rossanda proietti

AL ‘’MANIFESTO’’ IN QUEI PRIMI ANNI ’70, UN RICORDO PRIVATO DI ROSSANA ROSSANDA - FERDINANDO PROIETTI: “EDUCATA AL BON TON DELLA POLITICA COLTA DI SCUOLA MARXISTA, INTIMIDIVA MOLTI DI NOI. AVEVA LA DOLCEZZA DELLE SIRENE NELL’INCANTARE E RIMETTERE A POSTO LE “TESSERE” DEL SUO PRIVATO E QUELLE DELLA POLITICA. QUANDO TOGLIATTI LE CHIESE D’INCONTRARE JEAN PAUL SARTRE, LEI ORGANIZZÒ LA CENA AL RISTORANTE ROMANO “RANIERI” FREQUENTATO DA GIANNI AGNELLI''

Ferdinando Proietti

Lettera di Ferdinando Proietti

 

Caro Roberto,

mi obblighi su Dagospia a un ricordo privato di Rossana Rossanda legato soprattutto alla mia esperienza politico e giornalistica al Manifesto in quei primi anni settanta: per affetto, stima e amicizia antica obbedisco.

Rossana Rossanda

 

Mi obblighi, nonostante quest’ultimo evento luttuoso per tanti (bravi) giornalisti e “amici” della scomparsa è stata l’ennesima l’occasione - twittando garruli pure sui social in assenza di necrologi a mezzo stampa -, per sfilare, dolenti, sul black carpet dell’epitaffio agiografico.

 

Al fine ultimo di simulare una intimità con la cara defunta, a suo modo famosa. Ben altra cosa dei tradizionali e scrupolosi obituaries cari alla stampa anglosassone. Ma è inutile versare lacrime sui “coccodrilli” d’antan dimenticati negli archivi polverosi della stampa che fu.

 

rossanda pintor magri

Nei miei anni brevi al Manifesto, impegnati e carichi di speranze (tradite), ahimè sono riuscito a strappare a Rossana soltanto due mezzi sorrisi e qualche mezza confidenza. E’ colpa mia (e di altri redattori) se non siamo riusciti penetrare nella solida corazza del privato di Rossana e nel respingere il magnetismo intellettuale che lei spargeva?  Forse.

 

rossanda pintor redazione manifestorossanda pintor castellina

Anche con Luigi Pintor, il direttore che prima di morire si paragonò all’inetto capitano spagnolo Dominick che finì prigioniero di se stesso, i rapporti con Rossana non furono sempre idilliaci. Né con gli altri padri fondatori: Lucio Magri, Aldo Natoli, Luciana Castellina, Valentino Parlato.

 

Sin dal primo numero (ne furono vendute 100 mila copie) Luigi era convinto che il quotidiano non dovesse “supplire” alla costruzione di una nuova sinistra-partito bensì “offrire un strumento di conoscenza, d’intervento e di mobilitazione”.

Castro e Rossanda

 

Ma tradì subito questo principio schierandosi nel 1971 per la presentazione di liste del Manifesto alle elezioni politiche che si rivelarono un micidiale flop. Rossana era per l’astensione. E aveva ragione.

 

rossana rossanda pintor

Poi le parti s’invertiranno e si complicheranno: dai rapporti con gli altri gruppi extraparlamentari; al giudizio sulla lotta armata soprattutto al momento dell’uccisione di Moro a opera delle Br.

 

Per Rossana leggendo i loro comunicati sembrava di sfogliare “l’album di famiglia” dei comunisti anni Cinquanta. E a spaccare il corpo redazionale del Manifesto provvidero pure l’unificazione con il Pdup e il ritorno alla casa madre del Pci.

 

rossana rossanda e aldo natoli

Nel volume sulla storia del Manifesto di Aldo Garzia, “Da Natta a Natta” (Edizioni Dedalo), è ben raccontata la vicenda umana e politica dei moschettieri rossi del Manifesto.

 

E in quella compagnia di eretici (espulsi dal Pci per antistalinismo: “facemmo la cosa giusta, ma non cademmo nel vuoto bensì nelle braccia del movimento”, disse una volta), l’aristocratica ragazza del secolo scorso - che affascinò Palmiro Togliatti per la sua cultura europea -, intimidiva molti di noi.

pannella rossanda negri

 

Redattori e impiegati (con pari paga operaia anche se i fondatori potevano far ricorso alla pensione di parlamentare), che si mostravano poco riverenti nei confronti dei padri carismatici di quel piccolo quotidiano comunista.

