CON IL FIATO SUL COLLE - NAPOLITANO HA ANNUNCIATO CHE NON PARLERÀ PIÙ DEL CONFLITTO CON INGROIA, PER FORTUNA C’È IL SUO VENTRILOQUO MACALUSO: “DI PIETRO EVOCA VYSHINSKY (PROCURATORE DELL’ERA STALINIANA) PERCHÉ LUI HA UNA POLITICA ROZZA E LIMITATA E FA PARTE DI QUESTO DISEGNO CONTRO IL QUIRINALE. TONINO CE L’HANNO SULLA COSCIENZA D’ALEMA E VELTRONI” - “ZAGREBELSKY STAVOLTA HA USATO LA DURLINDANA POLITICA: SA BENISSIMO CHE NAPOLITANO NON PUÒ RITIRARE IL RICORSO”…

Dino Martirano per il "Corriere della Sera"

«È il linguaggio che mi preoccupa. Non mi sorprende che Di Pietro evochi Andrey Vyshinsky (il procuratore principe dell'era staliniana, ndr) perché lui ha una cultura politica rozza, limitata, e quindi non può che andare su questo terreno. Mi dispiace, invece, che la mia amica Sandra Bonsanti, persona colta e preparata, riduca un mio ragionamento politico alla stregua di ‘‘critiche staliniane''... Da lei non me lo aspettavo». Dopo una passeggiata all'alba per vincere la canicola che incombe su Roma, Emanuele Macaluso - già parlamentare del Pci, direttore dell'Unità e del Riformista - risponde con ironia, ma anche con amarezza, alle critiche piovute addosso a chi, come lui, ha preso senza indugio le parti di Giorgio Napolitano nel conflitto istituzionale che contrappone il Quirinale ai pm di Palermo titolari dell'inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia del '92-93.

«Il piccolo Vyshinsky» riferito a Violante fu evocato dal presidente Cossiga sottoposto a una richiesta di impeachment da parte del Pci. Erano altri tempi.
«È cambiato tutto. Non ci sono più il Pci, la Dc, il Psi. È caduto anche il Muro. Eppure non è cambiato un certo modo di pensare che è indice del ritardo della cultura politica incapace di mettersi in sintonia con un mondo diverso».

Voi ex Pci, comunque, venite indicati come i campioni nella pratica di isolare chi la pensa diversamente: nel caso specifico chi non fa quadrato intorno al capo dello Stato.
«Ma cosa c'entra lo stalinismo evocato dalla mia amica Bonsanti? Io, nel mio articolo sull'Unità ho scritto che bisogna finirla con la storia dei complotti. Mentre oggi parliamo di una lotta politica aperta, con l'aggregazione di uno schieramento della sinistra di natura radicale che agisce anche sul terreno giudiziario perché Di Pietro è uno degli animatori di questo disegno».

La fermo. Ma Di Pietro, che ora vi accusa di essere «traditori della Costituzione», lo avete allevato in casa vostra: non fu l'Ulivo a candidarlo alle elezioni suppletive del '98 nel collegio senatoriale super blindato del Mugello?
«Un momento, io non sono iscritto a nessun partito, sono libero. L'ultima tessera che ho avuto è stata quella del Pds e per questo la Bonsanti non può dire che scrivo certe cose per spirito di partito...».

Di Pietro nel Mugello è nato in casa vostra. O no?
«Ce l'hanno sulla coscienza D'Alema che lo fece senatore nel Mugello - candidarlo lì era come consegnargli la schedina vincente del Totocalcio - ma anche Veltroni perché lo indicò come unico alleato nelle elezioni del 2008, consegnando all'ex pm il cosidetto ‘‘voto utile''a fronte del ‘‘voto inutile'' che invece riguardava la sinistra di Bertinotti. Così Di Pietro passò dal 2% al 4%, nonostante gli impegni fece i suoi gruppi e iniziò la guerriglia contro il Pd che oggi ha portato a questo risultato. Di Pietro ha una cultura di destra, il suo è populismo di destra, e ora attacca Napolitano per attaccare il Pd. Le accuse a Napolitano sono fondate sul niente, l'obiettivo vero è il Pd».

Il professor Zagrebelsky, argomenta Bonsanti, ha «solo» chiesto a Napolitano di fare un passo indietro sul conflitto di poteri sollevato davanti alla Consulta. «E niente di più», ha aggiunto.
«Tutti apprezziamo la scienza giuridica del professor Zagrebelsky ma stavolta ha usato la durlindana politica: quando un presidente emerito della Consulta fa un appello - e dice al capo dello Stato ‘‘ritira il tuo ricorso'' - sa benissimo che il Presidente non può farlo. E non può farlo anche per la motivazione che ha fornito: perché Napolitano, citando Einaudi, ha detto che il ricorso alla Corte non era un suo atto personale. Quindi Zagrebelsky, chiedendo il ritiro del ricorso, dà il ‘‘la'' a una campagna politica. Ma le campagne politiche, tutte legittime, bisogna farle alla luce del sole. Questo ho scritto».

Oggi siete sulla stessa linea, eppure lei e Violante sull'Antimafia marciavate in direzioni opposte.
«Quando la commissione Antimafia di Violante interrogò Tommaso Buscetta, sia io sia Gerardo Chiaromonte dicemmo che quella era un'attività tipica da tribunale. Ma devo ricordare a me stesso, che pure ho fatto una campagna contro Violante, che quella relazione dell'Antimafia fu votata anche da una parte della Dc compreso Mastella, dal Pli compreso Biondi, dai socialisti...Contrari solo il radicale Taradash e Matteoli del Msi, il quale però era convinto che fosse troppo debole. Questo era il clima».

Macaluso, i suoi detrattori dicono che lei si sia molto esposto anche perché è amico di antica data del presidente Napolitano.
«Guardi, vado dicendo queste cose da un tempo antico. Nel '64 ero già deputato e chiesi al segretario Longo di non votare la legge sul confino dei mafiosi che ritenevo incostituzionale. Non c'entra niente la mia affettuosa amicizia con Napolitano».

 

 

 

GIORGIO NAPOLITANO EMANUELE MACALUSO PRIMO PIANO DI ANTONINO INGROIA LIBERTA E GIUSTIZIA GUSTAVO ZAGREBELSKY jpegANTONIO DI PIETRO DURANTE UN COMIZIO jpegWalter Veltroni e Massimo D'AlemaMASSIMO DALEMA WALTER VELTRONI

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