umberto bossi padania

“ANCORA OGGI È INCREDIBILE QUANTA GENTE CREDETTE A BOSSI” – FILIPPO CECCARELLI: “DA ZERO INVENTÒ UNA TERRA PROMESSA, LA PADANIA, NOZIONE SCONOSCIUTA A QUALSIASI STORICO E GEOGRAFO. E INSIEME AD ESSA, ESCOGITÒ UN POPOLO, UNA TRADIZIONE, UNA SIMBOLOGIA, UNA MITOLOGIA, UNA COSMOGONIA, INSOMMA TUTTO, COMPRESA LA BANDIERA CON IL SOLE DELLE ALPI, CHE POI CON LE ALPI C’ENTRAVA E NON C’ENTRAVA” – “MOLTI RIMASERO FREGATI ACQUISTANDO LE ZOLLE DEL SACRO PRATO DI PONTIDA, O APRENDO SUPERMARKET MADE IN PADANIA O QUOTE DI VILLAGGI TURISTICI IN CROAZIA; FINO A QUANDO NON VENNE FONDATA E PRESTO AFFONDATA LA BANCA, CREDITEURONORD, E FURONO GUAI SERI PERCHÉ CON LA FINANZA NON SI SCHERZA…”

Estratto dell’articolo di Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”

 

UMBERTO BOSSI CON MATTEO SALVINI A PONTIDA NEL 1990

Se n'è andato Umberto Bossi, a 84 anni, ma qui non si proseguirà con la retorica del Vecchio Leone. Da Mussolini a Craxi a Berlusconi la storia politica italiana è piena di vecchi leoni ed è un modo troppo facile per rendere l'onore delle armi e lavarsi la coscienza.

 

L'antica e ancora valida distinzione di Machiavelli consente semmai di riconoscere nel Senatùr anche un sentore di selvatico, un tratto di non addomesticabilità che ha qualcosa della volpe, fiuto, furbizia e denti aguzzi – per quanto la raffigurazione zoologica si fermi all'anno 2004, quando il personaggio ebbe un coccolone e non tornò più a essere quel formidabile animale politico che era stato.

 

dito medio umberto bossi

Poi la vita dei popoli è più complicata delle semplificazioni giornalistiche e degli inesorabili coccodrilli e ci si chiede se e quanto Bossi abbia contribuito al bene comune, alla soluzione dei problemi, a rendere migliore questo paese. E la sentenza, oltre che ardua, è sfuggente a dir poco, quando non è conveniente rifugiarsi nel giudizio dei posteri.

 

[…] Ma questo nostro presente deve moltissimo al Senatùr. Divertente, aggressivo, pallonaro, un artista della mascherata e dell'insulto. Difficile per chi non l'ha mai conosciuto stabilire quale fosse la maschera e quale l'uomo, forse l'una e l'altro coincidevano in mirabile sintesi, forse c'era e al tempo stesso ci faceva.

 

banconota padana da cincentmila lire

Però di sicuro ha anticipato linguaggi e modalità espressive oggi del tutto in voga, probabilmente senza rendersi conto, o meglio fregandosene, che mettevano in causa fenomeni epocali, la crisi della democrazia, la fine di una stagione a suo modo di speranza, la presa d'atto che l'idea stessa di futuro stava abbandonando le menti e i cuori dei responsabili di una cosa pubblica che si faceva via via sempre più minuscola.

 

UMBERTO BOSSI IN CANOTTIERA

E il Nord, d'accordo, anzi per dirla a suo modo “il Grande Nord”. Ma proprio l'enfasi […] devia il ricordo verso le immagini, i suoni, lo spettacolo. Da giovane Bossi fu cantante, con il nome di “Donato”, e lo si comprese dal modo in cui sui palchi della politica afferrava il microfono; secondo alcune testimonianze partecipò al Festival degli Sconosciuti di Castrocaro 1961, a suo tempo un vecchio 45 giri fu messo all'asta.

 

Altre fonti documentarie consentono di ricordare il testo, invero piuttosto inquietante, di un brano dal titolo “Caterpillar”: "Noi siam venuti dall’Italy,/ abbiamo un piano per far la lira:/ entriamo in banca col caterpillar,/ e ci prendiamo il grano".

 

SILVIO BERLUSCONI E UMBERTO BOSSI

[…] Ma più che da partiti o passioni si può dire che lo smossero gli scombussolamenti socioeconomici della sua terra, il proliferare di capannoni e viadotti, le acque del lago inquinate, le tradizioni che andavano a ramengo.

