beppe grillo sergio mattarella matteo salvini giuseppe conte enrico letta mario draghi

DRAGHI BRUCIA I 5 STELLE (MINZO GODE) – UN ROGO IMPRESSIONANTE: DOPO IL CASO DAVIGO È STATA RIMESSA IN DISCUSSIONE LA NOMINA DI PRESTIPINO A CAPO DELLA PROCURA DI ROMA - LE PROPOSTE DEL MINISTRO CARTABIA SULLA GIUSTIZIA RIVOLTANO COME UN CALZINO IL CREDO GIUSTIZIALISTA GRILLINO - SILURATO DA UN MOMENTO ALL'ALTRO IL CAPO DEL DIS, VECCHIONE, LA MANO LUNGA DI CONTE NELL'INTELLIGENCE - MIMMO PARISI, IL PROFETA GRILLINO DEL REDDITO DI CITTADINANZA, STA PER ESSERE CACCIATO DALL'ANPAL - L'IMPASSE INTERMINABILE DI CONTE, BLOCCATO DALLE BEGHE LEGALI CON CASALEGGIO CHE GLI IMPEDISCONO DI DIVENTARE LEADER DEI 5STELLE. E IL ROGO STA BRUCIANDO ANCHE ENRICO LETTA…

AUGUSTO MINZOLINI SU INSTAGRAM

Augusto Minzolini per “il Giornale”

 

I primi segnali, incontrovertibili, sono stati avvertiti dieci giorni fa quando il mondo giustizialista, asse portante dell' ultima stagione politica, è andato in mille pezzi sulla scia dei verbali dell' avvocato Amara e sull' onda del caso Davigo, che hanno diviso gli eredi delle toghe rosse dall' ortodossia khomeinista dell'«ex» del pool di Milano.

 

Ora, come in un domino, i pilastri e i mattoni del sistema di potere giallorosso stanno venendo giù. Un crollo impressionante, come quando demolisci di botto con il «plastico» uno di quei palazzoni industriali dell' età di Stalin che non hanno nulla più a che vedere con la realtà e sono un pugno nell' occhio per l' ambiente.

mario draghi.

 

E fra i tanti che stanno facendo brillare le mine, con metodo, c' è pure Mario Draghi. C' è lui, ma non è il solo: troppo esteso è il terremoto. La realtà è che sono esplose le incongruenze e le contraddizioni di un mondo che è sopravvissuto a se stesso.

 

La cronaca è impressionante: dopo il caso Davigo è stata rimessa in discussione la nomina di Prestipino a capo della Procura di Roma («tutto il casino Palamara è nato da lì», riconosce Enrico Costa, esperto del settore nei Palazzi della politica); le proposte del ministro Cartabia sulla giustizia rivoltano come un calzino il credo giustizialista grillino, tanto che da qualche giorno il Robespierre de' noantri Travaglik parla da solo e dà le testate al muro;

nino di matteo a piazzapulita attacca davigo

 

il Dragone ha silurato da un momento all' altro il capo del Dis, Vecchione, la mano lunga di Conte nell' intelligence, tanto che quest' ultimo ha perso la consueta calma («questo è un atto di sfiducia nei miei confronti»); e ancora, Mimmo Parisi, il profeta grillino del reddito di cittadinanza, sta per essere cacciato dall' Anpal;

 

massimo d alema matteo renzi

per non parlare delle vicissitudini di Massimo D' Alema, prima alle prese con il caso dei «respiratori cinesi farlocchi» per le terapie intensive, raccomandati come presidente della Silk Road Cities Alliance, e ora con un contenzioso legale con la fondazione dei socialisti europei che vuole indietro 500mila euro presi dall' ex segretario dei Ds come stipendio quando era presidente dell' associazione;

enrico letta a in mezzora in piu

 

eppoi c' è l' impasse di Conte, bloccato dalle beghe legali con Casaleggio che gli impediscono di diventare leader dei 5stelle; e, intanto, nel Pd aumentano i dubbi sull' opportunità di puntare tutto sull' alleanza con un movimento in disfacimento secondo la linea di Enrico Letta, dubbi che fanno riaffiorare la voglia di una legge elettorale proporzionale.

 

«È tutto un mondo che sta venendo giù - ammette Carlo Calenda -, il fatto strano è che Letta, almeno la prima volta che l' ho incontrato, era consapevole di questa profonda crisi dell' alleanza giallorossa. Poi ha cambiato idea strada facendo. Non so neppure se abbia il coraggio di tornare al proporzionale: lui su quei temi ragiona in astratto, da politologo, e così facendo condurrà il Pd al disastro e aprirà la strada al trionfo delle destre».

giuseppe conte gennaro vecchione

 

Appunto, come scritto, la caduta degli Dei. Il dato più singolare è che in tutto questo terremoto, la vicenda che ha fatto arrabbiare di più i grillini è stata la rimozione di Vecchione dal vertice dei servizi segreti.

