LE ELEZIONI SONO ALLE PORTE E ADESSO LA MERKEL SI ACCORGE CHE DI RIGORE SI MUORE

Andrea Bonanni per "la Repubblica"

Mentre l'Europa continua a sprofondare nella recessione, e nelle capitali cresce il malessere e la sfiducia verso la cura tedesca dell'austerità, in Germania sta maturando un cambiamento di linea che potrebbe portare ad una svolta nelle politiche europee. Nei palazzi del potere a Berlino ci si interroga sul perché la politica del "consolidamento" dei conti pubblici, come qui preferiscono chiamarla, pur avendo garantito la prosperità della Germania, non abbia funzionato nel resto dell'Unione europea.

La processione dei capi di governo che, da Hollande a Letta, da Rajoy a Socrates, arrivano nel palazzo di vetro della Cancelleria per snocciolare le cifre della disoccupazione a casa loro, spiegare le terribili pressioni politiche a cui sono sottoposti in Parlamento e chiedere di dare la priorità alla crescita non è passata invano. Né è rimasto inascoltato l'ammonimento di Mario Draghi, che da tempo si affanna a ripetere come la politica monetaria, da sola, non possa innescare la crescita economica.

Così, sia pure con la metodica lentezza che è propria del processo decisionale tedesco, anche i vertici di Berlino si sono resi conto che il più grave deficit di cui l'Europa si deve preoccupare non è quello dei conti pubblici, ma quello della competitività. E che dunque la priorità massima, oggi, non deve essere data ai bilanci, quanto alla capacità di varare quelle riforme strutturali che sole possono restituire ai Paesi europei la facoltà di produrre ricchezza e di competere sui mercati internazionali creando così nuovi posti di lavoro.


Per comprendere come mai questo spostamento di accento da parte della Germania arrivi tanto in ritardo, occorre capire che in realtà, nella logica tedesca della governance, il consolidamento dei conti pubblici e il varo di riforme strutturali vanno di pari passo.

Se costringiamo i governi europei ad aggiustare i conti pubblici, si erano detti a Berlino, se impediamo loro di finanziare una falsa crescita facendo nuovi debiti, saranno costretti
a razionalizzare i loro sistemi Paesi, a tagliare le spese inutili e dunque a migliorare la propria competitività. Questo, almeno, è quello che era accaduto in Germania durante le ultime due crisi economiche, alla fine dagli anni Novanta e alla fine del decennio scorso. Ma, cinque anni dopo l'inizio della «cura Merkel», i minuziosi rapporti che dalle ambasciate tedesche affluiscono alla Cancelleria, dimostrano che questo non è accaduto.

E che molti governi europei, ostaggio delle potenti corporazioni nazionali, hanno preferito alzare le tasse, non pagare i fornitori e perdere posti di lavoro piuttosto che tagliare le spese e andare a colpire interessi costituiti che controllano le chiavi del successo elettorale.

Insomma, se la medicina tedesca non ha funzionato in Europa, si pensa a Berlino, la colpa non è tanto del medico che l'ha prescritta, ma degli infermieri che l'hanno somministrata male. Tuttavia questo cambiamento di accento sta comportando conseguenze molto rilevanti.

Quello che ora importa veramente agli occhi del governo tedesco e della Cancelleria non è lo scarto di qualche decimale di punto nei conti pubblici o il ferreo mantenimento delle scadenze nella tabella di marcia dei risanamenti, ma la capacità di varare riforme che restituiscano ai Paesi la competitività perduta e li rimettano in condizione di creare ricchezza.

Anche perché la Germania si sta rendendo conto che non potrà continuare a lungo ad essere un'isola felice nel mare della tragedia europea: se l'Europa indietreggia, anche l'economia tedesca, come dimostrano le cifre più recenti, finisce per rallentare e per spegnersi.

I primi risultati di questa minirivoluzione copernicana del pensiero politico di Berlino si sono già concretizzati. La Spagna e la Francia si sono viste accordare due anni di tempo supplementari per raddrizzare i conti pubblici. L'Italia ha potuto sbloccare i pagamenti arretrati della Pubblica amministrazione senza che il governo tedesco battesse ciglio e anzi ricevendo incoraggiamenti a procedere su quella strada.

Il Portogallo, considerato con l'Irlanda l'allievo modello delle politiche di austerità, potrebbe vedersi concedere nuovi aiuti. Perfino la Grecia trova comprensione quando lamenta che l'altissima aliquota Iva a cui è stata obbligata la pone in condizioni di non poter competere con la vicina Turchia. Berlino, infine, sembra determinata a muoversi concretamente sul fronte della lotta alla disoccupazione giovanile sia con uno stanziamento di sei miliardi di fondi europei, sia organizzando una conferenza interministeriale in Germania per studiare come utilizzare al meglio i finanziamenti.

