LO STATO NON VINCE PIU’ - LE ENTRATE DEI COLOSSI DEL GIOCO SUPERANO PER LA PRIMA VOLTA GLI INCASSI DELL’ERARIO

Stefano Sansonetti per La Notizia (www.lanotiziagiornale.it)

Una cuccagna sempre più grossa per le grandi società concessionarie del gioco d'azzardo e per le loro ramificatissime lobby. Il tutto mentre le entrate dello Stato, l'altro grande beneficiario del business, sono in una fase "traballante". Gli ultimi dati disponibili, messi a confronto dal Dipartimento delle politiche antidroga della presidenza del consiglio in uno studio storico finora passato inosservato, parlano chiaro.

Per la prima volta i big del gioco in Italia guadagnano di più di quanto metta in cassa lo Stato in termini di entrate erariali. In attesa che i dati del 2012 vengano ufficializzati, viene fuori che nel 2011 il movimento dei concessionari e dei gestori (tabaccherie, bar e via dicendo) ha incassato dal gioco la bellezza di 9 miliardi e 700 milioni di euro, con un sensibile incremento rispetto ai 7 miliardi e 600 milioni del 2010. Nello stesso lasso di tempo le entrate erariali sono rimaste stabili a 8 miliardi e 700 milioni.

E questo significa che proprio nel 2011 le entrate di concessionari e gestori hanno superato quelle dello Stato. E' la prima volta che succede dal 2005 a oggi. Ed è la dimostrazione che in Italia il gioco sta rendendo sempre più ricche le società che lo gestiscono con le autorizzazioni dei Monopoli di Stato. Il Dipartimento delle politiche antidroga, guidato da Giovanni Serpelloni, utilizza proprio i dati lavorati dall'amministrazione oggi diretta da Luigi Magistro.

E il trend è piuttosto impressionante. Nel 2005, tanto per dirne una, il bottino di concessionari e gestori è stato di 4 miliardi e 300 milioni, mentre quello dello Stato di 6 miliardi e 200 milioni. Ne consegue che dal 2005 al 2011 gli incassi dello Stato sono aumentati del 40,3%, mentre quelli di concessionari e gestori addirittura del 125,6%. Basterebbero queste ultime due cifre a spiegare la cuccagna alla quale partecipano le varie Lottomatica, Snai, Sisal e tutte le altre decine di operatori che si spartiscono il ricco mercato del gioco nostrano.

Le posizioni in campo
Ferma restando l'incredibile escalation delle entrate registratasi tra il 2005 e il 2011, è particolarmente significativo l'incremento dei denari messi in cascina dalle società concessionarie tra il 2010 e il 2011. Si è passati da 7,6 a 9,7 miliardi di euro (erano 7,4 miliardi nel 2009 e 7,2 nel 2008). Il tutto mentre negli ultimi tre anni lo Stato ha messo in cassa una cifra sempre oscillante tra gli 8,7 e gli 8,8 miliardi. Come si giustifica il boom che ha abbondantemente ingrassato le concessionarie?

Massimo Passamonti, presidente di Confindustria Giochi, contattato da La Notizia ha spiegato che "il trend è dovuto all'aumento che in quel lasso di tempo si è registrato nell'offerta di giochi con un'elevata percentuale di restituzione in premi delle cifre giocate". "Si tratta soprattutto delle new slot e delle videolotteries, il cui elevato pay out di fatto restringe la percentuale di incasso dello Stato", ha poi puntualizzato Giovanni Carboni della Carboni & Partners, già consulente dei Monopoli e oggi consulente delle concessionarie rappresentate da Confindustria Giochi.

Ora, le decisione di immettere sul mercato nuovi giochi naturalmente dipende proprio dallo Stato. Ma è un fatto che l'effetto finale sia stato quello di far schizzare le entrate delle concessionarie. Anche se, ha proseguito Passamonti, "di quei 9,7 miliardi incassati nel 2011 soltanto 2,2 miliardi sono ascrivibili alle concessionarie, perché il grosso riguarda il settore retail, ovvero bar, tabaccherie e punti vendita". Anche per questi ultimi soggetti, quindi, negli ultimi anni è stata una bella festa.