 

[…] fino alle elezioni del 1992, ignari della loro sorte, i partiti grandi e piccoli della Prima Repubblica non videro arrivare Bossi e la sua scalcagnatissima congrega.

 

[…]  Tra lui e gli altri leghisti c'era in effetti l'abisso; impossibile che le leghiste, specie se giovani e belle, non fossero innamorate del Senatùr.

 

UMBERTO BOSSI IN CANOTTA

Anche la fine della democrazia interna nei partiti gli deve moltissimo: stava per aprirsi o meglio per riaprirsi la strada dei partiti carismatici e personali, l'epoca regressiva dei re; e non è un caso che una ventina d'anni dopo proprio in casa leghista si sia tentata una successione basata sul sangue – che l'esperimento del Trota sia fallito miseramente è un'altra di quelle circostanze spiegabili col fatto che dopo l'ictus Bossi era ormai l'ombra di se stesso.

 

[…] Ma prima, di tutti i politici affermatisi nel corso dell'interminabile transizione all'italiana, fu il più astuto e spavaldo nel rispondere alle aspettative del suo popolo, anch'esso abbastanza barbarico.

 

banconota padana da cincentmila lire retro

Il punto più alto – o basso, dipende dai punti di vista – venne raggiunto allorché lanciò nell'agone quella specie di esclamazione priapesca, “La lega ce l'ha duro!”, che una volta volle accompagnare con gesto minatorio rivolto alla povera Margherita Boniver (con cui peraltro si ritrovò qualche anno dopo al governo), il braccio nudo che fuoriusciva con pugno dalla manica della giacca.

 

UMBERTO BOSSI IN CANOTTIERA.

E la “gabina”, e la canotta, e “Roma ladrona”, e “attacati al tram” detto in tv a De Mita, e “Berluscaz” e “Berluscaiser”, e “la scureggia nello spazio” con cui liquidò l'illustre politologo Gianfranco Miglio, che pure per qualche anno ebbe come consigliere ideologico, consiglio interrotto dopo una selvaggia litigata.

 

Passò quindi alle minacce insurrezionali, che negli anni 90 facevano più effetto per via della guerra divampata nella ex Jugoslavia, a qualche km di distanza dal confine. Pallottole, esplosivi sui tralicci, l'eco di non so quanti bergamaschi in armi che sarebbe rimbombato nelle valli. Come spesso accade in Italia, un po' faceva ridere, un po' metteva spavento, entrambi le reazioni gli davano la carica, a un certo punto fondò una sorta di milizie, le camicie verdi (si scoprirono poi made in China).

 

UMBERTO BOSSI VERSA L'ACQUA DEL PO

[…] Il furbo Berlusconi se lo portò al governo, ma Umbertone era più furbo, capì che il Cavaliere gli voleva comprare il partito sotto il naso e dopo essersi accordato a tavola con D'Alema e Buttiglione lo fece cadere. Dopo di che diede il via al periodo più incredibile, l'epopea eroicomica di marca celtica, per cui da zero inventò una vera e propria Terra Promessa, la Padania, nozione sconosciuta a qualsiasi storico e geografo.

 

 E insieme ad essa, frettolosamente brevettandoli alla luce di un marketing ruspante, escogitò un popolo, una tradizione, una simbologia, una mitologia, una cosmogonia, insomma tutto, compresa la bandiera con il Sole delle Alpi, che poi con le Alpi c’entrava e non c’entrava, trovandosene traccia anche nell’Africa settentrionale.

 

E' possibile che lo scorrere degli anni ci restituisca la preveggenza di quella fantasmagoria o che invece avvalori la convinzione che di trattava al massimo di una nazione-scimmia; è possibile che anche per Bossi si troverà un posticino nella storia che non sia legato solo al grottesco. Ma lì per lì tutto fu duplicato, fino alla schizofrenia, governo, parlamento, toponomastica, nazionale di calcio, scuola (con movimento degli orsetti padani), meteo, circoli scacchisti, “Collare verde” per cani, pure la creazione di un circo padano fu messa in programma.

 

[…]

 

banconota padana con marco formentini

Grazie a Bossi tornò a contare – sempre molto all'italiana - la componente mitico-magica che per tanti anni in Italia Prima Repubblica aveva fatto evaporare. Ecco quindi l'acqua santa del Po raccolta sul Monviso, l'ampolla, la gita sul grande fiume, la catena umana di un milione anzi due, lo sversamento nelle acque della laguna, giuramenti, bambini, volo di piccioni, nascita ufficiale di Padania, in pratica la secessione – ma non accadde nulla. Da una finestra una signora esponeva il tricolore, lui disse infamie, ci si pulisca il culo, con relativa condanna.

