FINE ELISEO PER SARKO? CARLà TORNA IN MERCERIA? - OGGI 44 MILIONI E MEZZO DI FRANCESI AL VOTO. IN REALTÀ, SECONDO GLI ULTIMI SONDAGGI, IL PARTITO DEGLI ASTENUTI È FORTISSIMO: 26% - È SCONTATO CHE AL SECONDO TURNO ANDRANNO SARKOZY (DAL 27,5% AL 25%, SECONDO I SONDAGGI) E IL FAVORITISSIMO SFIDANTE SOCIALISTA HOLLANDE (DAL 30% AL 27%) - IL TERZO UOMO SARÀ PROBABILMENTE L’ULTRADESTRA MARINE LE PEN (DAL 17% AL 14%), CHE SI GIOCA IL PODIO CON L’ULTRASINISTRO MÉLENCHON (DAL 15% AL 12%)…

Alberto Mattioli per La Stampa

Ci siamo. Oggi 44 milioni e mezzo di francesi scelgono fra dieci candidati non il nuovo inquilino dell'Eliseo, ma i due che se lo giocheranno al ballottaggio. In realtà, i votanti saranno di meno.

Secondo gli ultimi sondaggi, il partito degli astenuti è fortissimo: 26%, vicino allo storico record negativo del 2002, 28,4%. È scontato che al secondo turno andranno il presidente uscente Nicolas Sarkozy (dal 27,5% al 25%, secondo i sondaggi) e il favoritissimo sfidante socialista François Hollande (dal 30% al 27%). Il terzo uomo sarà probabilmente una donna, l'ultradestra Marine Le Pen (dal 17% al 14%), che si gioca il podio con l'ultrasinistro Jean-Luc Mélenchon (dal 15% al 12%). Però bisogna fare attenzione anche al centrista François Bayrou, accreditato di un 10%, poco per sperare ma abbastanza per diventare l'ago della bilancia. Gli altri candidati, dalla verde Eva Joly in giù, vanno dal 2% allo zero virgola poco.

Ieri tutti gli aspiranti presidenti hanno rispettato il silenzio e passato in famiglia la giornata di riflessione. Mélenchon, che detesta i giornalisti, ha detto di essere contento di non doverseli sorbire almeno per un giorno. Intanto, negli sparsi resti dell'impero si era già iniziato a votare: prima gli elettori di Saint-Pierre et Michelon, isolette al largo del Canada poi, seguendo i fusi orari, quelli delle Antille, della Guiana e della Polinesia.

Significativo: la storia di queste presidenziali, infatti, non comincia in Francia ma fuori. Per la precisione, nella suite 2806 dell'hôtel Sofitel di New York. Come siano andate davvero le cose fra Dominique Strauss-Kahn e la cameriera non lo sapremo mai. Quel che è certo è che, quel 15 maggio 2011, a Dsk bastano dieci minuti per passare da favorito per l'Eliseo a reietto della società. Via libera al medioman Hollande.

Ma sulla sua strada ci sono due donne: l'ex compagna Ségolène Royal, che chiede a tutti di citarle «una cosa, una sola cosa» che François abbia fatto in trent'anni di vita politica (a parte quattro figli, e proprio con lei) e Martine Aubry, la dura che lo accusa di essere «la gauche molle». Tanto molle, però, Hollande non è. Il 16 ottobre il verdetto delle primarie del Ps è inequivocabile: tre milioni di votanti, 56% Hollande, 44% Aubry.

A destra, Sarkò aspetta a dichiararsi. La sua strategia è quella di aspettare che i dati economici siano migliori, o almeno meno cattivi, e poi scatenare una campagna breve e distruttiva: napoleonica. Così, a inizio 2012 è ancora Hollande a menare la danza.

Il 22 gennaio, al Bourget, con un insolito sfoggio di eloquenza riesce a galvanizzare il popolo socialista. Peccato solo che, giorni dopo, durante un comizio, un'antipatizzante gli rovesci in testa un sacco di farina. Il 6 febbraio, una simpatizzante scende invece in campo per Sarkozy. In visita a Parigi, Angela Merkel annuncia che farà campagna per lui (a oggi, però, risulta desaparecida: Sarkò per primo ha capito che i francesi non avrebbero gradito).

Benché i numeri dell'economia non migliorino e le lettere men che meno (la perdita della tripla A è una coltellata), il 15 febbraio Sarkozy ammette finalmente di voler succedere a sé stesso. I sondaggi, però, continuano a essere cattivi e a Bayonne suona un altro campanello d'allarme: mentre il Président passeggia per il centro, una pioggia di fischi e di uova lo costringe a rifugiarsi in un caffé.

Intanto Le Pen e Mélenchon si contendono il terzo posto nei sondaggi e il primo come candidato antisistema. Il dibattito tivù nel quale si affrontano le due belve è il migliore della campagna: lei gli squaderna il giornale in faccia sostenendo di non voler parlare con chi l'ha definita «una mezza demente», lui replica: «Madame, le resta l'altra metà».

Maramaldeggia perché i sondaggi lo premiano. Accreditato del 5% dei voti a inizio campagna, Mélenchon la finisce al 15%. Che sia in crescita se ne accorgono tutti quando, il 18 marzo, prende la Bastiglia portandoci una folla oceanica che sembra uscita da un documentario dal titolo «C'era una volta il comunismo»: bandiere rosse, pugni chiusi, invettive contro i ricchi e promesse di farli piangere.

Il giorno dopo, a Tolosa, la Francia e il mondo scoprono sgomenti il killer islamista della porta accanto. La strage nella scuola ebrea ferma la campagna elettorale, scuote la Nazione e rilancia per qualche giorno Sarkozy, sempre bravissimo nelle emergenze. Ma l'opinione pubblica si mostra più saggia di quanto si supponesse e nessuno riesce a sfruttare l'orrore a fini elettorali.

Il 26, Bayrou prova a rilanciarsi con un gran comizio, ma è un flop. Gli elettori non gli perdonano di dire quel che non vogliono sentire: che la Francia è nei guai e che per uscirne sarà necessario fare sacrifici. Intanto la Joly, ormai sbeffeggiata anche dai suoi «amici» verdi, casca dalle scale al cinema e finisce all'ospedale. E tutti: è l'immagine della sua campagna.

Siamo a domenica scorsa. Hollande riunisce 100 mila persone davanti al castello di Vincennes, Sarkò risponde portandone altrettante in place de la Concorde. In realtà in entrambi i casi sono certamente meno e comunque forse troppe per i due mediocri discorsi che devono ascoltare. Il primo tempo della finale della Coppa Eliseo finisce qui: uno a uno, ma il controllo di palla è di Hollande. Oggi la ripresa, il 6 maggio i supplementari. Bon courage.

 

STRETTA DI MANO TRA SARKOZY E HOLLANDE VALERIE TRIERWEILER E FRANCOIS HOLLANDE jpegSARKOZY E IL BACIAMANO A CARLA BRUNI MARINE LE PENSOSTENITORI DI MELENCHON DEL FRONT DE GAUCHEMélenchonfrancois bayrou lap

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