renzi sostituti chigi

CHE FINE FA IL DUCETTO/2 - SE FA UN PASSO DI LATO, IN CORSA PER SOSTITUIRLO GRASSO, FRANCESCHINI, PADOAN O PINOTTI. UN POKER CHIODATO PER MATTEO - DARIO "IL BECCHINO" IL PIU’ TEMIBILE: HA GIA’ GIRATO LE SPALLE A MARINI, VELTRONI, BERSANI E LETTA - PADOAN IL PREFERITO

 

Luca Telese per la Verità

 

RENZI INSTAGRAM renzi palazzo chigiRENZI INSTAGRAM renzi palazzo chigi

Il renzismo melodrammatico come strategia per tornare al potere. Bisogna partire da quel filmino, nella notte, e passarlo alla moviola: bisogna partire dai dettagli, dagli sguardi, dalle pause studiate e teatrali. E soprattutto dai silenzi. Bisogna tornare alla cosiddetta conferenza stampa «di accettazione della sconfitta» di Matteo Renzi, che non era il proclama solenne di un' autentica resa, ma la mimetizzazione abile e drammaturgica di un arrocco scacchistico.

 

Il premier deve lasciare le stanze del potere, non vuole mollare la presa, e in quel messaggio ci sono tutti gli indizi per capirlo, le tracce che spiegano il piano «B» per risorgere: insediare a Palazzo Chigi un tecnico, un uomo controllabile, rosolarlo a fuoco lento dal Nazareno, ricostruire la propria immagine in questa guerra di logoramento e poi raccontare al Paese che serve il ritorno di un uomo forte, un Matteo 3.0.

 

Pietro TariconePietro Taricone

Nei giorni scorsi, per drammatizzare il clima, le fonti renziane avevano fatto filtrare nei retroscena informati. L' ipotesi di una doppia dimissione, dal governo e dal partito. Nella notte della catastrofe il partito è tornato il porto amico a cui fare ritorno, il fortino da cui ripartire. È per questo che la conferenza stampa dell' altroieri, mancava di solennità e di magia, di tutti gli accessori, cioè, che anche nella sconfitta rendono tributo al carisma.

 

Renzi si commuoveva due volte, salutava l' entrata in scena della first lady Agnese, presenza statuaria è muta, ma allo stesso tempo non rinunciava alle battutine (auto)ironiche sulle poltrone, al sorriso. Il che non è un male, ma un problema di format: o è dramma o è commedia, entrambe le cose non si possono dare.

 

donatella e lamberto dinidonatella e lamberto dini

Non solo non era - come è intuibile - il discorso di Charles De Gaulle dopo Dunkerque e la disfatta del 1940. Ma in quelle parole non c' era nemmeno l' epicità simpatica e spavalda di Pietro Taricone nel Grande Fratello della memorabile edizione 2000. Renzi in questo momento ha bisogno di due cose: di ritrarsi e di rigenerarsi. Ma deve evitare «il paradosso Lambertow», quello in cui è incorso Silvio Berlusconi, quando nel 1995 diede il via libera volontariamente all' investitura dell' anonimo ex funzionario di Banca Italia (Lamberto Dini, ndr), e se lo ritrovò come capo di un partito -meteora del 4%, Rinnovamento Italiano (determinante e schierato contro di lui alle elezioni della prima vittoria di Prodi).

 

pietro grassopietro grasso

Ed ecco così, che nel vorticare delle voci si forma la rosa dei predestinati. Ipotesi 1: governo istituzionale Grasso. Agli occhi di Renzi questo nome ha il pregio di portare a Palazzo Chigi un uomo che non ha un radicamento di partito. Ha lo svantaggio, indubbio, di consacrare un pericoloso asse siciliano fra il Quirinale e la Presidenza del consiglio. Grasso è un uomo scaltro, capace di raccogliere consensi popolari, abituato a girare i convegni di Magistratura democratica, ma anche le scuole, ha scritto libri di successo, ho una moglie intelligente, conosce gli apparati dello Stato.

 

Sa navigare in acque agitate, nei palazzi dei corvi e dei veleni, e conta nel suo araldo la grandezza di una frequentazione con Falcone Borsellino. Molto facile pensare di insidiarlo come un re travicello, non altrettanto facile sbullonarlo, dopo avergli dato un anno di tempo per radicarsi. I renziani in queste ore lo sottovalutano.

