franco draghi conte

SE NON CI FOSSE LA GUERRA, IL GOVERNO SAREBBE GIA’ CADUTO – DALL’INCENERITORE A ROMA AL BONUS 110 PER CENTO DRAGHI NON FA SCONTI AL M5S E VEDE IL VOTO IN AUTUNNO – NON E’ UN CASO CHE IL PREMIER ABBIA DATO MANDATO AL MINISTRO DELL'ECONOMIA FRANCO DI ANTICIPARE LA MANOVRA DI BILANCIO IN MODO CHE SIA PRONTA GIÀ IN ESTATE. L'UNICA MOSSA CHE PERMETTEREBBE A MATTARELLA DI AVALLARE ELEZIONI IN PIENO AUTUNNO. LETTA NON MEDIA PIU’ CON CONTE. SOLO UNA COSA  PUÒ TENERE IN VITA LA LEGISLATURA DOPO LE AMMINISTRATIVE DI GIUGNO: UNA NUOVA...

Annalisa Cuzzocrea per “La Stampa”

 

MARIO DRAGHI GIUSEPPE CONTE

«Noi non possiamo accettare una cosa del genere. Il no agli inceneritori è una posizione storica, abbiamo cacciato un sindaco per questo!». Mentre Stefano Paltuanelli parlava in Consiglio dei ministri, lunedì, cercando di far capire al presidente del Consiglio la posizione del Movimento 5 stelle, Mario Draghi lo guardava come se avesse davanti un fantasma. Con l'aria di chi è chiamato a dirimere una questione che non lo riguarda: i poteri speciali per creare nuovi impianti li ha chiesti il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, quindi il Pd. Il partito alleato del Movimento.

 

Per il premier, è una questione che devono risolvere tra loro. Ma non c'è solo l'irritazione per quello che considera un falso problema, a spingere l'ex presidente della Bce a fare - a Strasburgo - un'altra dichiarazione che ha colpito al cuore la comunicazione M5S.

 

mario draghi giuseppe conteu

L'attacco al bonus 110 per cento non è nuovo, Draghi è realmente convinto che sia fonte di storture e che bisogna presto tornare alla normalità. Già una volta, in conferenza stampa, aveva parlato delle truffe che si sono consumate sui bonus edilizi, facendo infuriare il partito di Conte e in particolare il maggiore sponsor della misura, l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro. Continuerà a dirlo, e continuerà a non concedere nulla a una narrazione che considera dannosa per il Paese.

 

GIUSEPPE CONTE DOPO L INCONTRO CON MARIO DRAGHI A PALAZZO CHIGI

Ma a pesare in rapporti già molto tesi sono state, nelle ultime ore, le dichiarazioni del presidente M5S sull'invio di armi all'Ucraina. Sia a Palazzo Chigi che nel governo spiegano che nessuno può pretendere da Draghi una nuova relazione al Parlamento. «Secondo Conte dovrebbe dire che non vuole l'escalation - sferza uno dei ministri più vicini al premier - ma cosa pensa che dica? Viva la guerra? Bombardiamo tutti? È una discussione surreale».

 

Draghi parlerà alle Camere per sua scelta, probabilmente già nei prossimi giorni, la risoluzione votata a marzo però dà la possibilità al governo di inviare aiuti all'Ucraina, anche militari, con decreti interministeriali fino al 31 dicembre. Lo sanno i 5 stelle come lo sa Matteo Salvini. Sanno quindi, sia Conte che il segretario leghista, di sparare a salve con dichiarazioni che tentano di intercettare un sentimento presente nel Paese, senza per questo essere chiamati a fare alcun reale atto di rottura. Perché un nuovo voto non è previsto e non ci sarà.

 

MARIO DRAGHI DANIELE FRANCO

Con quelle che qualcuno tra i grillini definisce addirittura «provocazioni», Draghi scopre il bluff. Tutti i sondaggi commissionati dai partiti dimostrano che la maggioranza degli italiani ha molte preoccupazioni, ma che non capirebbe una crisi di governo. Gli italiani sono spaventati, non hanno alcuna voglia di trovarsi in mare aperto. Eppure dentro il Parlamento si è fatta strada un'idea molto precisa: così è impossibile arrivare alla primavera del 2023. Anche perché, spiega un altro ministro, «a ottobre ci sarà il censimento, subito dopo bisognerà ridisegnare tutti i collegi, si rischia di arrivare a votare a maggio. E il primo a non voler star lì a farsi logorare è proprio Draghi».

 

giuseppe conte mario draghi

Il presidente del Consiglio aveva avvisato - subito dopo la brutta avventura del voto per il Colle - che non avrebbe tirato a campare. Non è nella sua natura galleggiare. E non è nemmeno nel suo interesse, perché non è un politico in cerca di rielezione. Deve difendere la sua reputazione, anche a livello europeo, e per questo non può cedere davanti a bandierine che considera dannose: quella anti-Bolkenstein in difesa dei balneari del centrodestra e quelle di un Movimento che gli stessi alleati dem vedono troppo ambiguo anche in merito all'invasione russa dell'Ucraina.

 

GIUSEPPE CONTE DOPO L INCONTRO CON MARIO DRAGHI

Così, la voce che gira sempre più insistente tra gli stessi esponenti del governo, è che il premier abbia dato mandato al ministro dell'Economia Daniele Franco di anticipare la manovra di Bilancio in modo che sia pronta già in estate. L'unica mossa che permetterebbe a Sergio Mattarella di avallare elezioni in pieno autunno.

