giorgia meloni si no referendum

È IL MOMENTO DELLA VERITÀ PER GIORGIA MELONI: OGGI E DOMANI GLI ITALIANI VOTERANNO PER IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA E ANCHE SUL SUO GOVERNO – SE VINCE IL SÌ, LA DUCETTA POTRÀ SCHIVARE LE POLEMICHE, BLINDARE I FEDELISSIMI (DELMASTRO E COMPAGNIA) E FORZARE LA MANO SULLA LEGGE ELETTORALE – MA SE LA PREMIER PRENDE UNA SCOPPOLA, RISCHIA DI ARRIVARE AL VOTO DEL 2027 LOGORATA DALLE POLEMICHE POLITICHE E DAL CAOS GLOBALE SCATENATO DALLA GUERRA IN IRAN DEL SUO AMICO TRUMP – È L’EFFETTO RENZI: DOPO IL REFERENDUM DEL 2016, IL PD DI MATTEONZO ERA AL 30%, COME FDI OGGI. UN ANNO DOPO, ALLE ELEZIONI NAZIONALI, SPROFONDÒ AL 18 – L’IPOTESI DI UN VOTO DI FIDUCIA LAMPO LA PROSSIMA SETTIMANA, PER BLINDARSI, IN CASO DI VITTORIA DEL “NO”, LO SPOSTAMENTO DELLA "ZARINA" GIUSI BARTOLOZZI, LE POSSIBILI DIMISSIONI DI CARLO NORDIO: TUTTI GLI SCENARI

REFERENDUM: APERTI I SEGGI, SI VOTA OGGI E DOMANI

referendum sulla giustizia - vignetta by altan

(ANSA) - Seggi aperti per il referendum sulla Giustizia. Gli italiani sono chiamati ad esprimersi sul referendum confermativo della legge costituzionale recante: "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare".   

 

I seggi saranno aperti nella giornata di oggi, dalle 7 alle 23, e nella giornata di domani, lunedì 23 marzo, dalle 7 alle 15. Gli aventi diritto al voto, in base ai dati del Viminale, sono 51.424.729, di cui 5.477.619 all'estero

 

L'ASTENSIONE IL PRIMO DEI TIMORI

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

È davvero difficile far previsioni[...] sul voto di oggi e domani per il referendum. Dopo una campagna elettorale come quella appena finita, non è semplice averne anche dagli interessati, gli esponenti della maggioranza e dell'opposizione.

 

GIORGIA MELONI AL COMIZIO PER IL SI AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

Tra i primi, un filo di malcelata preoccupazione s'è avuta per il "caso Del Mastro", il sottosegretario che solo in extremis ha venduto le quote di una società creata per la gestione di un ristorante, trascurando che il socio di maggioranza era in odore di camorra.

 

E d'altra parte, se perfino Meloni lo ha considerato una vendetta dell'ultima ora dei magistrati – «una manina», l'ha definita, sottolineando la scelta non casuale dei tempi – vuol dire che qualche dubbio il centrodestra ce l'ha.

 

Quanto agli avversari, non aspettavano altro per chiudere la campagna con una richiesta di dimissioni – non accontentata – del sottosegretario, non nuovo ad incidenti da quando è al governo e condannato a otto mesi per la rivelazione di segreto d'ufficio sul "caso Cospito", le visite in carcere all'anarchico da parte di esponenti Pd denunciate in aula alla Camera (grazie alla soffiata di Del Mastro) da Donzelli.

 

DILLE DI NO - PRIMA PAGINA DI DOMANI .- 22 MARZO 2026

Per carità, s'è parlato anche del merito della riforma, durante queste [...] settimane [...]. E non a caso la parte iniziale della campagna è rimasta affidata ai magistrati. Magistrati di governo, come il ministro Nordio, che è arrivato a farsi richiamare dal Capo dello Stato per l'uso di termini offensivi sul Csm («Sistema para mafioso»); o come la sua capo di gabinetto Bartolozzi, che ha paragonato i giudici «a un plotone d'esecuzione».

 

E d'opposizione, e in questo campo, anche se ha messo le mani avanti dichiarando che non accetta etichettature «men che mai di sinistra», la palma va al Procuratore di Napoli Gratteri, che per tutta la prima parte della campagna ha assunto la leadership della propaganda per il "No", con qualche imprecisione che ha dovuto correggere (i «massoni che votano "Sì" messi insieme ai "camorristi»; l'avvertimento a una giornalista del Foglio che «dopo faremo i conti») e con una presenza ininterrotta in tv.

 

andrea delmastro mauro caroccia

In cima a tutto c'è il timore per le astensioni: ma non è detto che quel che s'è visto e sentito spingerà gli elettori alle urne.

 

UNO STRESS TEST PER MELONI IPOTESI FIDUCIA IN CASO DI SCONFITTA

Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per “la Repubblica”

 

Ovvio che l'impatto sul governo ci sarà, inutile girarci intorno. In un caso o nell'altro, ammettono nella cerchia di Giorgia Meloni, anche se la linea ufficiale di via della Scrofa è quella dettata dalla leader: per l'esecutivo non cambia nulla.

 

MEME SUL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

Però a Palazzo Chigi, sottotraccia, da settimane studiano le mosse. Vincesse il no, raccontano più fonti di primo piano di Fratelli d'Italia, c'è una tentazione che si sta facendo strada, nelle conversazioni riservate degli ultimi giorni: tornare a stretto giro in Parlamento, chiedere un voto di fiducia, tentare insomma di archiviare la pratica alla svelta.

 

Probabilmente non con una fiducia politica, ma legata a un provvedimento già incardinato. Due le ipotesi che vanno per la maggiore: il dl Sicurezza in Senato o il dl Energia alla Camera. La settimana dopo il referendum. L'obiettivo è dimostrare [...] quello che la premier ripete da mesi [...], cioè che la «maggioranza è solida», anche in caso di debacle sull'unica riforma costituzionale portata a dama.

 

Perché da quello, dai numeri in Parlamento, dipende la tenuta dell'esecutivo. Certo, il cammino fino alle Politiche sarebbe comunque tribolatissimo, con una sconfitta così pesante sulle spalle. Il grande timore dei Fratelli è il precedente di Matteo Renzi (che difatti viene citato, nei ragionamenti dei meloniani).

 

giorgia meloni carlo nordio.

Si fa riferimento a questi numeri: il Pd dopo il referendum del 2016 era saldamente al 30%, come FdI oggi. Un anno dopo quel fiasco, il partito di Renzi arrivò alle elezioni nazionali logorato. E sprofondò al 18,7%. Anche per questo in maggioranza c'è chi continua a non escludere una chiamata alle urne anticipate.

 

Scenario «poco probabile». Ma non più escluso. La mozione di fiducia è la prima ipotesi. Ma non scontata. Si valuteranno all'ultimo i possibili ricaschi negativi, se cioè rischia di passare come una drammatizzazione, un antipasto di crisi. Meloni, c'è da dire, non teme sgambetti: gli alleati sono già stati sondati.

 

RENZI REFERENDUM

Altre conseguenze messe in conto: vincesse il no, Giusy Bartolozzi rischierebbe il posto di capo di gabinetto alla Giustizia. Probabile trasloco ad altro incarico, sempre ministeriale. Sarebbe uno dei capri espiatori più a portata di mano, senza scossoni in Cdm. L'altra incognita è il guardasigilli, Carlo Nordio: tra i Fratelli c'è chi ipotizza un suo passo indietro, più o meno spintaneo. [...]

 

Certo finirebbe sul banco d'accusa la Lega, da parte di FdI ma soprattutto di Forza Italia: già da mesi gli alleati imputano sotto voce al Carroccio scarso impegno, poche iniziative, pochi post social della famosa "Bestia". Ha indispettito gli azzurri pure la scelta di Matteo Salvini di volare, domani, a Budapest per la campagna elettorale di Viktor Orbán. Proprio nel giorno dei risultati. Trasferta confermata, anche dopo la scomparsa di Umberto Bossi.

 

ARIANNA MELONI - COMIZIO PER IL SI AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA - FOTO LAPRESSE

Scenario opposto, vince il sì. Per Meloni sarebbe ovviamente un balsamo (anche per FI). La premier avrebbe gioco facile a blindare i fedelissimi nei pasticci, vedi Andrea Delmastro. E avrebbe meno imbarazzi nel forzare la mano sulla legge elettorale. Verrebbe approvata subito, entro l'estate, senza lo scrupolo di concertare alcunché con l'opposizione. Una riforma che — hanno segnalato analisti e costituzionalisti — con poco più del 40% dei consensi alle prossime Politiche potrebbe, in teoria, permetterle di conquistare da leader di partito il colle più alto, il Quirinale. [...]

giorgia meloni al comizio per il si al referendum sulla giustizia teatro parenti di milano foto lapresse 4giorgia meloni al comizio per il si al referendum sulla giustizia teatro parenti di milano foto lapresse 3RENZI REFERENDUMmanifesto con Giorgia Meloni e Carlo Nordio bruciato alla manifestazione per il no al referendum a romaGIUSY BARTOLOZZI E ANDREA DELMASTRO A CENA A BISTECCHERIE D ITALIA - FOTO DEL FATTO QUOTIDIANOIL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI PER IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA - VIGNETTA BY NATANGELO - IL FATTO QUOTIDIANO

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…