Naturalmente questa virata di bordo non significa che il governo tedesco abbia abbandonato la via del rigore e sposato una politica di deficit spending. La parola d'ordine rimane quella che non si può fare debito per comprare tempo e rimandare le riforme, come ha fatto per esempio l'Italia di Berlusconi. Ma la relativa calma dei mercati finanziari, che hanno allentato la pressione sugli spread, induce anche i vertici di Berlino ad una visione più serena del problema.

Ed oggi le tabelle che gli alti responsabili tedeschi sottopongono ai giornalisti nei palazzi berlinesi non sono più quelle della Commissione sui deficit pubblici, ma quelle della Banca centrale europea sul gap di competitività.

Il risultato però non cambia di molto: se si confrontano la curva dei salari e quella della produttività, solo la Germania e l'Austria presentano un andamento più o meno omogeneo dei due valori, mentre gli altri Paesi registrano un divario crescente che misura il deficit di competitività che resta da colmare. Come costringerli a farlo, resta però un problema di cui finora nessuno ha trovato la soluzione.

 

angela merkelANGELA MERKEL DOWNGRADE DELLA GERMANIAmerkel-mangiaANGELA MERKEL E FRANCOIS HOLLANDE ENRICO LETTA E ANGELA MERKELMARIANO RAJOY E ANGELA MERKELpallone monti merkel hollande rajoy

Ultimi Dagoreport

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?

papa leone xiv javier milei viaggio argentina arcivescovo paul richard gallagher

DAGOREPORT - DOPO LA RECENTE OPERAZIONE PER L’ASPORTAZIONE DI UN CANCRO AL POLMONE, CHE ARIA TIRA IN VATICANO INTORNO A ROBERT PREVOST? - ALLA VIGILIA DEL SUO  VIAGGIO IN AMERICA LATINA, CHE SOSTEGNO RICEVE DAL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI, L'ARCIVESCOVO PAUL RICHARD GALLAGHER? - SENTITE CON QUANTA MALCELATA SODDISFAZIONE, PARLANDO NELLA SEDE DELLA STAMPA ESTERA, IL CARDINALE BRITANNICO SI È ESPRESSO SULLO STATO DI SALUTE DI LEONE XIV: IL CANCRO DEL PAPA RAPPRESENTA UN "CAMBIO DI PARADIGMA" - GALLAGHER HA COSÌ GLOSSATO IL ‘’GAMECHANGER’’: L’ETÀ RELATIVAMENTE GIOVANE E LA BUONA CONDIZIONE FISICA AVEVANO INDOTTO ALCUNI CATTOLICI A CONSIDERARLO UN ’’PAPA SUPERMAN’’. LA MALATTIA HA PERÒ MOSTRATO CHE È ‘’UN POVERO MORTALE, PROPRIO COME TUTTI NOI’’ (AMEN) - EPPURE IL VIAGGIO CHE PAPA LEONE SI ACCINGE A FARE HA UNA TAPPA ESTREMAMENTE DELICATA: L’ARGENTINA DI QUELLA MOTOSEGA DI XAVIER MILEI, DOVE I CATTOLICI ERANO IL 90% NEGLI ANNI ‘60 E SONO OGGI RIDOTTI AL 57%, E PAPA BERGOGLIO VIENE BOLLATO ANCORA DI “COMUNISMO” - RIUSCIRÀ PREVOST A FARE LA PACE TRA ARGENTINI E LA CHIESA CATTOLICA?

malago galliani calcagno ulivieri

DAGOREPORT - NELLA CORSA ELETTORALE PER LA PRESIDENZA FIGC, L’ASSOCALCIATORI (AIC) E L’ASSOALLENATORI (AIAC) SONO PRONTE A SCARICARE MALAGÒ, CANDIDATO DELLA LEGA A, PER ACCODARSI A BEPPE MAROTTA E SOSTENERE IL SENATORE FORZISTA ADRIANO GALLIANI - COME GIUSTIFICHERANNO IL REPENTINO VOLTAFACCIA AI LORO STESSI ASSOCIATI? L’AIC DI UMBERTO CALCAGNO NELLA STORIA RECENTE È STATA SOSTENITRICE DELLE DECISIONI DELLA SERIE A, COME L’ASSOALLENATORI DI RENZO ULIVIERI CHE LO SCORSO LUNEDÌ AVEVA DICHIARATO: “LA NOSTRA IDEA RESTA QUELLA DI ESSERE AL FIANCO DELLA LEGA DI SERIE A. ASPETTEREMO DUNQUE QUELLO CHE DECIDERANNO LORO” - L’ASSOCALCIATORI DEVE FRONTEGGIARE UN CRESCENTE NUMERO DI OPPOSITORI INTERNI CHE DANNO BATTAGLIA SUL FONDO DI FINE CARRIERA: “DOVE SONO I NOSTRI SOLDI?” - L’ASSOALLENATORI E' IN PIENA LOTTA DI SUCCESSIONE PER IL POST-ULIVIERI...