 

MINO REITANO DUETTA CON UMBERTO BOSSI A PORTA A PORTA SPECIALE SANREMO 2004

Ancora oggi è incredibile quanta gente gli credette. Molti rimasero fregati acquistando le zolle del sacro prato di Pontida, o aprendo supermarket made in Padania o quote di villaggi turistici in Croazia; fino a quando non venne fondata e presto affondata la banca, Crediteuronord, e furono guai seri perché con la finanza non si scherza.

 

[…]  La storia è crudele ed è inevitabile stabilire qualche rapporto tra la montagna di debiti e il ritorno dell'alleanza con il Cavaliere, che nel 2001 lo mise alle riforme istituzionali. Lì è difficile dire cosa fece e cosa non fece, mentre è facile illudersi che la sua pazza corsa nella storia politica italiana ebbe una continuazione e forse addirittura un compimento.

 

UMBERTO BOSSI DOPO L'ICTUS

Il mito e l'idolatria di Bossi furono spezzati dal malore che impietosamente se lo prese nel 2004, reduce da un spasmodico duetto con Mino Reitano al dopo-festival di Sanremo, il cantante gorgheggiava Italiaaaa Italiaaa e lui, abbracciandolo paonazzo in volto, contraccambiava Padaniaaa! Padaniaaaa!

 

Il vecchio re barbarico continuò a vivere a lungo nel ricordo come se fosse ancora quello di un tempo; ora che non c'è più davvero, resta da capire quale ruolo tocca dargli nella storia – ammesso che al giorno d'oggi abbia tutta questa importanza.

roberto maroni umberto bossi 1990 foto lapresseUMBERTO BOSSI DURANTE UN COMIZIO CLEMENTE MASTELLA E UMBERTO BOSSIMINO REITANO DUETTA CON UMBERTO BOSSI A PORTA A PORTA SPECIALE SANREMO 2004 UMBERTO BOSSI IN CANOTTIERA umberto bossi e roberto maroni nel 2005 foto lapresseLUCA ZAIA - UMBERTO BOSSI - MATTEO SALVINI UMBERTO BOSSI umberto bossi foto lapresse 7 umberto bossi e silvio berlusconi nel 2000 foto lapresse. umberto bossi foto lapresse 3umberto bossi nel 1998 foto lapresseumberto bossi con roberto maroni alla festa della lega nord 2017 foto lapresseumberto bossi foto lapresse 1attilio fontana umberto bossi foto lapresseumberto bossi foto lapresse 18umberto bossi foto lapresse 4umberto bossi foto lapresse 5umberto bossi alla festa della lega nord 2017 foto lapresseumberto bossi e silvio berlusconi nel 2000 foto lapresseumberto bossi nel 2001 foto lapressegiulio tremonti e umberto bossi 2001 foto lapresseumberto bossi e gianfranco fini nel 2002 foto lapresseumberto bossi e roberto maroni foto lapresse umberto bossi foto lapresse 16umberto bossi foto lapresse 14UMBERTO BOSSI E PIER LUIGI BERSANIumberto bossi 1997 foto lapresseumberto bossi foto lapresse 12umberto bossi foto lapresse 8umberto bossi con il figlio renzo foto lapresseumberto bossi foto lapresse 9umberto bossi foto lapresse 15umberto bossi foto lapresse 11umberto bossi foto lapresse 10umberto bossi silvio berlusconi raffaele fitto pierferdinando casini gianfranco fini 2000 foto lapresseumberto bossi foto lapresse 13umberto bossi e marco minniti 1999 foto lapresseumberto bossi con roberto maroni alla festa della lega nord 2017 foto lapresseumberto bossi e massimo dalema foto lapressesilvio berlusconi e umberto bossi nel 2000 foto lapresseumberto bossi ministro delle riforme 2002 foto lapresseumberto bossi e marco formentini nel 1990 foto lapresseMINO REITANO DUETTA CON UMBERTO BOSSI A PORTA A PORTA SPECIALE SANREMO 2004 silvio berlusconi umberto bossi 2002 foto lapresseUMBERTO BOSSI DURANTE UN COMIZIO

BANCONOTE PADANEmaroni sul palco con bossi a pontida BANCONOTE PADANE. UN MARCO - BANCONOTE PADANE

Ultimi Dagoreport

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO