ORA È DAVVERO MORTA LA DEMOCRAZIA CRISTIANA – “REPUBBLICA”: “PAOLO CIRINO POMICINO È STATO L'UOMO CHE INCARNÒ MEGLIO DI CHIUNQUE ALTRO IL POTERE DEMOCRISTIANO NELLA SUA ACCEZIONE PIÙ CARNALE, PIÙ SPREGIUDICATA E FORSE ANCHE PIÙ POPOLARE, QUELLA NAPOLETANA. IL POTERE COME VOCAZIONE, LA POLITICA COME ARTE, IN QUESTO MOLTO SIMILE ALLA CULTURA DI QUEI COMUNISTI CHE AVEVA SEMPRE OSTEGGIATO” – SOPRAVVISSUTO A TRE INTERVENTI AL CUORE (SEI BYPASS E UN TRAPIANTO), NEL 1997, RICOVERATO PER UN INFARTO, FECE CHIAMARE ANTONIO DI PIETRO, IL SUO NEMICO PIÙ GRANDE. SI SALUTARONO E DI PIETRO, COMMOSSO, CONCEDETTE LA MANO COME IL PRETE FA CON L’ESTREMA UNZIONE: “MI AVEVANO DATO TRE ORE DI VITA”, RICORDERÀ POI CIRINO, RESUSCITATO.
CIRINO POMICINO, ADDIO AL VICERÉ SIMBOLO DEL POTERE DEMOCRISTIANO
Estratto dell’articolo di Francesco Bei per “la Repubblica”
paolo cirino pomicino e umberto bossi 2002 foto lapresse
L'ultima volta che si erano sentiti, qualche settimana fa, Paolo Cirino Pomicino — scomparso a Roma a 86 anni — aveva confermato a Dario Franceschini la sua presenza il prossimo 29 marzo all'adunata-amarcord dei "giovani" della Dc nel cinquantesimo anniversario del XIII Congresso nazionale, quello che confermò Zaccagnini segretario battendo l'ala più conservatrice del partito che sosteneva Arnaldo Forlani.
Ma tra i sopravvissuti di quella stagione e Cirino Pomicino c'è una profonda differenza.
Per tutti gli altri si tratta di una celebrazione della memoria, un riabbracciarsi tra vecchi avversari-amici di partito, per Cirino Pomicino no, poteva essere il punto di partenza per un'inversione di marcia, per provare a ricomporre la diaspora Dc. Lo stesso Franceschini, che lo ha sempre avuto come avversario, gli riconosce «una passione e un amore per la politica straordinari».
ciriaco de mita con paolo cirino pomicino foto lapresse
Anche alla sua età, non mollava mai, nonostante — in quella massa di reduci — lui fosse davvero un sopravvissuto che aveva visto più volte la morte in faccia.
Nel 1985 fu operato a Houston e gli impiantarono quattro bypass, nel 1997 a Londra altri due, finché nel 2007 ricevette il cuore di un povero donatore di Vicenza e lui, da napoletano sempre pronto alla battuta, ci scherzava con i leghisti che incontrava alla Camera: «Adesso anche io ho un cuore del Nord».
Un vero guerriero, e del resto era Geronimo lo pseudonimo che aveva scelto per i suoi articoli a difesa della politica contro la magistratura durante gli anni di Tangentopoli.
PAOLO CIRINO POMICINO GIULIO ANDREOTTI
Ma se anche non smetteva mai di progettare il futuro [...], Cirino Pomicino è stato senza dubbio uno degli ultimi testimoni diretti di quella stagione irripetibile che fu la Prima Repubblica, l'uomo che incarnò meglio di chiunque altro il potere democristiano nella sua accezione più carnale, più spregiudicata e forse anche più popolare, quella napoletana.
Il potere come vocazione, la politica come arte, in questo molto simile alla cultura di quei comunisti che aveva sempre osteggiato.
A Napoli, dove era nato, la carriera politica da principio non lo interessava. Si era laureato in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti, aveva persino lavorato come assistente neurochirurgo e poi come aiuto neurologo al Cardarelli di Napoli, una nota biografica che ci teneva spesso a ricordare, con un pizzico di civetteria, rispetto agli altri politici «che non hanno mai lavorato».
paolo cirino pomicino in tribunale foto lapresse
Eletto alla Camera la prima volta nel 1976, era salito nelle gerarchie democristiane fino a diventare il potentissimo presidente della commissione Bilancio, trasformandola — per conto del capocorrente Giulio Andreotti — nelle forche caudine dei ministri dell'epoca.
Grazie ad Andreotti divenne poi ministro per la Funzione Pubblica (nel governo De Mita) e ministro del Bilancio lui stesso nei governi Andreotti VI e VII.
ella corrente andreottiana si vantava di essere quello che ci capiva di più di politica, persino più del Divo. In Campania, insieme al socialista Di Donato e al liberale De Lorenzo, era uno dei "viceré", un titolo che non rifiutava, anzi lo portava con una certa eleganza borbonica e sicuramente lo preferiva a 'o ministro.
