THE DOCTOR IS BACK! SHOW DI ROSSI DIETRO A LORENZO

Alessandro Pasini per "Il Corriere della Sera"

Con Valentino nella macchina del tempo, come se gli ultimi due anni non fossero mai esistiti. Nella notte di Losail (quasi) tutto all'improvviso, ma non certo per magia, torna come una volta: la rimonta; i sorpassi dentro spazi sconosciuti ai mortali; il duello finale che, quando c'è di mezzo Rossi, non è mai solo un duello ma un atto simbolico che possiede sempre altri significati.

Questo, magnifico, per il secondo posto con Marc Marquez - mentre Lorenzo passeggiava indisturbato verso il meritato trionfo - è stata la danza sull'abisso del maestro di 34 anni con l'allievo di 20. A Vale piace Marc, in lui vede se stesso giovane; Marc adora Vale al punto che colleziona ancora moto in miniatura del Dottore come un tifoso qualsiasi. Stavolta - dopo sorpasso, controsorpasso e stoccata finale - l'ha spuntata il Dottore, un giorno magari ce la farà lo spagnolo.

Intanto il concetto è chiaro: sono Rossi e Marquez la nuova linfa che la MotoGp aspettava, oltre la forza computerizzata di Lorenzo, la malinconia di Pedrosa (quarto e già scalzato nelle gerarchie Honda), l'irruenza di Crutchlow quinto, la regolarità anonima di Bautista sesto e il ducatismo obbligato di Dovizioso, settimo con la Rossa perché quella moto non tiene più di tanto, proprio come accadeva con Valentino.


Quasi tutto, e non tutto, è tornato come una volta perché non c'è stata la vittoria. E il motivo è semplice: Rossi ha sbagliato e lo ha ammesso. «Sapevo che se fossi riuscito a scattare forte sarei stato lì con Lorenzo. Solo che, partendo in terza fila, dovevo fare un po' il matto. Così al via mi si è chiusa la vena, sono arrivato lungo alla fine del primo giro e ho toccato Pedrosa...».

È precipitato così di nuovo al settimo posto, nell'imbuto, costretto a remare controcorrente dietro gente che faceva tappo. In metà gara ha accumulato quasi 4 secondi dagli inseguitori di Lorenzo, poi è scattato l'antico teorema, una nota verità scientifica: quando gli altri calano e le gomme si usurano, Valentino si esalta. «La moto era perfetta, avevo un gran ritmo, a ogni giro mi si allargava il sorriso: sapevo che se li avessi raggiunti li avrei fregati».

Infatti il recupero si coglieva a vista d'occhio e la conclusione della storia era scritta nelle pieghe che Rossi ordinava alla M1, agile e veloce come la Ducati non è mai riuscita ad essere: a sei giri dalla fine il Numero46 ha beccato Crutchlow, a quattro ha saltato Pedrosa, poi si è cucinato Marquez nonostante la sua resistenza di orgoglio e talento.


Alla fine la gioia di Valentino è giustamente superiore al rimpianto: «La vittoria ci stava, ora dovrò cercare di partire almeno dalla seconda fila. Però non potevo sperare in un ritorno migliore. Ci pensavo da novembre...». Per questo ringrazia la Yamaha («Sono contentissimo che mi abbia dato un'altra chance») e «coloro che mi sono stati vicini negli ultimi due anni».

Fra questi - ed è uno dei motivi che ultimamente li ha riavvicinati - c'è stato pure Lorenzo, che non ha mai infierito sul mito in crisi. «Con lui c'è rivalità dura ma anche grande rispetto», spiega Valentino. Che non lo dice ma lo pensa: sconfiggere Jorge è un'ipotesi più credibile e vicina nel tempo di quanto si possa pensare. «Sì, credo che quest'anno ci divertiremo». E, finalmente, di nuovo, ci emozioneremo. Con Valentino (su una moto che gli piace) accade da 17 anni. E non è ancora finita.

 

valentino rossi valentino rossi sul podio del qatar emiro del qatar premia valentino rossi al gran premio valentino rossi prima del gp del qatar

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