario Franceschini vorrebbe chiuderla lì, con le parole del Capo dello Stato, ma il presidente del Consiglio che ha sentito il partito in tutte le sue declinazioni, da Guglielmo Epifani a Pier Luigi Bersani, passando, ovviamente, per Matteo Renzi, capisce che la storia non può finire qui.

L'idea del suo ministro per i rapporti con il Parlamento non funziona. Non si può continuare a rinviare all'infinito il confronto con il partito. Né tanto meno si può andare a muso duro e chiedere conto al Pd dell'appoggio che c'è e che non c'è. Tanto meno dopo il caso kazako. È per questa ragione che Letta ha spiegato a Epifani quali saranno le sue prossime mosse.

Il segretario pro-tempore non ha nascosto le difficoltà al premier. Gli ha spiegato che il partito può reggere fino a un certo punto. Non oltre. E nemmeno l'intervento di Giorgio Napolitano può cambiare la carte in tavola. Anzi, acuisce il malessere degli esponenti del Partito democratico che ritengono di aver già dato, come dicono loro, il sangue a Mario Monti.

Per tutti questi motivi, ma anche per uno studio attento dei sondaggi che rivelano uno smottamento della fiducia e della popolarità del governo. L'esecutivo è arrivato sotto quota 30 per cento. Un dato che preoccupa Letta ma anche lo stesso Giorgio Napolitano, che ormai in quasi tutte le rilevazioni è sotto Matteo Renzi. Quindi, posto di fronte a una situazione che dire complicata è usare un eufemismo, Letta ha capito che doveva in qualche modo uscire dal tunnel. Con una promessa e una speranza.

La promessa l'ha affidata nelle mani di Epifani, che continuava a dirgli: «Noi non possiamo chiedere le dimissioni di Angelino Alfano, ma tu non puoi neanche chiederci di sostenere in modo acritico il ministro dell'Interno». E la promessa è questa, sillabata dal premier, ripetuta a mezza bocca dai suoi uomini, che vorrebbero evitare questa prospettiva: «Non si può fare un governo per tirare a campare. Perciò dobbiamo registrare delle cose». Questo il Letta di fronte a tutti i vertici del suo partito. Quello più veritiero si manifesta quando l'afflusso di persone diminuisce: «Stiamo lavorando per un rimpasto di governo dopo l'estate».

Tradotto dal politichese all'italiano, Alfano non sarà più all'Interno. Non ora, non quando le sue dimissioni potrebbero segnare la vita del governo e della legislatura, ma in un futuro prossimo. In autunno. Allora, quando ci sarà un provvidenziale rimpasto, l'allontanamento di Alfano sarà più soft, non coinvolgerà i rapporti di collaborazione tra il Pdl e il Pd.

E infatti già si pensa a chi potrebbe sostituirlo al Viminale. La candidata più accreditata, al momento, è anche quella che piace di più ai rappresentanti del Partito democratico al governo: Beatrice Lorenzin, l'attuale ministro della Salute. «Cambierò qualche ministro debole», ha assicurato Letta al gruppo dirigente del Pd. Quindi il presidente del Consiglio ha aggiunto: «Dopo l'estate passeremo alla fase due: rimpasto e riforme». Riforme elettorali, naturalmente, perché Giorgio Napolitano non vuol sentire parlare di elezioni prima della modifica del Porcellum, e Letta è con lui. L'obiettivo, comunque, è il traguardo del semestre europeo. Se il governo arriva a quel giro di boa, a quel punto la strada è spianata fino al 2015, cioè fino alle elezioni regionali.

A quel punto, dicono i lettiani di stretta osservanza, quelli che quotidianamente se la prendono con Renzi, «si può imboccare la ripresa e a quel punto, possiamo continuare con Enrico, o presentarlo alle elezioni come il nostro candidato premier...».

 

 

alfano Letta semipresidenzialismo e doppio turno sul modello francese LETTA, ALFANO, SACCOMANNIBeatrice Lorenzin BEATRICE LORENZIN MAURIZIO SACCONI ANGELINO ALFANO ALFANO FRANCESCHINI ENRICO LETTA epifani-caduta

Ultimi Dagoreport

vance meloni trump le pen

DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...

tajani meloni annarita patriarca

NAPOLISPIA! - FRATELLI D'ITALIA E FORZA ITALIA FIRMANO UN “PATTO DI NON ANNESSIONE”: NESSUNO DEI DUE PARTITI ACCOGLIERÀ PARLAMENTARI FUORIUSCITI DALL’ALTRO IN VISTA DELLE ELEZIONI – UN ACCORDO CHE HA UNA LOGICA INOPPUGNABILE, MA METTE NEI GUAI (POLITICAMENTE) LE MIRE DEI PICCOLI RAS LOCALI E STOPPA IL TRASLOCO DAGLI AZZURRI AI MELONIANI DI ANNARITA PATRIARCA, DEPUTATA DI FI SCHIERATA CON I “RIBELLI” DI GIORGIO MULÈ - LUNEDÌ PROSSIMO A NAPOLI SBARCA ARIANNA MELONI, IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA SUA CANDIDATURA ALLE POLITICHE…

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?