Le altre cifre
Certo, ve detto che nel periodo 2005-2011, preso in esame dal Dipartimento politiche antidroga di palazzo Chigi, risulta in netta crescita anche il pay out, ovvero la restituzione in premi ai giocatori delle cifre giocate. Dai 18 miliardi del 2005 si è infatti arrivati ai 61,5 miliardi di due anni fa, ma questo trend a sua volta riflette con quanta energia lo Stato abbia spinto sulla leva del gioco pur di racimolare risorse da mettere in cassa.

E quanti soldi siano stati persi dai giocatori italiani (tecnicamente si parla della cosiddetta spesa effettiva). Sottraendo dal dato sulla raccolta complessiva quello della restituzione in premi, infatti, viene fuori che gli italiani hanno "buttato via" 10,5 miliardi nel 2005, diventati 18,4 miliardi nel 2011.

La pantomima
Nel frattempo sul tema del contrasto al gioco illegale on line spunta fuori un elenco lungo un chilometro che fa un po' discutere. Al suo interno compaiono i nomi della bellezza di 4.620 siti internet "inibiti" dai Monopoli di Stato. Si tratta, in sostanza, di indirizzi per giocare on line non autorizzati dalla struttura guidata da Magistro. La black list, quindi, dovrebbe servire a contrastare il gioco on line illegale, rimuovendo le offerte fuori norma.

Peccato che se si clicca su alcuni di questi siti si apre una finestra gigantesca su un mondo che con ogni probabilità di legale ha poco. Si prenda, tanto per fare un esempio, ammazzacasino.net, uno dei siti messi al bando all'interno della lista, aggiornata proprio in questi giorni. Ebbene, al suo interno è fornita un'autentica guida ragionata su come fare per aggirare il blocco disposto dai Monopoli di stato. Lo stesso sito, con toni polemici, protesta contro l'amministrazione. "Non protegge i giocatori, li danneggia", vi si legge.

Come aggirare il blocco
Dopodiché fornisce la ricetta per eludere il blocco. In pratica si tratterebbe di modificare attraverso il proprio computer i Dns (Domain name system), ovvero il sistema dei nomi a dominio, "impedendo che il vostro provider li scelga automaticamente". Per fare tutto ciò, si legge ancora nel sito, "bisognerà impostare dei Dns esteri". E subito dopo si spiega tutta la procedura da seguire.

Davvero niente male. Ma c'è di più, perché scorrendo la pagina addirittura ammazzacasino.net fornisce una lista di siti di gioco on line certificati e consigliati dallo stesso sito bloccato. Alla fine vengono suggeriti 63 siti, di cui ben 43 nella lista nera dei Monopoli di Stato. I quali, a loro volta, saranno raggiungibili seguendo le suddette procedure per eludere il blocco. E per finire c'è pure un elenco di siti che non hanno nemmeno le certificazione di ammazzacasino.net, ma sono comunque suggeriti dal sito in quanto affidabili dal punto di vista del pagamento delle vincite.

In questo caso parliamo di 21 indirizzi on line di cui 17 presenti nella lista nera dei Monopoli. Insomma, un girone dantesco che non si capisce fino a che punto l'amministrazione guidata da Magistro (e da tutti i suoi predecessori) sia in grado di contenere. Ma il dato più rilevante, forse, è quello della dimensione del gioco illegale on line, o almeno di quello che non transita attraverso le autorizzazioni dei Monopoli.

Il perimetro
Perché se un singolo sito è in grado di suggerire modalità di elusione dei blocchi, e di aprire la strada ad altre decine di indirizzi non autorizzati, chissà cosa può accadere sfruttando le opportunità messe a disposizione da un movimento di 4.620 siti. Del resto che il problema sia ben presente ai protagonisti in campo è confermato dallo stesso Passamonti, presidente di Confindustria Giochi.

"Quella del gioco illegale è una questione più che mai aperta", ha spiegato, "anche perché ha dimensioni che non possono nemmeno essere immaginate". E proprio su questo punto l'on line certo non aiuta, favorendo un numero di contatti incalcolabile e una diffusione virale che sfugge a un controllo sicuro. Tra l'altro, in un certo senso, c'è proprio il gioco illegale dietro la proliferazione in Italia di così tanti giochi on line. La logica, almeno secondo quanto più volte ripetuto dalle istituzioni, è che diffondere nuove e maggiori offerte ha anche l'obiettivo di sottrarre terreno al business dell'illegalità. Ma che l'obiettivo possa essere raggiunto, per questa via, rimangono forti dubbi.

 

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