la pettinatura di mario draghi

FATTO IL GOVERNO, ARRIVANO LE ROGNE - IL DECRETO MILLEPROROGHE È UNA BOMBA AD OROLOGERIA, PERCHÉ CONTIENE UNA NORMA SULLA PRESCRIZIONE - È UN RESIDUO BELLICO DEL CONTE-BIS CHE RISCHIA DI TRASFORMARSI IN UN PERICOLOSO SCOGLIO PER LA MAGGIORANZA. MA OGGI NON SI PUÒ CHIEDERE IL RITIRO DELL'EMENDAMENTO, PERCHÉ I GRUPPI DI OPPOSIZIONE POTREBBERO FARLO PROPRIO E CHIEDERE DI VOTARLO. E AL SENATO, PER DI PIÙ A SCRUTINIO SEGRETO...

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

 

All'inizio, quando ha ricevuto l'incarico, Mario Draghi era davvero preoccupato: per l'atteggiamento dei partiti, i veti giunti persino da chi oggi è suo ministro, le mosse di chi pensava ancora di succedere a sé stesso, la reazione del blocco di potere che sentiva minacciato il suo primato. Poi si è gettato nell'impresa e l'ha affrontata con lo stesso metodo adottato nelle precedenti esperienze. Ché certo, gestire il board della Banca centrale europea e i giorni in cui erano a repentaglio la moneta unica e l'Unione non fu facile.

IL PRIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI DI MARIO DRAGHI

 

Così l'uomo che parlava ai mercati ora parla all'Italia. E ieri, dopo aver giurato al Quirinale e aver compiuto il rito della campanella con Giuseppe Conte, il premier ha tenuto la prima riunione del Consiglio dei ministri, aperta con un ringraziamento al capo dello Stato. «Restituire fiducia al Paese» è l'obiettivo del gabinetto che presiede, e che sarà chiamato ad affrontare le emergenze del presente come le pendenze del recente passato, così da mettere «in sicurezza l'Italia» e «costruire le basi per il suo futuro», con una visione «ambientalista e digitale».

IL PRIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI DI MARIO DRAGHI

 

Per riuscire nella missione ha chiesto ai ministri uno sforzo collettivo: «L'unità non è un'opzione, è un dovere. Veniamo da culture politiche diverse, da esperienze professionali diverse. Le differenze devono essere elemento di ricchezza e devono servire per affrontare insieme questo disastro, che ha provocato una grave crisi sanitaria, economica, sociale culturale, educativa. Migliaia di morti, la sofferenza dei lavoratori e delle aziende, la perdita di due anni di scuola per i ragazzi».

 

Un'introduzione breve, per una riunione durata appena mezz' ora. Poi un saluto e l'appuntamento per mercoledì al Senato, dove Draghi si presenterà per la fiducia. Oggi inizierà a preparare il suo discorso, che sarà sintetico: un'esposizione per punti essenziali del programma di governo: dal piano vaccinale di massa, alla redazione del Recovery plan, dal tema del lavoro a quello delle imprese, con uno sguardo alla «coesione sociale» messo a dura prova dalla scadenza del decreto che blocca i licenziamenti.

il governo draghi

 

«Non scriverò cinquanta pagine, per evitare insulti e fischi», ha sorriso: «Anche se sono certo che di fischi ne prenderò». Il premier non teme di gestire questa coalizione così ampia, per quanto segua le convulsioni del Movimento 5 Stelle, che preoccupano più dei malumori di Forza Italia e Lega. D'altronde doveva aver messo nel conto i maldipancia del centrodestra, vista la scelta dei ministri: la selezione degli esponenti azzurri è stata scientifica, serve ad evitare che anche i forzisti lascino l'esecutivo nel caso in cui Matteo Salvini decidesse di ritirare la sua delegazione.

 

sergio mattarella e mario draghi

È il piano B, un meccanismo di difesa che Draghi auspica di non dover usare. Piuttosto confida che il suo gabinetto - mix di tecnici ed esponenti di partito - si doti subito di un metodo di lavoro, in modo da consentire ai nuovi arrivati di entrare al più presto nei meccanismi: «E su alcuni aspetti più politici ascolteremo chi ha più esperienza. Ci confronteremo», ha detto in Consiglio dei ministri.

 

Ce ne sarà subito bisogno. Come ha spiegato Luigi Di Maio durante la riunione, giacciono in Parlamento «provvedimenti di non facile gestione, con emendamenti presentati quando molti di noi erano su posizioni diverse». Il decreto Milleproroghe è una bomba ad orologeria, perché contiene una norma sulla prescrizione.

luciana lamorgese

 

È il lascito dell'era dei blocchi contrapposti, il passato (recentissimo) che ritorna e che rischia di trasformarsi in un pericoloso scoglio per la larga maggioranza. E aveva ragione ieri la neo Guardasigilli Marta Cartabia a sostenere che sulle questioni divisive servirà «un confronto preventivo per la composizione delle parti». Ma oggi non si può chiedere il ritiro dell'emendamento, perché i gruppi di opposizione potrebbero farlo proprio e chiedere di votarlo.

 

E al Senato, per di più a scrutinio segreto, la bomba potrebbe scoppiare. Così la visione strategica di un governo nato per sanare le emergenze, deve fare i conti con la quotidianità dei lavori parlamentari, mentre ancora le forze che si sono unite nella nuova maggioranza non hanno elaborato un percorso di comune collaborazione. Ecco che la politica si rivela centrale.

 

marta cartabia

E questo problema di impostazione è prioritario, quanto la scrittura del decreto legge che a Draghi servirà per varare il ministero per la Transizione ecologica. I partiti della coalizione si dispongono a dare il loro contributo, e ieri alcuni leader hanno avuto contatti con il premier, dicendosi pronti a intervenire. Sono questi i nodi su cui Draghi è concentrato, non certo la comunicazione. Quando alla riunione di governo è stato sollevato il tema, è intervenuto dando un primo segno della novità: «Noi comunichiamo quello che facciamo. Non abbiamo fatto ancora niente e non comunichiamo niente».

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