IL TECNICO DAL RIS-VOLTO UMANO - IL SOTTOSEGRETARIO BERLUSCONE ALL’ECONOMIA POLILLO CON L’ENNESIMA USCITA DAI RANGHI (SU LA7 SI È LANCIATO NELL’IPOTESI DI INVALIDARE GLI ACCORDI SUGLI ‘ESODIATI’) METTE IN IMBARAZZO IL GOVERNO DEI CYBORG - GAFFES A PARTE, È L’UNICO “TECNICO” CHE SI SPORCA LE MANI NEI DIBATTITI, BECCA INSULTI E SI SPINGE LADDOVE È IMPOSSIBILE ANCHE SOLO IMMAGINARE UNA FORNERINA PIAGNENS, UN GIARDA O UN TERZI DI QUALCOSA…

1 - ENNESIMA GAFFE DI GIANFRANCO POLILLO
Fabrizio Roncone per il "Corriere della Sera"

Un altro pasticcio.
«Un altro che?».

Un altro pasticcio.
«Sbaglia, io non faccio pasticci: io, casomai, finisco dentro qualche baruffa, dalla quale, comunque, alla fine esco dimostrando di avere sempre ragione. E di baruffe, finora, io ne ho contate solo due. Perché quella di domenica sera non vale».

Sottosegretario Gianfranco Polillo: non vale, scusi, in che senso?
«Non vale. Punto».

I fatti dimostrano però il contrario. Lei, durante la trasmissione «In Onda» su La7, parlando dei cosiddetti «esodati», ha affermato che i loro accordi si possono anche annullare e...
«È una tempesta in un bicchiere d'acqua. Perché io, lì, sugli schermi de La7, per un'ora intera ho cercato di difendere la linea del governo, provando a tranquillizzare quei disgraziati di esodati, che erano giustamente preoccupati e furibondi... tanto che...».

Tanto che?
«Beh, mi sono pure beccato una serie di insulti. Però non ci ho badato. Capivo lo stato d'animo di quelle persone. Poi però esco dagli studi televisivi e che trovo? Trovo un eccentrico comunicato diramato dal ministero del Lavoro».

C'era scritto: «Se Polillo ha una ricetta, ci pensi lui, personalmente». Più che eccentrico, un comunicato duro.
«Mhmm... No, scusi, per capire: ma per caso lei mi sta intervistando?».

E certo.
«Ah... No, beh, perché avevo capito che avesse solo necessità di qualche chiarimento...».

No, è un'intervista.
«Vabbé... tanto per me non c'è problema. Il problema è un altro. Il problema è che io vado in tivù, ci metto la faccia, cerco di dimostrare quanto comprensivo e serio sia questo governo, ripeto quello che la Fornero ripete da giorni, e cioè che troveremo una soluzione per gli esodati, e scoppia il finimondo. Vorrei capire: se certe cose le dice la Fornero va bene, e se le dico io va male?».

Lei, Polillo, s'è spinto un poco oltre, individuando quasi una soluzione al problema.
«Senta, sa qual è il fatto? Il fatto è che io vengo da lontano, sono trent'anni che frequento le aule parlamentari e ho fatto un sacco di cose lì dentro: sono stato segretario di tante commissioni, da quella Bilancio a quella Antimafia, poi ho fatto il capo della segreteria di Tremonti, poi il consigliere economico per il Pdl alla Camera, poi...».

Tutto questo per dire?
«Per dire che sono addestrato a trovare una soluzione. E, quindi, a dare risposte. Io non riesco a uscirmene con i vedremo, i faremo in modo, i cercheremo. Io capisco prima di tanti dov'è il problema, e prima di tanti intuisco come il problema può essere risolto. È stato il mio lavoro per anni. Mi spiace: per certi questa mia sensibilità professionale può essere un limite, io la percepisco come una forza».