 

sergio mattarella   dario franceschini   sergio mattarella dario franceschini

Ipotesi 2: governo politico Franceschini. Niente di peggio potrebbe capitare a Renzi: Dario è un fanciullo mannaro che affonda le sue radici nella storia antica della Democrazia Cristiana, che ha sfidato Marini, si è accordato con lui, e poi lo ha anche sepolto. Che ha servito Veltroni, si è accordato con lui, e poi lo ha sepolto. Che ha sfidato Bersani, si accordato con lui, e poi lo ha abbandonato.

 

Franceschini è iper politicista vecchia scuola come Marini, scrive romanzi come Veltroni, è emiliano -romagnolo come Bersani, è dotato di una corrente propria, come Renzi, è stato già leader e non disdegnerebbe di diventare premier. Dargli in mano la poltrona di comando di Palazzo Chigi vorrebbe dire dare una possibilità di vincente al Pd, ma anche la certezza all' uomo di Rignano di perdere il partito che oggi ancora può sperare di controllare per sempre.

PadoanPadoan

 

Ipotesi 3: governo tecnico Padoan. Forse quella che preferisce di più: il super ministro dell' economia è un uomo affabile, apprezzato dai mercati, di grande prestigio internazionale. È simpatico, coltiva passioni pop come le passeggiate in montagna e il tifo sfegatato per la Roma, è già entrato nel mainstream di una letale imitazione crozziana.

lorenzo bini smaghi con veronica de romanis nozze carrailorenzo bini smaghi con veronica de romanis nozze carrai

 

Purtroppo per lui tende anche ad assomigliare alle parodie alate del re della satira politica, se è vero che i monologhi di Maurizio Crozza sul denaro contante, le gag del «quadro europeo», i toni da studente della politica interrogato e impreparato rendono talvolta indistinguibile l' originale e la copia. Padoan non conosce l' ordito intricato delle correnti democratiche, non ha un luogotenente nel partito, ma ha grande preparazione e un carattere granitico. Potrebbe essere una sorpresa, una volta toccato dalla grazia di Stato.

 

In campo ci sono altri candidati. Bini Smaghi, graditissimo al premier è stato bruciato dal risultato troppo basso. La Boschi e Del Rio, oggi a lui associati, sono bruciati dalle promesse pre referendarie. Matteo Orfini sarebbe un nemico. Roberta Pinotti, ministra dinamica con fama da secchiona e alleanze trasversalissime, potrebbe unire le doti del mandato para -istituzionale e di quello politico. Immaginate però che disastro, per Renzi, essere rottamato e «obsoletizzato» dall' unica innovazione che a Palazzo Chigi manca: una donna del Pd. Per questo il rompicapo non socchiude.

 

roberta pinottiroberta pinotti

Per questo la direzione slitta, per questo Mattarella tace e tra le correnti del Pd ci si annusa e si tratta. Se sbaglia una sola mossa il rottamatore viene rottamato. Dal cilindro di questo gioco di prestigio, c' è l' ultima voce che serpeggia se il partito non dovesse seguire la sua linea: abbandonare il Pd come un bad company, e fondare un nuovo partito della Nazione, fuori dal Nazareno per recuperare l' appeal perduto, e trovare il modo di rimettere insieme quel 40% che i renziani considerano come una soglia di consenso ancora possibile anche alle politiche. È un sogno, forse. Ma il melodramma renziano, oggi è anche telenovela.

 

Ultimi Dagoreport

giancarla rondinelli brera

BRERA UNA VOLTA - LA PINACOTECA MILANESE È DIVENTATA UN DISCOUNT DELL’INTRATTENIMENTO: LA BIBLIOTECA BRAIDENSE OSPITERÀ IL 4 MAGGIO LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO SU GARLASCO, “L’IMPRONTA”, DI GIANCARLA RONDINELLI (GIORNALISTA DEL TG1 ED EX MOGLIE DI GIUSEPPE MALARA, VICEDIRETTORE DELL’APPROFONDIMENTO RAI). PER L’OCCASIONE, SI PRESENTERÀ NIENTEPOPODIMENO CHE IL PRESIDENTE DEL SENATO, IGNAZIO LA RUSSA – UN VOLUMETTO TRUE CRIME PRESENTATO IN UNA DELLE ISTITUZIONI CULTURALI PIÙ IMPORTANTI DEL PAESE, A POCHI PASSI DALLA CENA IN EMMAUS DI CARAVAGGIO, DAL BACIO DI HAEYZ E IL CRISTO MORTO DI MANTEGNA? DOPO LE CREMINE DELL’ESTETISTA CINICA E LA SESSIONE DI FITNESS DI IRENE FORTE, SEMBRA QUASI UN PASSO AVANTI (ALMENO È UN LIBRO)

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI