hillary clinton donald trump

FANTAPOLITICA: CHE SUCCEDE SE I DUE CANDIDATI PAREGGIANO? VE LO SPIEGHIAMO NOI - C'È UNA (MICROSCOPICA) POSSIBILITÀ CHE HILLARY E TRUMP SI FERMINO SOTTO LA FATIDICA QUOTA DI 270 GRANDI ELETTORI. O PAREGGIANDO 269 A 269, O PERCHÉ UN TERZO CANDIDATO GLI SOFFIA LA MAGGIORANZA ASSOLUTA - A QUEL PUNTO, ALCUNI GRANDI ELETTORI HANNO LA POSSIBILITA' DI CAMBIARE CASACCA - SE NON LO FANNO, LA PALLA PASSA AL CONGRESSO: LA CAMERA DECIDE IL PRESIDENTE E IL SENATO IL VICE. CON UN VOTO SUPER-FEDERALISTA

 

DAGONEWS

 

ipotetici pareggi tra trump e clintonipotetici pareggi tra trump e clinton

Che succede se i due candidati pareggiano? In America non vince chi incassa più voti in assoluto, ma chi conquista la maggioranza dei Grandi Elettori, rappresentanti dei singoli Stati in proporzione (imperfetta) alla popolazione. Il cosiddetto 'Collegio Elettorale' è formato da 538 Grandi Elettori, e per vincere bisogna incassarne almeno 270.

 

Cosa succede se i due candidati ottengono lo stesso risultato nel Collegio Elettorale? Sulla carta ci sono 97 possibili pareggi, nella realtà è un'evenienza molto, molto improbabile: la maggior parte degli Stati sono blindati, dunque non si possono usare per immaginare fantapolitici zero a zero.

 

si vota a brooklynsi vota a brooklyn

Eppure stavolta le cose non sono così nette: in alcuni scenari che vedono Trump vittorioso, il candidato repubblicano incassa solo 271 voti, dunque il margine di un pareggio esiste. Il sito http://www.270towin.com/ spiega cosa prevede in questi casi il diritto statunitense.

 

Bisogna a questo punto fare una premessa fondamentale: il casino ci sarebbe non solo davanti a un ipotetico pareggio. Il risultato non è valido anche se nessuno dei due raggiunge la soglia di 270. Quindi un terzo candidato che riesce a strappare una manciata di Grandi Elettori vincendo uno o più Stati può sottrarre voti a chi incassa una maggioranza relativa (ma non sufficiente). Quest'anno c'è il bizzarro caso di Evan McMullin, un mormone ex Cia che è sulla scheda elettorale in 11 Stati e ha una chance di sfilare lo Utah a Trump.

 

evan mcmullinevan mcmullin

Se nessuno arriva ai fatidici 270, la palla passa al Congresso: la Camera dei Rappresentanti elegge il Presidente, il Senato il Vicepresidente. Ma non con la maggioranza dei membri: le singole delegazioni statali all'interno della Camera esprimono un solo voto. Dunque la delegazione della California, composta da 53 deputati (in maggioranza democratici), e quella del Wyoming, che ne ha solo uno, avranno lo stesso peso. Con 26 di questi voti si decide il nuovo Presidente, tra i primi tre candidati per numero di Grandi Elettori.

 

Questo 'squilibrio federalista' ricopia quello del Senato, già perfettamente ripartito tra gli Stati (due senatori ciascuno), e dove quindi si vota normalmente: 51 senatori decideranno il Vice, ma da scegliere solo tra i primi due arrivati.

 

bill e hillary clinton al seggiobill e hillary clinton al seggio

Altro avvertimento: un pareggio domattina sarebbe solo apparente. L'elezione del presidente non si perfeziona nei prossimi giorni. I Grandi Elettori si riuniranno il secondo mercoledì di dicembre (in questo caso il 19) per esprimere il loro voto effettivo. E solo metà degli Stati impone un vincolo di mandato ai delegati. Perciò può capitare che uno o più Grandi Elettori di uno Stato in cui ha preso più voti il candidato repubblicano, voti invece per quello democratico, e viceversa.