PAOLO CIRINO POMICINO GIULIO ANDREOTTI
Dentro Tangentopoli, Pomicino ci finì a pieno titolo. Anzi, a posteriori si vantava di essere uscito indenne da quaranta processi e di aver ottenuto dal tribunale di sorveglianza di Roma la "piena riabilitazione" nel 2011.
Qualcosa gli era comunque rimasto appiccicato addosso: una condanna per finanziamento illecito al processo Enimont e una per corruzione nell'inchiesta sui fondi neri dell'Eni.
Ma questa era solo la seconda parte della sua vita, la terza è stata forse quella più felice.
CARLO BUCCIROSSO INTERPRETA PAOLO CIRINO POMICINO - IL DIVO DI PAOLO SORRENTINO
Ormai libero dal potere e dalle sue tentazioni, Cirino Pomicino si era rituffato nella politica, con l'Udeur, poi la Dc di Rotondi, e nella pugna giornalistica.
Collaborava con il Foglio, ma scriveva anche sul Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, La Stampa, Il Mattino, oltre a Libero e il Giornale.
Con quell'idea fissa di riabilitare la cultura «democratico cristiana» (come la chiamava lui) e, chissà, magari ridarle persino una casa, contro le «invenzioni artificiali» dell'Ulivo e della Casa delle libertà. [...]
SE NE VA ANCHE POMICINO, L’ULTIMO DEGLI ANDREOTTIANI
Estratto dell’articolo di Antonello Caporale per “il Fatto quotidiano”
paolo cirino pomicino clemente mastella
“Mi faccia capire bene: chiama per ottenere maggiori ragguagli sull’imminenza del decesso?”.
Al telefono l’8 gennaio scorso parlammo della morte, della sua resistenza ad oltranza, perché aveva una fifa blu di finire “in una bara chiusa, metallica, dove ti manca il respiro”.
E la paura lo indusse a ritrovare in fretta e furia la fede e a recitare ogni sera il rosario: “Quindici poste, tenga conto che ogni posta si compone di dieci ave maria e un paternostro”.
Paolo Cirino Pomicino è morto a 86 anni, e la sua lunga lotta per la vita [...] è tutto un mistero. Due trapianti (cuore e rene) un’infinità di infarti e negli ultimi mesi una disgraziata questione endocrina, metabolica, un malvagio ipotiroidismo.
paolo cirino pomicino rino formica foto lapresse
Ministro per due volte, deputato per sei, capocorrente andreottiano super potente, è stato un virtuoso della clientela e sul finire del Novecento un dominus assoluto delle prebende di Stato. Lui, spavaldo: “Se senza soldi non si cantano messe, si figuri se si può fare politica”.
[...] Il cuore cedette e prima che morisse, diciamo così (perché il lettore deve sapere che Pomicino è stato sul punto di trapassare più di una volta), fece chiamare Antonio Di Pietro, il nemico massimo.
Il pm corse al Gemelli, dov’era ricoverato, e sul letto del dolore raccolse l’elenco delle marachelle proprie e altrui. Si salutarono e Di Pietro, commosso, concedette la mano come il prete fa con l’estrema unzione.“Mi avevano dato tre ore di vita”, ricorderà poi lui, il morto resuscitato.
paolo cirino pomicino a piazza san pietro foto lapresse
[...] Si fece 43 processi, quarantuno dei quali però chiusi con archiviazioni dovute a innumerevoli occasioni giudiziarie propizie (vari indulti, tante derubricazioni, tante insufficienze di prove) come pure – a volte - a documentate estraneità negli affari sporchi in cui si voleva metterlo.
Ha però conosciuto il carcere (due settimane), più una condanna e un altro patteggiamento, come già detto: il tangentone Enimont (5 miliardi e mezzo di lire).
Superati quegli anni e quegli scandali, oramai emarginato dalla nuova politica berlusconiana, fuori dal giro del potere, si inventò come analista commentatore e anche consigliori.
Con il soprannome di Geronimo continuò ad interessarsi di politica: “Ho chiesto al mio cardiochirurgo se avessi dovuto smettere e lui mi ha detto: ci sono diversi modi per morire ma il più deludente sarebbe quello di arrivare nella tomba rinunciando alla passione di una vita”.
Due figlie, una compagna (Lucia) che negli ultimi vent’anni non gli ha mai fatto mancare la sua presenza. Indomita amante di un uomo che ha divorato il tempo, se l’è mangiato con avidità fino a ritrovarsi sfinito ma non pentito. “Non voglio la bara, ho paura della bara, crematemi!”.
CIRINO POMICINO BERTINOTTI FRANCO MARINI ANDREOTTI FOTO LA PRESSE
paolo cirino pomicino lucia marotta
paolo cirino pomicino lucia marotta
paolo cirino pomicino - foto lapresse
michele santoro paolo cirino pomicino 2002 foto lapresse
paolo cirino pomicino