E’ LA CASSA CHE TI SCASSA - FELTRI: “NON SARANNO LE URNE A MANDARE A CASA RENZI MA LE CASSE PIANGENTI DELLO STATO. RENZI ESAGERA PURE NEL SOTTOVALUTARE LA FORZA DEI BUROCRATI D’ALTO BORDO, COME I GIUDICI DELLA CONSULTA”

Vittorio Feltri per “il Giornale”

 

vittorio feltrivittorio feltri

Matteo Renzi è apprezzato dalla maggioranza per lo stesso motivo per cui è odiato dalla minoranza del suo partito: ha mandato al diavolo i sindacati, noiosi e petulanti quanto la Cei, ha rottamato una pletora di compagni antipatici e dalle idee antiquate, dà la sensazione di fare tante cose anche se non ne porta a termine manco una, se ne infischia delle convenzioni, non frequenta salotti romani, la sera non cena in ristoranti alla moda ma si fa portare a Palazzo Chigi le pizze che divide con amici e amiche, non si è mai fatto beccare in frangenti sgradevoli dai fotografi ficcanaso di Dagospia, non parla in politichese, impedisce ai propri interlocutori di interromperlo. Infine è ottimista o finge di esserlo, nel senso che, quando piove, per lui splende il sole.

 

RENZI, BOSCHI,RENZI, BOSCHI,

Uno così non ha nulla da temere dagli avversari, avendoli sbaragliati, umiliati, gettati fuori a calci dalla porta senza fatica. La politica dei politicanti è stata abituata da 70 anni a bizantinismi e minuetti. Lo stesso Berlusconi, per educazione e sostanziale bontà d'animo, non è mai riuscito a usare maniere forti, preferendo adeguarsi al galateo obsoleto del Palazzo.

 

Matteo invece, sfacciato com'è, non si è fatto intimidire e ha massacrato chiunque intralciasse il suo cammino verso il potere. Che esercita con lo stile spiccio di un buttafuori professionista. Pertanto egli appare imbattibile, momentaneamente. È difficile superare uno che corre da solo: arriva primo per forza.

 

PALAZZO DELLA CORTE COSTITUZIONALEPALAZZO DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Attenzione, però. Se non saranno le urne, sempre più vuote, a mandarlo a casa, saranno le casse piangenti dello Stato a costringerlo ad alzare bandiera bianca, altro che rossa. Il tempo di una definitiva resa dei conti non è lontano, e spieghiamo perché. Agli occhi di tante eminenze grigie, Renzi ha una colpa: è troppo arrogante, esagera nel sottovalutare la forza dei burocrati d'alto bordo e di altissimo stipendio.

 

Prendiamo i giudici della Corte costituzionale. Gli hanno rifilato una sòla impressionante, sentenziando che il congelamento dell'indicizzazione dei vitalizi, voluto dal governo Mario Monti, è illegittimo. Cosicché adesso l'esecutivo dominato dal giovin fiorentino è costretto a rimborsare i pensionati, ciò che crea nel bilancio dello Stato una voragine: chi dice 5 miliardi, chi 10, chi 16, chi di più. Sono in corso trattative e studi per contenere i danni. Gli assegni più alti saranno penalizzati, cioè esclusi dai benefici.

 

la sala della corte costituzionalela sala della corte costituzionale

Al di là dei tecnicismi - sinonimo di imbrogli - che saranno escogitati, rimane il fatto che si dovrà sborsare una cifra enorme. Che non c'è. Sorvoliamo. Tra un paio di mesi la Consulta dovrà pronunciarsi nuovamente su una materia altrettanto scottante: il blocco degli adeguamenti Istat previsto per gli statali (forze dell'ordine comprese), i cui stipendi sono fermi da sette anni, e sottolineo sette. Mettiamo che gli alti magistrati, applicando gli stessi principi considerati validi per i pensionati, ordinino di annullare il provvedimento punitivo inflitto ai dipendenti pubblici: che cosa accadrebbe?

Fornero Alemanno Monti Fornero Alemanno Monti

 

Lo Stato sarebbe costretto a risarcire quest'ultimi per l'intero periodo durante il quale essi non hanno percepito gli aumenti contrattuali basati sugli indici dell'Istituto centrale di statistica. La cifra necessaria per saldare il debito sarebbe enorme, tale da far saltare il banco.

 

E Renzi verrebbe condannato all'esilio, pur essendo incolpevole, dato che furono i governi precedenti - e non il suo - ad approvare le descritte leggi incostituzionali. C'è da chiedersi perché la Consulta inclini a essere tanto severa nell'esaminare i tagli effettuati in passato, facendone ricadere le onerose conseguenze sull'attuale esecutivo. Non c'è risposta documentabile, ma solo sospetti.

Gianni Cuperlo Gianni Cuperlo

 

Le nostre istituzioni sono talmente intrecciate (pesi e contrappesi) da non consentire a Palazzo Chigi di fronteggiare l'emergenza con la necessaria autonomia. Il Consiglio dei ministri delibera? La Corte costituzionale, investita di un'autorità assoluta, boccia ogni qualvolta lo ritenga opportuno. E non c'è più niente da fare.

 

stefano fassinastefano fassina

Il presidente del Consiglio non ha il potere di comandare nemmeno nei momenti in cui ciò sarebbe indispensabile. È in balia dei giudici, come lo furono Silvio Berlusconi e vari altri premier. Il Cavaliere dovette soccombere alla Cassazione.

 

Renzi potrebbe essere costretto a inchinarsi alla Consulta qualora questa ravvisasse gli estremi per azzerare leggi finanziarie ispirate all'obbligo di stringere i cordoni della borsa statale.

 

Se succedesse quanto da noi adombrato, al premier verrebbe imposto di rassegnare le dimissioni. Dopodiché, il diluvio. Ecco perché diciamo che egli non è minacciato dai vari Civati, Cuperlo e Fassina o dall'opposizione, francamente debole nella presente congiuntura politica, bensì dalla situazione finanziaria pubblica, deficitaria quanto mai in precedenza. La sensazione è che anche il destino di questo governo dipenda dalle toghe. Che Dio non le benedica.

 

 

 

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