 

donald trump make america work againdonald trump make america work again

E' capitato che Grandi Elettori abbiano cambiato la loro preferenza, l'ultima volta nel 1968 (Nixon vincitore). Ma in quel caso non c'era nessun rischio di pareggio.

 

Se anche con cambi di casacca non ci fosse un candidato che arriva a quota 270, il Congresso in seduta plenaria si riunisce il 6 gennaio, decreta l'assenza di una maggioranza di Grandi Elettori, e s'incarica di votare il nuovo presidente. Con l'attuale configurazione, Trump sarebbe favorito: i repubblicani hanno la maggioranza sia dei deputati, sia nelle delegazioni statali.

 

Congresso americano Congresso americano

Ultimo caveat: non è l'attuale Congresso a votare Presidente e Vicepresidente, bensì quello che emergerà dal voto di oggi, e che si insedierà il 3 gennaio. Ma è storicamente improbabile che si ribalti la situazione: i repubblicani hanno un numero schiacciante di Stati 'sicuri'.

 

Lo scenario più positivo (e di fatto impossibile) per i democratici sarebbe un 24 a 24, con due delegazioni 'spaccate a metà' tra repubblicani e dem. Ma se i democratici conquistassero un numero impressionante di Stati, in un'ondata storica, non ci troveremmo davanti a un pareggio per la Presidenza...

Congresso Americano Congresso Americano

Ultimi Dagoreport

marina pier silvio berlusconi giorgia meloni antonio tajani quirinale alfredo mantovano

DAGOREPORT - NON CI SARÀ ALCUNA ROTTURA TRA MARINA E PIER SILVIO: NONOSTANTE LA NETTA CONTRARIETÀ ALLA DISCESA IN POLITICA DEL FRATELLINO, SE DECIDESSE, UN GIORNO, DI PRENDERE LE REDINI DI FORZA ITALIA, LEI LO SOSTERRÀ. E L’INCONTRO CON LA CAVALIERA, SOLLECITATO DA UN ANTONIO TAJANI IN STATO DI CHOC PER LE LEGNATE RICEVUTE DA UN PIER SILVIO CARICATO A PALLETTONI, È SALTATO – LA MOLLA CHE FA VENIRE VOGLIA DI EMULARE LE GESTA DI PAPI E DI ‘’LICENZIARE’’ IL VERTICE DI FORZA ITALIA È SALTATA QUANDO IL PRINCIPE DEL BISCIONE HA SCOPERTO IL SEGRETO DI PULCINELLA: TAJANI SOGNA DI DIVENTARE PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NEL 2029, INTORTATO DA GIORGIA MELONI CHE HA PROMESSO I VOTI DI FRATELLI D’ITALIA. UN SOGNO DESTINATO A SVANIRE QUANDO L’EX MONARCHICO SI RITROVERÀ COME CANDIDATO AL QUIRINALE UN ALTRO NOME CHE CIRCOLA NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, QUELLO DI ALFREDO MANTOVANO…

giorgia meloni alfredo mantovano francesco lollobrigida carlo nordio andrea giambruno

DAGOREPORT - NON SI PUO' DAVVERO MAI STARE TRANQUILLI: MANTOVANO, IL SAVONAROLA DI PALAZZO CHIGI – D'ACCORDO CON GIORGIA MELONI, PRESA LA BACCHETTA DEL FUSTIGATORE DI OGNI FONTE DI ''DISSOLUTEZZA'' E DI ''DEPRAVAZIONE'' SI È MESSO IN TESTA DI DETTARE L’ORTODOSSIA MORALE  NON SOLO NEL PARTITO E NEL GOVERNO, MA ANCHE SCONFINANDO NEL ''DEEP STATE''. E CHI SGARRA, FINISCE INCENERITO SUL "ROGO DELLE VANITÀ" - UN CODICE ETICO CHE NON POTEVA NON SCONTRARSI CON LA VIVACITÀ CAZZONA DI ALCUNI MELONIANI DI COMPLEMENTO: CI SAREBBE LO SGUARDO MORALIZZATORE DI MANTOVANO A FAR PRECIPITARE NEL CONO D’OMBRA PRIMA ANDREA GIAMBRUNO E POI FRANCESCO LOLLOBRIGIDA – IL PIO SOTTOSEGRETARIO PERÒ NON DORME SONNI TRANQUILLI: A TURBARLI, IL CASO ALMASRI E IL TURBOLENTO RAPPORTO CON I MAGISTRATI, MARTELLATI A TUTTA CALLARA DA RIFORME E PROCURE ALLA FIAMMA...