edouard philippe melenchon le pen hollande glucksmann

DAGOREPORT! LO SPETTRO DEL BALLOTTAGGIO LE PEN-MELENCHON AGITA LA FRANCIA (E L’EUROPA) – PER QUESTO LA BORGHESIA PARIGINA È IN SOMMOVIMENTO, COME L’EX PRESIDENTE, FRANCOIS HOLLANDE. IL VISPO “BUDINO SCOPAIOLO” NON AVREBBE INTENZIONE DI SCENDERE DIRETTAMENTE IN CAMPO, MA STA LAVORANDO COME “EMINENZA GRICIA”: AVREBBE GIÀ INCONTRATO IL RIFORMISTA GLUCKSMANN, PER CERCARE DI CONVINCERLO A TROVARE UN’INTESA CON IL CENTRISTA EDOUARD PHILIPPE – L’IDEA E’ QUELLA DI LANCIARE PER LA CORSA ALL’ELISEO PHILIPPE, EX PREMIER MACRONIANO, ESPERTO E MOLTO POPOLARE NEL PAESE CON GLUCKSMANN CHE FAREBBE IL PREMIER. OBIETTIVO: EVITARE LA TRAGEDIA DI UN BALLOTTAGGIO LE PEN-MÉLENCHON, ARRIVARE AL SECONDO TURNO E GIOCARSELA CONTRO LA ZARINA SOVRANISTA. CE LA FARANNO I NOSTRI EROI?

meloni tajani crosetto garavaglia giorgetti salvini conte

DAGOREPORT - NON SOLO SALVINI MA ANCHE I COSIDDETTI ''RIBELLI LEGHISTI'' APPARTENGONO ALL'IMMORTALE COMMEDIA ITALIANA: SCALPITANO, BRIGANO, ANNUNCIANO, MA NEL MOMENTO DELLA VERITÀ SI DIMOSTRANO SEMPRE I MEJO “CAGHETTA” DELLA PADANIA - IL CONGRESSO STRAORDINARIO DELLA LEGA, CHE HA MANTENUTO AL VERTICE IL MALCONCIO SALVINI, È L’ULTIMO, LAMPANTE ESEMPIO - TUTTO IL CORAGGIO DI GIORGETTI E' STATO QUELLO DI MANDARE ALLO SBARAGLIO IL FIDO GARAVAGLIA: SE FEDRIGA NON SI E' NEMMENO PRESENTATO (SCUSA CRESIMA DEL FIGLIO), QUEL CUOR DI CONIGLIO DI ZAIA SI E' LIMITATO A FARE CIAO-CIAO CON LA MANINA: COSI', GARAVAGLIA SI E' RITROVATO AL FIANCO SOLO FONTANA (E ROMEO) – LA SPARATA ANTI-UCRAINA DI SALVINI (“DIRÒ STOP ALLE ARMI A KIEV”) DEFLAGHERA' NEL PROSSIMO CDM CHE DOVRA' DARE IL VIA AL PACCHETTO DI AIUTI A ZELENSKY DI 4 MILIARDI, FERMI DA GIUGNO – SUL RIPETUTO NO DI SALVINI, LA MELONI NICCHIA, MENTRE TAJANI PREME PER VOTARLA - TANTA FIBRILLAZIONE, PUR ESSENDO L'ITALIA IN FONDO ALLA CLASSICA DEI CONTRIBUTORI EUROPEI DI AIUTI ALL'UCRAINA, LA SVELO' CROSETTO IN UN'INTERVISTA ALLA BBC: "LA MAGGIORANZA DELL'OPINIONE PUBBLICA ITALIANA E' CONTRARIA A SOSTENERE L'UCRAINA" - E MICA SOLO A DESTRA: SE IL M5S DI CONTE DA SEMPRE SBERTUCCIA I "CESSI D'ORO" DI ZELENSKY, ANCHE PER IL 70% DEGLI ELETTORI DEL PD SERPEGGIA UNA FORTE INSOFFERENZA (EUFEMISMO) PER LE SORTI DELLA DISGRAZIATA UCRAINA... - VIDEO

julianne moore tilman fertitta

FLASH – L’AMBASCIATORE AMERICANO IN ITALIA, TILMAN FERTITTA, HA SCAPOCCIATO CON I VERTICI DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA: IL MILIARDARIO, AMICO PERSONALE E FINANZIATORE DI TRUMP, SOGNAVA DI INCONTRARE LA DIVA JULIANNE MOORE, NELLA CAPITALE PER PARTECIPARE AL FESTIVAL. LA GRANDE ATTRICE SI È RIFIUTATA, ESSENDO UN’ANTI-TRUMPIANA DI FERRO – FERTITTA SE LA SAREBBE PRESA DIRETTAMENTE CON L’INCOLPEVOLE SALVO NASTASI, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CINEMA PER ROMA, CHE AVREBBE DOVUTO ORGANIZZARE, SECONDO FERTITTA, UN’IMBOSCATA ALL'ATTRICE PREMIO OSCAR…