 

In realtà, se si tiene conto dello stretto rapporto tra lo stato maggiore grillino e la Link University, un ateneo legato a doppio filo al mondo dell' intelligence, la cosa non dovrebbe meravigliare: la bussola che ha sempre guidato il grillismo di governo, infatti, è stata quella del Potere; finito il Potere è venuto a mancare il collante.

luigi di maio mimmo parisi

 

«Gli sta crollando tutto addosso - ha confidato ai suoi Matteo Renzi che, provocando la crisi del governo Conte, ha innescato il detonatore -: ho sempre detto che in sei mesi il sistema di Potere di Conte e gli equilibri che lo tenevano su, sarebbero caduti. Come al solito ho esagerato: sono bastati tre mesi».

 

BEPPE GRILLO E GIUSEPPE #CONTE

«Sta finendo un' epoca», ammette il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè. «Non avendo altro cemento che il Potere - osserva tranchant il leghista Stefano Candiani - quel mondo ormai è moribondo».

 

Già, moribondo. Le due anime dell' alleanza giallorossa soffrono una crisi strutturale.

Lo scontro tra ex toghe rosse e i seguaci del rito davighiano è il riverbero di questa crisi sull' altro Potere. Le proposte del ministro Cartabia sono uno schiaffo ai 5stelle, anche se appartengono alla civiltà giuridica: l' impossibilità dell' appello per l' accusa dopo una sentenza di assoluzione in primo grado, è da sempre una norma della giustizia Usa;

 

ALFONSO BONAFEDE GIUSEPPE CONTE

l' indirizzo sui reati da perseguire che la Guardasigilli affiderebbe al Parlamento, in Francia è una prerogativa addirittura del governo; per non parlare della prescrizione, visto che garanzie sulla durata dei processi le pretende l' Europa. Solo uno che preferisce la sharia come Travaglik può gridare allo scandalo.

 

Ebbene, sono proposte che la Cartabia può teorizzare solo perché l' anima grillina è in dissoluzione: se il leader dei cugini spagnoli di Podemos, Pablo Iglesias, si è ritirato dalla politica per una sconfitta elettorale, Beppe Grillo è azzoppato da uno scandalo di famiglia. Conte, invece, è sempre più in bilico come leader del Movimento. Non è detto che lo diventerà mai.

 

Arcuri Conte

Tanto che Gianfranco Rotondi, che per un anno intero ha accarezzato l' ipotesi di un partito dell' ex premier, immagina per lui un altro destino. «I 5stelle - è la sua profezia - si stanno disgregando. Alla fine Conte si candiderà con Forza Italia. È più come noi, che come loro. È un democristiano. Eppoi ha instaurato un rapporto con il Cav migliore del mio. Del resto che altra strada avrebbe? Andare con Letta? Ma quello è rimasto all' Ulivo, all' Unione, ad Andreatta, a Prodi. Roba del secolo scorso».

 

DANIELE FRANCO MARIO DRAGHI ANDREA ORLANDO

Eh sì, perché se i 5stelle sono una meteora, il problema, dopo il crollo, è del Pd che deve reinventarsi una politica. Lì dentro, infatti, hanno capito che l' attuale schema fa acqua da tutte le parti. Anche Andrea Orlando, fan del patto con i 5 stelle, è tornato a parlare di proporzionale, di un sistema che sancisca le alleanze dopo il voto.

 

Tre quarti del partito sono convinti che un' alleanza stretta con i grillini sarebbe un azzardo: vent' anni fa l' Unione saltò per Fausto Bertinotti, che pure conosceva il lessico politico, figurarsi una coalizione con Di Maio e compagni, sarebbe una sorta di suicidio assistito. Senza contare che quella della sinistra è una crisi di politica, di cultura, di sistema.

 

giuseppe conte e luigi di maio con la card del reddito di cittadinanza

Qualcosa di più profondo. Il primo a saperlo è Draghi, che nella sua maggioranza extra-large preferisce non infierire sulla debolezza di quel pezzo di alleanza, a costo di entrare in collisione con l' altra.

 

«Non ho capito - confida il leghista Stefano Candiani - se Draghi è un lupo camuffato da agnello, o no. So solo che se Salvini propone riapriamo martedì, lui risponde mercoledì. Se Matteo dice al mattino, lui la sera. Eppure noi siamo i più affidabili della sua maggioranza, nel concreto anche i più vicini a lui sul piano dei contenuti.

 

Ma lui salvaguarda gli altri, magari perché non vuole che facciano pazzie visto gli sta crollando il mondo addosso. Solo che noi non possiamo essere maltrattati in classe perché siamo i figli del maestro. Per cui la crisi noi sicuramente non l' apriremo mai, ma se poi Draghi vuole andare davvero al Colle, chi lo vota, visto che i voti li ha il centrodestra?!».

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...