1- BROGLI O BROGLIACCI? LA FAMOSA INTERCETTAZIONE DEL “RESTA DOVE SEI” DEL BANANA A LAVITOLA SGATTAIOLATO ALL’ESTERO, SVELATA DALL’”ESPRESSO”, NON ESISTE 2- COSì HANNO RISPOSTO I PM AI LEGALI DI TARANTINI, CHE CHIEDEVANO DI PRENDERNE VISIONE 3– MA ALLORA SU CHE COSA è STATO APERTO IL FASCICOLO PER FUGA DI NOTIZIE, SULL’ARIA? 4- E PERCHÉ IL PROCURATORE LEPORE, AL “MATTINO”, L’INDOMANI DELLA FUGA DI NOTIZIE, CONFERMA INVECE L’ESISTENZA DELLA TELEFONATA CHE I SUOI PM SMENTISCONO? 4- E SECONDO GLI SPIFFERI DALLA QUESTURA NEMMENO ALLA DIGOS SAPREBBERO NULLA

DAGOREPORT
La telefonata esiste, la trascrizione no: se le cose stanno veramente così (e i legali di Tarantini confermano) l'affare si ingrossa. E c'è un particolare da aggiungere al "pezzo" de Il Giornale di oggi: di questa intercettazione non saprebbe niente nemmeno la Digos di Napoli, secondo gli spifferi mattutini che escono (a fatica) dalla Questura...

2- GIALLO SULLA TELEFONATA CHE INFANGA IL PREMIER...
Gian Marco Chiocci e Simone Di Meo per il "Giornale"

Diventa un vero e proprio giallo la telefonata del 24 agosto scorso fra Berlusconi e Lavitola. Parliamo dell'intercettazione pubblicata dall' Espresso e ripresa dai giornali di mezzo mondo per sputtanare il premier e farlo passare per quello che all'interlocutore in Bulgaria suggerisce la latitanza (pur non essendo, Lavitola, in quel momento colpito da mandato di cattura). La questione è: esiste o non esiste l'intercettazione tra Silvio Berlusconi e l'editore dell'Avanti?

Se esiste, perché i pm di Napoli, di fronte a un'istanza formale dei legali di Tarantini, dicono che quella telefonata non c'è? E dunque perché, non esistendo quell'intercettazione, la procura partenopea ha annunciato l'apertura di un fascicolo per fuga di notizie, affidandolo agli stessi pm titolari dell'inchiesta da cui proviene la fuga di notizie stessa? Se davvero questa telefonata non c'è perché l'Espresso l'ha sparata così con abbondanza di virgolettati?

E perché il loquace procuratore Lepore, al "Mattino", l'indomani della fuga di notizie, conferma invece l'esistenza della telefonata che i suoi pm smentiscono?: «Le intercettazioni riportate dall' Espresso? In effetti non dovevano uscire assolutamente (...). Ben vengano gli ispettori qui in procura, noi non temiamo alcunché, noi lavoriamo sempre alla luce del sole».

Quando l'8 settembre il sito del settimanale di casa De Benedetti rende nota la chiacchierata Berlusconi-Lavitola, la luce del sole è attraversata da nubi inquietanti. Nessuno in procura contatta le agenzie di stampa per smentire l'indiscrezione. Nemmeno quando l'avvocato del premier, Niccolò Ghedini, a poche ore dallo scoop, contatta lui sì le agenzie di stampa per negare l'esistenza della conversazione: «La notizia apparsa sul sito dell' Espresso che il presidente Berlusconi avrebbe detto al Lavitola di non tornare è del tutto assurda e infondata».

Silenzio-assenso sull'esistenza della telefonata inesistente anche quando il ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma, annuncia accertamenti sulla fuoriuscita di quell'intercettazione. Comunque la si metta, l'ufficio di Lepore s'è ficcato in un vicolo cieco. Non se ne esce. Hanno ragione i difensori di Tarantini? Stanno bluffando pericolosamente i pubblici ministeri? E come la mettiamo con le esternazioni del procuratore capo che come minimo ha qualche problema di comunicazione con i suoi sostituti?

Di fronte a una formale istanza di acquisizione atti presentata dagli avvocati Diddi, Filippelli e Santoro, sentirsi dire che non serve a nulla perché non c'è niente da acquisire, offre spunti alla difesa per pensare male.

«Abbiamo appreso, con grande stupore, dai magistrati che l'intercettazione tra Berlusconi e Lavitola non esiste», spiega Alessandro Diddi, legale di Gianpy. «È allora sconcertante la ricostruzione mediatica della presunta estorsione, una ricostruzione che non trova corrispondenza nella realtà processuale. I magistrati ci hanno detto così. Se è vero, L'Espresso ha fatto una manovra che ognuno di noi è in grado di poter qualificare». E se non fosse vero? Se l'intercettazione esiste e non viene messa a disposizione dei difensori come prevede il codice saremmo di fronte a una violazione gravissima dei diritti della difesa.

Che a questa conversazione è particolarmente interessata perché vi sarebbe la prova provata che l'estorsione del duo Tarantini-Lavitola non vi è stata. Ed è quando il premier afferma: «Ho aiutato una persona e una famiglia (i Tarantini, ndr ) con bambini che si trovava e si trova in gravissime difficoltà economiche (...). Non ho nulla di cui pentirmi, non ho fatto nulla di illecito». Nessun patto criminale, dunque. Niente ricatti. Ecco perché questa telefonata diventa fondamentale.

Per tagliare definitivamente la testa al toro basterebbe contattare la Digos di Napoli, che su delega dei pubblici ministeri Woodcock, Piscitelli e Curcio avrebbe attivato le intercettazione sulla presunta estorsione, compresa la telefonata scomparsa - e farsi consegnare il dvd con i file audio di tutte le intercettazioni. E controllare, meticolosamente, che cosa di quel botta e risposta è rimasto sui nastri registrati il 24 agosto 2011.

Non solo. Un'occhiata bisognerebbe darla anche ai brogliacci telefonici del 17 agosto visto che Valter Lavitola, nella sua memoria di tre paginette consegnata il 6 settembre ai giornali, denuncia la mancata trascrizione negli atti depositati di una lunga conversazione avvenuta alle ore 21.47: «Ho disturbato a quell'ora il presidente in quanto, per il tono concitato di Tarantini (che lo incalzava per i 500mila euro, ndr ), non sapevo come regolarmi nelle risposte e, intuendo il giudizio che il Tarantini andava formando nella sua mente, per evitare qualsiasi dubbio ho sentito il bisogno di chiarire la questione con chi aveva disposto gli aiuti delegandomi con estrema fiducia».

Anche questa telefonata non c'è. Se Lavitola dice la verità, perché manca?

 

TarantinilavitolaSilvio Berlusconi GIANDOMENICO LEPORE E TARANTININiccolo Ghedininitto-palma-WOODCOCK E FRANCESCO CURCIOpiscitelli

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