pier silvio berlusconi silvia toffanin

L’IMPRESA PIÙ ARDUA DI PIER SILVIO BERLUSCONI: TRASFORMARE SILVIA TOFFANIN IN UNA STAR DA PRIMA SERATA - ARCHIVIATA LA FAVOLETTA DELLA COMPAGNA RESTIA ALLE GRANDI OCCASIONI, PIER DUDI HA AFFIDATO ALL'EX LETTERINA DELLE SUCCULENTI PRIME SERATE: OLTRE A “THIS IS ME”, CON FASCINO E MARIA DE FILIPPI A MUOVERE I FILI E SALVARE LA BARACCA, C'E' “VERISSIMO” CHE OCCUPERÀ TRE/QUATTRO PRIME SERATE NELLA PRIMAVERA 2026. IL PROGRAMMA SARÀ PRODOTTO DA RTI E VIDEONEWS CON L’OK DELLA FASCINO A USARE LO “STUDIO-SCATOLA" UTILIZZATA DA MAURIZIO COSTANZO NEL FORMAT “L’INTERVISTA” - COSA C'E' DIETRO ALLE MANOVRE DI PIER SILVIO: E' LA TOFFANIN A COLTIVARE L'AMBIZIONE DI DIVENTARE LA NUOVA DIVA DI CANALE 5 (CON I CONSIGLI DELLA REGINA DE FILIPPI) O È LA VOLONTÀ DEL COMPAGNO DI INCORONARLA A TUTTI I COSTI, COME UN MIX DI LILLI GRUBER E MARA VENIER? 

wang

DAGOREPORT - CICLONE WANG SUL FESTIVAL DI RAVELLO! - PERCHÉ NEGARLO? E' COME VEDERE GIORGIA MELONI COL FAZZOLETTO ROSSO AL COLLO E ISCRITTA ALL’ASSOCIAZIONE DEI PARTIGIANI - YUJA WANG, LA STELLA PIU' LUMINOSA DEL PIANISMO CLASSICO, ENTRA IN SCENA STRIZZATA IN UN VESTITINO DI PAILLETTES CHE SCOPRE LE COSCE FINO ALL'INGUINE, TACCHI “ASSASSINI” E LA SCHIENA NUDA FINO ALL’OSSO SACRO. MA NON STIAMO ASSISTENDO ALLE SCIOCCHEZZE DA DISCOTECA DI CERTE “ZOCCOLETTE” DEL POP IN PREDA A SFOGHI DI TETTE, SCARICHI DI SEDERONI, SCONCEZZE DA VESPASIANO; NO, SIAMO NEL MONDO AUSTERO E SEVERO DEI CONCERTI DI “CLASSICA”: RACHMANINOFF, PROKOFIEV, MOZART, CHOPIN, CAJKOVSKIJ. MA ALLA WANG BASTA UN MINUTO PER FAR “SUONARE” LE COSCE DESNUDE METTENDOLE AL SERVIZIO DELLE EMOZIONI E DELL’INTERPRETAZIONE MUSICALE, CONFERMANDO IN PIENO LE PAROLE DI LUDWIG VON BEETHOVEN: “LA MUSICA È LA MEDIATRICE TRA LA VITA SPIRITUALE E LA VITA SENSUALE” - VIDEO