 

Paradossalmente, l'unico partito in cui nessuno parla più di voto anticipato è Fratelli d'Italia: Giorgia Meloni sta capitalizzando al meglio il suo posizionamento di unica forza di opposizione e continua a crescere. Soffre la Lega, e si vede dallo stato in cui sono i rapporti nel centrodestra, a partire dalle liti in Sicilia. E soffrono Pd e 5 stelle, che non vedono più troppe ragioni per stare insieme. Se fosse certo che i gruppi parlamentari lo seguissero, Conte sarebbe già uscito dal governo. È convinto che le ultime mosse di Draghi siano fatte apposta per creargli problemi. E ne sono convinti anche i suoi vicepresidenti, che ieri avvisavano: «Draghi non osi mettere la fiducia sul decreto aiuti, perché stavolta non ci stiamo».

MARIO DRAGHI DANIELE FRANCO

 

Se un tempo il segretario pd Enrico Letta cercava di mediare, quel tempo è finito. Dopo il Colle, i rapporti con il leader M5S non sono mai tornati come prima. E anche tra i dem la voglia del voto si fa sempre più spazio: perché un conto era arrivare alla prossima primavera sull'onda della ripresa post Covid, un altro arrivarci in mezzo a una crisi post bellica da stagflazione.

 

Solo una cosa - a sentire tutti gli interessati - può tenere in vita la legislatura dopo le elezioni amministrative di giugno, nelle quali per il Movimento è previsto un altro bagno di sangue. Ed è che - dopo Letta - anche Salvini e Berlusconi si convincano che l'unico modo di presentarsi alle prossime elezioni sia con una nuova legge proporzionale. Se il Parlamento si mette a lavorare su questo, in modo che negli ultimi mesi ogni partito possa liberamente fare la sua corsa, troverà una ragione per andare avanti. Ma le coalizioni così come sono esistite finora, sono esplose sul Quirinale prima e sulla guerra poi. È difficile che tornino a esistere ora che la caccia al consenso si fa più feroce.

rocco casalino e giuseppe conte

 

«Ogni mossa dei 5 stelle punta a danneggiare noi - dice uno dei massimi dirigenti dem - non è una situazione che possiamo reggere a lungo: le armi, il pacifismo, l'ambiente. Vogliono segnare il punto su tutto e così non andiamo lontano». Non sarà certo Draghi a ricucire tutto questo. Anzi. L'unico obiettivo del presidente del Consiglio è portare a compimento nel modo migliore gli impegni presi con l'Europa. Fa asse col ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, che continua a lodare (lo ha fatto anche ieri a Strasburgo). Con il capo della Farnesina Luigi Di Maio, con cui ha un rapporto sempre più saldo.

 

MARIO DRAGHI E GIUSEPPE CONTE

Non è un caso che proprio i deputati più vicini al ministro degli Esteri ieri a Montecitorio fossero furiosi per l'astensione M5S sul decreto aiuti. Considerata una mossa suicida fatta per un puntiglio ideologico. Non seguirebbero Conte fuori dall'esecutivo, semmai una decisione del genere fosse presa. Ma non è sulle armi che a Palazzo Chigi temono i veri inciampi, che potrebbero invece esserci su temi sui quali poter costruire una campagna elettorale all'attacco: il catasto, la casa, i salari, le tasse. La guerra ha congelato il quadro, ma non sarà per sempre. E i "rompete le righe", non faranno che aumentare.

CONTE DRAGHI

Ultimi Dagoreport

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - IL RISIKO S'INGROSSA! L’APERTURA DI ASSICURAZIONI GENERALI A VALUTARE L'OFFERTA” DI MPS PER L’ACQUISIZIONE DI BANCA GENERALI, È UN GRAN PASSO AVANTI PER IL PIANO DI LOVAGLIO PER DISINNESCARE L’OPAS SUL “MONTE” DI BANCA INTESA - SECONDO PIAZZA AFFARI, L’OPERAZIONE TRIESTE-SIENA POTREBBE AVERE DALLA SUA L’APPOGGIO DEI POTENTISSIMI FONDI DI INVESTIMENTO INTERNAZIONALI, TRA CUI BLACKROCK, CHE HA PERALTRO IMPORTANTI INTERESSI NELLE BANCHE ITALIANE, TRA CUI INTESA - ORA INIZIA UNA PARTITA APERTISSIMA DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO, MA ANCHE DA QUELLO POLITICO: IL 26 OTTOBRE  L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DI MPS SARA' CHIAMATA AD APPROVARE L'ACQUISIZIONE E TUTTO PUO' SUCCEDERE...

mark zuckerberg proteste

HAI VOLUTO TRUMP? E ORA T’ATTACCHI ALLA SCORTA! – I LEADER DELLA SILICON VALLEY SONO OSSESSIONATI DALLA LORO SICUREZZA, E SPENDONO VAGONATE DI DOLLARI IN PROTEZIONE, GUARDIE DEL CORPO, BUNKER. COLPA DELLA SVOLTA TRUMPIANA E DELLA RIVOLUZIONE DELL’ACCELERAZIONE INCONTROLLABILE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHE RISCHIA DI PRODURRE FOLLE DI DISOCCUPATI INCAZZATI PRONTI AD ASSALTARE, OLTRE AI DATA CENTER, I VILLONI DEI PAPERONI – IL PIÙ PARANOICO DI TUTTI? MARK ZUCKERBERG! META SPENDE OLTRE 25 MILIONI DI DOLLARI ALL’ANNO ESCLUSIVAMENTE PER LA PROTEZIONE DEL SUO FONDATORE – L’OSSESSIONE DEI MILIARDARI PER BUNKER DI LUSSO, FORTEZZE SOTTERRANEE, RIFUGI IN NUOVA ZELANDA E HAWAII, CON INVESTIMENTI CHE OSCILLAVANO TRA I DIECI E I CINQUANTA MILIONI DI DOLLARI CIASCUNO...

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....