 

Né ho mai capito se Rossana, educata al bon ton della politica colta e alta di scuola marxista coltivata nei quartieri bene tra Pola, Milano, Roma e Parigi, fino a che punto tollerasse che in quelle stanze di via Tomacelli, sede del giornale, “ogni reverenza era bandita, la libertà o licenza sconfinavano piacevolmente nell’anarchia”.

rossana rossanda pintor magri

 

A ricordarlo è stato il suo direttore, Luigi Pintor. E anche gli amori sbocciavano senza conoscere età o ruolo politico al passo con la rivoluzione sessantottina.

 

Quando il Migliore, Togliatti, le chiese d’incontrare e conoscere il filosofo Jean Paul Sartre, lei – a rivelarlo è stata la sua amica del cuore Luciana Castellina -, organizzò la cena al ristorante romano “Ranieri” frequentato da Gianni Agnelli e altri padroni del vapore.

 

rossana rossanda

Una volta si sorprese nell’incontrami in un salotto della capitale in cui politica e spettacolo tenevano banco. “Che ci fai qui?”, mi chiese regalandomi un sorrisetto. E in quell’occasione mondana, dove in tv andava in onda la premiazione della mostra del cinema di Venezia, mostrò tutto il suo candore (o snobismo) nello scoprire che le donne erano ancora bardate in lungo e gli uomini in smoking.

rossana rossanda

 

Chissà, pensai allora, forse non aveva torto il filosofo Adorno nel chiosare pungente: “gli intellettuali sono gli ultimi nemici dei borghesi e, nello stesso tempo, gli ultimi borghesi”.

 

Ma Rossana aveva la dolcezza delle sirene nell’incantare e rimettere a posto le “tessere” del suo privato e quelle della politica nel tumultuoso vissuto della redazione.

“Non sono mai stata bella e non sono stata mai una simpaticona e non sono fredda, ho sempre frequentato le passioni”, diceva di sé Rossana che bella lo era davvero.

rossana rossanda e aldo natoli

 

Già, il Manifesto quotidiano di cui sono stato testimone involontario (fallibile e disincantato degli accadimenti vissuti) ma senza voler dare qui forma a una esperienza politica che riguarda altri storici.

 

“Mi trovo dopo trent’anni (con riferimento alla sua passata esperienza all’Unità, ndr) in un giornale povero, simile di nuovo a una comunità o a una scuola, ma questa volta con regole proprie e senza severi maestri. Maestro involontario questa volta sono io”, confessa Luigi Pintor nel suo splendido libro di memorie e di squarciamenti cioriani, “Servabo” (Bollati Boringhieri 1991).

rossana rossanda pintor

 

Per Giampiero Mughini “il più bel libro scritto da un comunista sul loro essere stati comunisti”, giudizio che condivido appieno. Il vento del Sessantotto, il ritorno all’università (studente&lavoratore) e l’amicizia di Luigi Pintor e di sua moglie Marina mi spinsero in quell’”avamposto nel deserto dei tartari”.

LUCIO MAGRI ROSSANA ROSSANDA

 

Un salto nel buio. Dopo cinque anni di felice “abusivismo” lasciavo il Corriere dello Sport diretto dall’ex comunista, Antonio Ghirelli, e dato alle stampe nell’ex tipografia Uesisa in via IV Novembre da tanti colleghi generosi di consigli.

 

Castellina Rossanda

In quel giornale sportivo dove ebbi la fortuna di vivere(tra l’altro) a bordo ring la grande stagione del pugilato (Benvenuti, Mazzinghi, De Piccoli, Arcari, Rinaldi, Burruni…) si respirava anche uno stantio e plumbeo tanfo (ideologico) lasciato in eredità dal Littoriale fondato dal fascistone bolognese, Leandro Arpinati.

rossana rossanda 4

 

Fui arruolato al Manifesto da Luigi forte di una buona esperienza giornalistica e sia pure scarsa solidità ideologica. Così, insieme a sua figlia Roberta, salii per la prima volta le scale del palazzo Ina di via Tomacelli per partecipare, alla luce di qualche candela, alla prima riunione di redazione. E’ l’avvio della mia conoscenza (incompiuta) con la ragazza del secolo scorso.

 

Nel partecipare oggi alla cerimonia del suo addio,

è difficile non riconoscerle la grande autorevolezza intellettuale anche fuori dall’Italia. E non si può non perdonare la sua fede incrollabile nel comunismo.

 

BARBARA MASTROIANNI E FERDINANDO PROIETTI

Un credo, faccio mie le parole del saggista e poeta polacco, Czeslaw Miloz, in cui Rossana resterà “prigioniera” fino agli ultimi giorni della sua lunga esistenza.

 

Già, allontanarsi dalla fede (comunista), ha osservato il saggista Tony Judt, che invece l’aveva abbandonata, a volte “si perde più di quel che si guadagna”.

 

rossana rossanda 5rossana rossanda 1rossana rossanda 8rossana rossanda 6GINEVRA BOMPIANI - MARILENA GRASSADONIA - ROSSANA ROSSANDA - LUCIANA CASTELLINA ROSSANA ROSSANDA LUCIO MAGRI rossana rossanda 7rossana rossanda 9parlato rossanda ingraoparlato rossandarossana rossanda 2

 

Ultimi Dagoreport

leonardo maria del vecchio marco travaglio il fatto quotidiano

DAGOREPORT - L’ULTIMA SMARGIASSATA MANICOMIALE DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO DI LANCIARE UN’OPA SULLA "SEIF", SOCIETA EDITORIALE DEL "FATTO QUOTIDIANO", REO DI SQUADERNARE CON I SUOI ARTICOLI FATTI E MISFATTI DELLA SUA AGITATISSIMA ATTIVITÀ PRIVATA E PROFESSIONALE, FINO A IERI POTEVA RIENTRARE IN UNA CATEGORIA BEN NOTA IN ITALIA CON IL TERMINE: "CI SEI O CI FAI?", "SEI SCEMO O MI STAI PRENDENDO PER IL CULO?" - NEL CASO DI LMDV, ORMAI, L’INTERROGATIVO NON HA PIÙ SENSO: IL SIGNORINO È PROPRIO FUORI DI TESTA, FUORI ORARIO, FUORI BINARIO - ANZICHÉ OCCUPARSI DI SBLOCCARE LA RISSA IN CASA DEL VECCHIO CHE OCCUPA LE CRONACHE FINANZIARIE ITALIANE DA BEN QUATTRO ANNI, NONCHÉ PREOCCUPARSI DI UN DEBITO PERSONALE CRESCIUTO A VELOCITÀ IMPRESSIONANTE, IL RISULTATO OTTENUTO DALL’ULTIMA SPACCONATA DA FEDEZ PICCHIATELLO DI LEONARDINO, DETTO LENNY, È CHE OGGI IN BORSA È RIUSCITO A FAR BALZARE IN POSITIVO IL TITOLO DELLA SOCIETÀ EDITORIALE IL FATTO: + 18,18%. BENE, BRAVO, CONTINUA COSÌ…

elly schlein franceschini, zingaretti, orlando, speranza decaro, de pascale); gualtieri beppe sala veltroni, bersani, gentiloni

DAGOREPORT – SE ELLY SCHLEIN SPADRONEGGIA NEL PD E’ ANCHE PERCHE’ CHI POTREBBE CONTRASTARLA, PERCHE’ NON CONDIVIDE LE SUE IDEE, EVITA DI ESPORSI (PER PARACULISMO O CONVENIENZA) – DAI MAGGIORENTI DEM (FRANCESCHINI, ZINGARETTI, ORLANDO, SPERANZA) AI GOVERNATORI FURBACCHIONI (DECARO, DE PASCALE); DAI SINDACI CACADUBBI (GUALTIERI) A QUELLI CHE SI SONO ALLINEATI BEPPE SALA) FINO AI “PADRI NOBILI” (VELTRONI, BERSANI, GENTILONI) CHE SOGNANO IL QUIRINALE, IN CASO DI VITTORIA DEL “CAMPO LARGO” – IL RUOLO DI STEFANO BONACCINI CHE DA RIVALE DI ELLY SI E' TRASFORMATO NEL SUO CAVALIER SERVENTE ED E' STATO ABBANDONATO DAI SUOI - EPPURE, PER I SONDAGGI, SI PROFILA UNA SOLENNE BATOSTA PER ELLY - E SE COSI’ FOSSE, GLI ELETTORI DEL CENTROSINISTRA SAPREBBERO CON QUALI “IMBOSCATI” PRENDERSELA…

elly schlein vincenzo de luca piero

VINCENZO, SCENDI IN CAMPO! - DE LUCA E' STUZZICATO ALL'IDEA DI CANDIDARSI ALLA PRIMARIE DEL "CAMPO LARGO", MA AL MOMENTO DELLA VERITA’ SI FRENA PER NON DANNEGGIARE IL FIGLIO PIERO, DEPUTATO DEM E COORDINATORE DEL PD IN CAMPANIA - RENZI IMPLORA IL SINDACO DI SALERNO DI PROPORSI COME FRONTMAN DI ITALIA VIVA (“DA SOLO VALE DUE PUNTI PERCENTUALI”) MA LO SCERIFFO HA DECLINATO (PER ORA) PER IL “BENE” DI PIERO, E CHIEDE AI SUOI FEDELISSIMI DI IMPEGNARSI PER ELLY SCHLEIN ALLE PRIMARIE - RISULTATO: I SUOI STORICI AMICI LO STANNO MOLLANDO PERCHE' NON LO RICONOSCONO PIU'... - VIDEO!

vetrine rotte maranza giorgia meloni youssef siher

DAGOREPORT - A GUARDARE I TIGGÌ RAISET, E LEGGERE I GIORNALONI PRO-MELONI, CON IL FERMO DI YOUSSEF SIHER L’ITALIA HA RISOLTO TUTTI I SUOI PROBLEMI: “MARANZA” SCONFITTI, ADDIO SACCHEGGI! - OVVIAMENTE È UNO SPECCHIETTO PER GLI ALLOCCONI: LA SENSAZIONE È CHE SIHER, CHE ERA NEL CASSETTO DEI SERVIZI DA TEMPO, ABBIA COLTO AL VOLO L'OCCASIONE DI INFILARSI NELLA BOLGIA SOCIAL, PER MAGARI DIVENTARE IL LEADER DELLA ''RIVOLTA MARANZA'' - UNA "RIVOLTA" CHE, GUARDA IL CASO, HA "COPERTO" LE PROTESTE NEL SUD DEI TIR PER IL CARO-BENZINA E I SUPERMERCATI MEZZI-VUOTI – LA DESTRA “ORDINE E SICUREZZA” È AL GOVERNO DA QUATTRO ANNI, AVREBBE DOVUTO PREVENIRE GLI SCONTRI DI MILANO, NON INTERVENIRE A VETRINE SFASCIATE - SORGI: “SE NON VOGLIAMO RITROVARCI COME LA FRANCIA CON LE SUE PERIFERIE INGOVERNABILI, BISOGNA CHE ACCANTO ALLA MACCHINA DELL'ORDINE PUBBLICO SE NE MUOVA UN'ALTRA CAPACE DI INTERVENIRE NELLA SOCIETÀ PER AFFRONTARE LA GRANDE CRISI SOCIALE...”

cateno de luca luigi marattin sindaci d italia giorgia meloni

DAGOREPORT – MARATTIN S-CATENATO! IL DEPUTATO EX RENZIANO POTREBBE APPRODARE NEL CENTRODESTRA ATTRAVERSO IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA, EVITANDO COSI’ DI DOVER RACCOGLIERE SEIMILA FIRME A COLLEGIO PER PRESENTARSI ALLE PROSSIME ELEZIONI – L’INCONTRO TRA MARATTIN E DE LUCA IN UN RISTORANTE DI ROMA NORD – GIORGIA MELONI DOVREBBE ESSERE PRESENTE ALLA CONVENTION DELLA PROSSIMA SETTIMANA DI “NORD CHIAMA SUD”, CHE CAMBIERA’ NOME E SIMBOLO: DIVENTERÀ “SINDACI D’ITALIA”, PER FARE CONCORRENZA AL MOVIMENTO CIVICO DI ALESSANDRO ONORATO –  “SCATENO” È PRONTO AD ACCOGLIERE ANCHE I LEGHISTI NON “BLINDATI” DA SALVINI – VERSO UNA LISTA UNICA FORZA ITALIA-NOI MODERATI. LA MELONI “TIFA” TAJANI, CONSIDERATO PIU’ AFFIDABILE DI OCCHIUTO…

marine le pen giorgia meloni vannacci

DAGOREPORT - GIORGIA D'ARABIA, PRIMA DI DECOLLARE PER IL SUO BLITZ IN KUWAIT (A CACCIA DI PETROLIO, GAS E INVESTIMENTI), AVREBBE ANNUNCIATO AI "FRATELLINI" DELLA FIAMMA: SI VOTA A MAGGIO! - RINGALLUZZITA DAI DECRETINI SICUREZZA E DAL PUGNO DI FERRO CONTRO I MARANZELLI IN RIVOLTA, RASSICURATA DAI SONDAGGISTI "AMICI" CHE DANNO FDI AL 29% E IMPANTANATA LA MARCIA SU ROMA DI ROBERTO VANNACCI, ALLA DUCETTA NON CONVIENE ASSOLUTAMENTE DI STARE TROPPO CON LE MANI IN MANO - IL VOTO IN ESTATE È ESCLUSO: CON LE VACANZE CHE DIVENTANO UN MIRAGGIO E IL PORTAFOGLI VUOTO, MEJO EVITARE - PEGGIO ANCORA LE URNE A OTTOBRE, CON UNA FINANZIARIA DAVANTI - INOLTRE, BISOGNA SCHIVARE CHE L'INTERNAZIONALE PUTINISTA BY LE PEN-AFD SI PRENDA L'EUROPA - LA NUOVA ATTITUDINE SECURITARIA CHE HA PORTATO MELONI A FARE L'ENDORSEMENT ALL'AMAZZONE LEGHISTA SILVIA SARDONE A MILANO... - VIDEO!