napoleone renzi napolitano

CHE FINE FA IL DUCETTO/3 - IL SUO MITO POLITICO E’ FANFANI, CHE MONTANELLI SOPRANNOMINO’ “RIECCOLO”. MATTEUCCIO MEDITA LA VENDETTA COME NAPOLEONE - IL DISCORSO DI DOMENICA NOTTE COPIATO DA QUELLO DELLA SCONFITTA ALLE PRIMARIE CON BERSANI

 

Maurizio Belpietro per la Verità

 

Qualcuno si è commosso ascoltando il discorso di mezzanotte del presidente del Consiglio. Domenica, a un' ora o poco più dalla diffusione dei primi dati del referendum, quello di Matteo Renzi da Palazzo Chigi è parso l' atto ufficiale di una resa, la presa di coscienza di una netta sconfitta.

RENZI E BERSANIRENZI E BERSANI

 

In realtà il discorso del premier era già scritto. O meglio, il capo del governo ha recitato un copione già visto. Gli esegeti del renzismo hanno provato a mettere a confronto le parole pronunciate nel 2012, quando l' allora sindaco di Firenze fu battuto alle primarie da Pier Luigi Bersani, con ciò che l' altra sera ha detto a caldo, appena le proiezioni del plebiscito hanno cominciato a consolidarsi. Le frasi sono le stesse, le esortazioni a non mollare anche. Perfino il richiamo alla moglie Agnese è cosa già sentita.

 

Dico questo nell' ora in cui il presidente del Consiglio ha rassegnato le dimissioni per spiegare che la sua uscita di scena non è affatto da considerarsi definitiva. Sì, è vero, Renzi è stato battuto e la sfida che lui stesso aveva lanciato agli italiani e alle altre forze politiche si è risolta per lui nel modo peggiore. Tuttavia sbaglierebbe chi pensasse che il capitolo sia chiuso per sempre.

 

RENZI E LA SCONFITTA NEL REFERENDUMRENZI E LA SCONFITTA NEL REFERENDUM

L’ex premier (ora lo si dovrà chiamare così, anche se rimarrà in carica per il disbrigo delle pratiche ordinarie fino a quando qualcun altro sarà incaricato di formare un nuovo governo) è giovane e non si rassegnerà facilmente a passare la mano. Nonostante un anno fa, in vista del referendum, avesse dichiarato di essere pronto a mollare non solo la poltrona di Palazzo Chigi, ma anche la politica, Renzi non ha davvero alcuna intenzione di ritirarsi a vita privata. Lo ha minacciato, sperando in tal modo di spaventare gli italiani in un momento in cui nessun leader si segnala per capacità. Lo ha lasciato lui stesso trapelare nelle ore immediatamente successive alla batosta, consentendo che corressero le voci di sue dimissioni dalla segreteria del Pd.

 

In realtà nessuno di questi progetti è stato mai nei pensieri del presidente del Consiglio, il quale non solo non aveva mai contemplato la possibilità di una sconfitta, ma nemmeno aveva mai immaginato di trovarsi a un bivio, costretto a decidere se buttare la spugna o trincerarsi nel fortino della segreteria del Partito democratico. Alla fine, domenica sera, mentre la forbice tra favorevoli e contrari alla riforma della Costituzione si allargava sempre più fino a raggiungere un divario neanche immaginato dai sondaggisti, l’ex Rottamatore ha dovuto prendere in considerazione l’idea di rottamarsi oppure di riciclarsi.

 

matteo renzi dopo il referendum matteo renzi dopo il referendum

E alla fine ha prevalso quest’ultima ipotesi. Nella ridotta del Nazareno l’ex premier medita un ritorno e una vendetta. Il suo, l’altra sera, non è stato un addio, ma un arrivederci. Infatti non ha mai neppure lontanamente lasciato trasparire l’intenzione di dimettersi oltre che dalla presidenza del Consiglio anche dalla segreteria del Pd. E dal discorso fotocopia è sparito qualsiasi riferimento a un ritorno a casa o a un abbandono della politica. No, quello di Renzi è un passo indietro in attesa di fare due passi avanti. Il suo mito è Amintore Fanfani, un uomo che Indro Montanelli soprannominò «Rieccolo». Perché l’ex presidente del Consiglio è sì contro i doppi e tripli mandati, ma solo quelli degli altri, non certo i suoi. Dunque, prepariamoci a rivederlo presto in attività per riprendersi la scena.

 

maria elena boschi dopo il referendum maria elena boschi dopo il referendum

Del resto, che questo sia il suo disegno lo si capisce da almeno un paio di indizi. Il primo è il testo diffuso via Facebook da Maria Elena Boschi, la passionaria della riforma costituzionale. Dopo la botta di domenica la ministra grandi riforme ha annunciato di essere al lavoro per servire le istituzioni, sottolineando che presto si discuterà di come ripartire: più che un congedo, una minaccia. L’altro elemento che induce a credere che quello di Renzi non sia un commiato è l’insistenza delle voci di un incarico per formare il nuovo governo a Pier Carlo Padoan o a Piero Grasso.

 

Un ministro dell’Economia e un presidente del Senato che certo non farebbero ombra all’ex premier, ma che anzi potrebbero tenere il posto in caldo in attesa di una sua resurrezione. Del resto, visto che ieri abbiamo evocato nel nostro titolo Napoleone, messa da parte la statura (quella politica, ovviamente), che non è minimamente paragonabile, anche Bonaparte ci riprovò. Volete dunque che il nostro non ritenti nella speranza di essere più fortunato?

 

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...