Mario Monti, intanto, l'ha già rimproverata, pubblicamente, una volta.
«Ragionavamo sulla gratuità dei conti correnti dei pensionati: e, alla fine, s'è visto che però avevo ragione io. Com'è accaduto poi anche nell'altra baruffa, quando in Parlamento passò un emendamento sul decreto "semplificazioni", riguardo al fondo di riserva imprevisti, che serve ad affrontare le varie emergenze, dalle alluvioni in poi. Anche in quel caso, avevo ragione io: meglio non toccare quella norma».

Poi ha pure definito la Fornero «una fontana di lacrime».
«Seguì mazzo di rose. Mi ha perdonato».

Ne è sicuro?
«Sicurissimo. Quelle rare volte che ci incontriamo alla Camera, mi allarga dei sorrisi così. Io poi in Transatlantico ci capito di corsa. Per un motivo o per un altro, devo sempre tornare subito in ufficio».

O in qualche trasmissione televisiva.
«Sì, lo ammetto: mi piace andare in tivù».

Vanità.
«Ma no! Mi piace andarci perché poi, quando esco, incontro la gente che mi dice: grazie a lei, finalmente, ci abbiamo capito qualcosa. Ecco, mi piace aiutare la gente a capire con quanta serietà e competenza sta lavorando questo governo».

Anche il premier Monti non lesina spiegazioni, le sue conferenze stampa sono sempre molto lunghe.
«Sì, solo che Monti, fatto apprezzabilissimo per un premier autorevole com'è lui, è rigido, dotto, mai un filino demagogico. Io invece traduco, volgarizzo... Sì, guardi, lo dico senza falsa modestia: uno come me, certe volte, serve proprio».

(Gianfranco Polillo, 68 anni, romano, dette il suo curriculum a Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. «E Cicchitto lo girò poi a Monti. Giuro che io, Monti, nemmeno lo conoscevo»).

2 - POLILLO, IL SOTTOSEGRETARIO DAL VOLTO UMANO IN UN GOVERNO DI AUTOMI
Paolo Bracalini per "il Giornale"

Quando ha dichiarato il suo reddito di 188mila euro lordi (più appartamento a Roma, più villino con giardino sul litorale laziale, più Smart usata e scooter), allo stato patrimoniale ha voluto aggiungere anche l'iscrizione al Reale Circolo Tevere Remo, «per non essere da meno del premier britannico Cameron che ha inserito una donazione del suo personal trainer», spiegò lui, ma anche per rendere nota la sua passione sportiva, specie per l'amatissimo tennis.

Sarà per quello che Gianfranco Polillo ha l'impulso irrefrenabile della battuta (che pure gli crea un sacco di grane)? È il sottosegretario alle Gaffe, lo sfotte qualcuno... Ma anche il portavoce di fatto del governo, quello che scende nelle arene tv a rispondere alle domande delle piazze cassintegrate o esodate, quello che ci mette la faccia (e che spesso ce la rimette).

È il volto umano dell'esecutivo cyborg di Monti, il tecnico meno tecnico del governo, nel senso che anche lui è economista col bel curriculum ma diversamente dagli altri si sporca le mani nei dibattiti, si becca gli insulti dell'imprenditore tartassato o dell'operaio inferocito e si spinge laddove (alla Zanzara di Radio24, nelle forche caudine di Formigli su La7) è impossibile anche solo immaginare una Fornero, un Giarda o un Terzi di Sant'Agata (Serbelloni Mazzanti Viendalmare, aggiunge Aldo Grasso, che però ha crivellato anche Polillo come un «David Letterman senza ironia»).

Tennisticamente è un attaccante con propensione all'errore, uno di quelli che scendono a rete e poi cannano la volée regalando il punto all'avversario. Ma almeno ci prova, e non gioca di rimessa come altri più furbi. In effetti di game lo spericolato Polillo ne sta regalando parecchi da quando è sottosegretario, anche perché non c'è partita dove non provi il tiro. Per dire, quando è morto Tabucchi, nessuno attendeva un suo commento.

Ma lui l'ha fatto, non resistendo all'assenza di qualche minuto dai titoli di agenzia. Anche lì, sbagliando alla grande: «Diceva Pereira». No sottosegretario, Pereira non diceva, semmai «sostiene». Pioggia di insulti su Twitter, accomunati dal titolino «Sostiene Polillo». Un gaffeur compulsivo, malgrado l'iscrizione all'albo dei pubblicisti.

In effetti non c'è materia dello scibile umano su cui Polillo non abbia qualcosa da dichiarare: «Parla e straparla di tutto, dal nucleare ai conti corrente, dalla storia italiana tra prima e seconda Repubblica ai futuri scenari che riguardano il Quirinale» ha scritto Il Messaggero, che pure è un fan del governo Monti. Un trattamento poco generoso per via della sua amicizia col berluscones Cicchitto?

Non è un mistero che il capogruppo Pdl sia il mentore politico di Polillo, anche se è in buoni rapporti pure con Brunetta e altri ex socialisti del Pdl. Cicchitto lo ha nominato suo consigliere economico e poi segretario generale della sua fondazione Rel, se lo portò ad Hammamet nel 2009 per la prima di L'Esilio (docufilm su Bettino Craxi prodotto dall'omonima fondazione) e per la commemorazione dell'ex leader Psi. Quindi Polillo è un craxiano?

Non esattamente, il sottosegretario-tennista è piuttosto una sintesi originale tra varie cose, ha iniziato con simpatie nel Pci migliorista (suo fratello è dirigente Cgil), poi repubblicano (è stato vicesegretario del Pri), ma anche un po' ex socialista, un po' berlusconiano e ovviamente montiano. Soprattutto, uno cui non piace stare nelle retrovie.

Nel 1996 fonda insieme a Enrico Manca l'Usi, Unione socialisti italiani, l'ennesimo partito «per ricomporre tutta l'area socialista» eccetera. A quell'epoca Polillo è ancora un funzionario della Camera, assunto per concorso. Lì si dà da fare anche come sindacalista, e guida la scissione dal quarantennale Sindacato unitario funzionari fondando una sigla alternativa.

Qualche anno dopo la svolta: lo nominano presidente del Circolo Montecitorio, lo sporting club dei deputati, e lui emerge in una cronaca di giornale come «l'abbronzatissimo presidente Polillo» che denuncia «gli avvallamenti dei campi» e «la tappezzeria scrostata della casina». «C'è da vergognarsi - disse Polillo - non siamo stati neanche in grado di fornire delle tute del circolo al sottosegretario all'Ambiente e a Mario Valducci di Forza Italia, che ci hanno rappresentato in un torneo di tennis a Varsavia». Come si vede, già spericolato nelle dichiarazioni.

Mancava pochissimo allo sbocciare del Polillo che conosciamo. Accade durante il governo Amato, quando diventa capo del Servizio studi di Montecitorio, e da quel pulpito lascia partire un rovescio a due mani: «Il governo dovrà fare una manovra bis». Ma a che titolo parla Polillo? «A mero titolo personale» si affretta a precisare l'ufficio stampa della Camera, dopo che le parole del funzionario hanno già seminato il panico.

La bocciatura dei conti di Amato gli dà comunque un grande bonus col centrodestra, e infatti nel 2002 Polillo viene chiamato a Palazzo Chigi, come capo del Dipartimento affari economici. In quelle vesti riesce finalmente ad andare in radio e a farsi intervistare, sparando qualche bombetta qui e là, tanto per restare in forma. Ma niente confronto alle medie di adesso, da Federer delle cantonate. Però non terrorizza gli esodati, anzi li rassicura, sfidando l'ira della Fornero, dicendo che possono rientrare in azienda. Purché non sia solo un'altra gaffe.

 

 

sab02 gianfranco polillo signorafzo26 gianfranco polillo moELSA FORNERO GIARDALe palle di Mario Monti FABRIZIO CICCHITTO

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO