LETTA HA PROVATO A CONVINCERE LA IDEM PER EVITARE L’IMPRESSIONE CHE FOSSE LUI A DIMISSIONARLA. NON CI È RIUSCITO MA LE HA CONCESSO L’ONORE DELLE ARMI

Alberto D'Argenio per "la Repubblica"

Sono da poco passate le sei del pomeriggio quando Josefa Idem lascia Palazzo Chigi blindata nella sua auto ministeriale. Se da un paio di giorni avanzava la sensazione che la sua permanenza al governo fosse destinata a sfociare nelle dimissioni, l'ex olimpionica che scarta i cronisti affondata nel sedile posteriore della sua auto ne dava la conferma. Un passaggio al suo ufficio al ministero, un'ora abbondante per scrivere il comunicato di commiato.

Nel quale la canoista medaglia d'oro a Sidney 2000 spiega il repentino mutamento del suo atteggiamento. Se fino a sabato si difendeva rifiutando le dimissioni, ieri è stata lei a offrirle a Letta. «Come ministra ho tenuto duro perché in tanti mi avevano detto che questi momenti fanno parte del "gioco". Invece la persona Josefa Idem già da giorni si sarebbe dimessa a causa delle dimensioni mediatiche sproporzionate della vicenda e delle accuse aggressive e violente, nonché degli insulti espressi nei suoi confronti».

Josefa Idem parla di sé in terza persona e diventa il primo ministro del governo Letta a lasciare la poltrona. Dopo meno di due mesi. Il premier ha provato a convincerla a fare il passo indietro prima dell'incontro, per evitare l'impressione che fosse lui a dimissionarla. Non ci è riuscito ma le ha concesso l'onore delle armi lasciando che fosse lei ad annunciare il passo indietro ordinando a tutto lo staff di Palazzo Chigi di tenere le bocche cucite fino a quando la Idem non avesse reso pubblica la sua scelta.

Eletta nelle liste del Partito democratico, Josefa affonda sulla casa, in pieno stile Pdl (indimenticabile il caso di Scajola). La Idem ha provato a difendersi. Una lunga intervista a Repubblica, sabato una conferenza stampa che però ha abbandonato alla terza domanda. È in quel momento che il suo destino è stato segnato. Fino ad allora Enrico Letta le aveva dato fiducia. Da lì in avanti per il premier è stato difficile sostenerla ancora.

«Sono amareggiato, addolorato e dispiaciuto di quanto accaduto», spiegava ieri sera il premier ai collaboratori dopo un'ora di faccia a faccia con Josefa, ministro che Letta aveva fortemente voluto nella squadra di governo forte di un ottimo rapporto pregresso.

«Ti devi assumere le tue responsabilità, io non ti posso cacciare ma non ci sono più le condizioni perché tu possa svolgere con serenità il tuo incarico. Questo non cambia nulla della mia stima nei tuoi confronti». Josefa non ha opposto resistenza, anzi. Tant'è che nel comunicato scrive che entrando a Palazzo Chigi «avevo già maturato la decisione di dimettermi, ma ho comunque voluto condividere con il presidente l'attenta valutazione del quadro venutosi a creare ed esporgli la scarsa rilevanza di quanto imputatomi».

In vista dell'incontro Letta aveva voluto studiare le carte del caso della casa-palestra di Ravenna che ha affondato il suo ministro. Convinto che Josefa sarà in grado di uscire indenne dalla vicenda, ha ascoltato il resoconto dettagliato della Idem che se nei primi giorni dello scandalo non era preparata sul tema, ieri mattina ha saltato l'inaugurazione di un ospedale nella sua Ravenna per studiare le virgole delle carte preparatogli da avvocati e commercialisti.

A farle maturare la decisione di mollare dunque non tanto la portata delle irregolarità riscontratele, quanto il clima mediatico e politico che si è venuto a creare. Non solo le richieste di dimissioni di Lega e Movimento Cinque Stelle, gli insulti (di pessimo gusto il "puttana" rifilatele da Borghezio) ma anche e soprattutto le spaccature all'interno del Pd, il suo partito.

Tra giochi di correnti e necessità di dover dimostrare la "diversità" rispetto al Pdl, gran parte dei democratici da qualche giorno aveva smesso di difenderla. E così anche Letta ha dovuto sacrificare la sua ministra, che probabilmente non avrebbe superato indenne le forche caudine del Parlamento gettando la maggioranza nel caos. Troppo delicato il momento politico che sta vivendo il governo tra sentenza Ruby, tensioni su Imu e Iva e Consiglio europeo in arrivo. Troppo a rischio la vita dell'esecutivo per creare altre fibrillazioni all'interno della maggioranza.

 

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