È L’ONU O LA DEPANDANCE DELLA SINISTRA RADICAL CHIC?

Paolo Bracalini per "Il Giornale"

C'è chi va dall'Onu alla politica, come la Boldrini, dall'Alto commissariato Onu per i rifugiati alla Camera con Vendola, e chi fa il percorso inverso, dai partiti alle Nazioni Unite.
Una alto organismo per i rifugiati della politica italiana, ripescati in veste di alti esperti di problemi e piaghe planetarie. Certo dev'essere stato strano, per le popolazioni del Sahel, terra devastata da colpi di Stato militari (teleguidati da Al Qaeda) e carestie, vedersi arrivare come inviato speciale dell'Onu l'ex premier italiano Romano Prodi.

Ma come, non era riuscito neppure a tenere a bada l'Udeur, volete che risolva la guerra civile nel Sud Sahara? Ferrato, sulla geopolitica africana, almeno quanto Piero Fassino lo era sulla democrazia in Birmania, quando fu chiamato, non dall'Onu ma dalla Ue, ad andare lì come inviato speciale (con scarso successo visto che l'opposizione birmana in esilio chiese a Javier Solana la sostituzione dell'ex leader Ds).

Dalle Nazioni unite alla politica, ancora a sinistra, è invece il percorso di Pino Arlacchi, a lungo direttore dell'Undcp, l'ufficio antidroga dell'Onu con sede a Vienna, arruolato nel 2009 da Di Pietro ed eletto in Europa come europarlamentare Idv, prima di rompere e passare col Pd, del cui gruppo fa tuttora parte a Strasburgo l'euro-onorevole, ex Onu, Arlacchi.

Percorso inverso, ma sempre area gauche all'italiana (più culturalmente affine al terzomondismo Onu), per un altro esperto chiamato dalle Nazioni Unite a servire il pianeta, il magistrato Antonio Ingroia, volato in Centroamerica per ricoprire l'incarico di «capo dell'Unità di investigazione della Commissione internazionale contro la impunità in Guatemala», uno degli innumerevoli organismi delle Nazioni unite. Compito, a suo dire, portato a termine in tre settimane, giusto il tempo per tornare in Italia e mettere insieme ex Comunisti, Verdi, Rifondazione e Di Pietro per fare un partito. Andata male, Ingroia si è detto sicuro che l'Onu si rifarà vivo. Certo, di posto ce n'è.

L'Onu ha 58mila dipendenti, che assorbono quasi il 20% dei 25 miliardi di costo complessivo annuale delle Nazioni Unite (finanziate dai paesi membri, l'Italia versa circa 100milioni l'anno), più un esercito di consulenti difficilmente quantificabile, perché sparso tra le decine di agenzie dell'Onu. Alcune di queste spendono più della metà del loro budget in stipendi del personale (fonte Sole24Ore), come l'Unione postale internazionale (Upu), l'agenzia Onu per la diffusione del servizio postale, o l'Itu (International telecommunication union), cioè l'agenzia Onu per la definizione degli standard in materia telecomunicazioni.

Le enormi spese, gli stipendi spesso elevati di dirigenti e «professional» (mediamente sui 120mila dollari l'anno), la scarsa o nulla efficacia nei 97 conflitti che dilaniano il pianeta, la discutibile presenza di paesi come l'Angola o l'Uganda nel Consiglio per i diritti umani dell'Onu (cui si aggiunge l'accusa di partigianeria anti israeliana, per la recente ammissione della Palestina tra gli «Stati osservatori» Onu), hanno convinto molti dell'inutilità delle Nazioni unite, così concepite.

Alcuni libri hanno indagato sul «baraccone Onu» e sul sistema degli aiuti ai Paesi del terzo mondo, da Contro l'Onu di Christian Rocca a L'industria della solidarietà dell'olandese Linda Polman a Contro il cristianesimo. L'Onu e l'Ue come nuova ideologia di Roccella e Scaraffia. «L'Onu - scrive il professor Giovanni Sartori - è un baraccone di piccole virtù. Chi lo magnifica come una mirabile entità salvifica è un illuso e probabilmente un ipocrita». Sotto tiro c'è la più discussa delle organizzazioni Onu, la Fao, 1,2 miliardi di bilancio annuale di cui metà spesi per gli stipendi di 3.500 impiegati. E dei loro pranzi di gala, come il banchetto organizzato a Roma per la Conferenza mondiale per la lotta alla fame. Il menù: foie gras con kiwi, aragosta in salsa vinaigrette, filetto d'oca con olive, composta di frutta. Poi i corsi per i dipendenti Fao: danza araba, tango argentino, corsi di teatro, guarigione pranica, shiatsu, enologia, e altro. In effetti il training perfetto per i privilegi del Parlamento italiano.

 

BOLDRINI BOLDRINIASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE ONU ROMANO PRODI

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