FATINA MELANDRINA - FLORES D'ARCAIS BASTONA LA NOMINA DELLA MELANDRI: "DA PARTE DI ORNAGHI È UN'AUTENTICA VOLGARITÀ, ANCHE NELLA BENEFICENZA BISOGNEREBBE AVERE STILE" - ARCHEO: VITA DI GIOVANNONA SECONDO IL GRANDE PERNA - QUANDO ERA MINISTRO DELLO SPORT DIVENNE FAMOSA PER LE SUE GAFFES (“I PALLACANESTRISTI...”) - IL GIORNO DELLA VITTORIA DEI MONDIALI DI CALCIO LE CANTARONO “FACCELA VEDE’ FACCELA TOCCA’” - IL CALIFFO STRAVEDEVA PER LEI: “MI ECCITA IN MANIERA MOSTRUOSA”…

1- FLORES BOMBASTICO
Sul profilo twitter di MicroMega brilla un commento del direttore Paolo Flores d'Arcais sul caso Melandri: "La nomina di Melandri da parte di Ornaghi è un'autentica volgarità, anche nella beneficenza bisognerebbe avere stile".

2- VITA DI GIOVANNONA SECONDO IL GRANDE PERNA
Giancarlo Perna per "Il Giornale" - 6 novembre del 2006

Come titolare delle Politiche giovanili e Attività sportive, la ds Giovanna Melandri è un ministro senza portafoglio. Poco male, dicono a Montecitorio, «carina com'è, troverà sempre qualcuno che aprirà il suo (portafoglio, ndr) per lei».

A queste battute maschiliste, Giovanna rabbrividisce. Detesta essere giudicata per il sex appeal. Quando fu eletta miss Montecitorio, rifiutò sdegnosamente il titolo. «Montecitorio non è il nome di un concorso di bellezza», disse con un broncetto così affascinante da confermare in pieno l'elezione. Di seguito, fece circolare il curriculum su cui spicca la laurea in Economia con 110 e lode. Non cambiò nulla. Fu soprannominata Giovanna Settebellezze e ha continuato a colpire per i boccoli biondi, i fianchi rotondi e due gambe da domatrice col frustino. Del suo cervello invece non si occupa nessuno. Anche l'ultima notizia giornalistica che la riguarda è un omaggio alla sua venustà.

Un esperto di madame del calibro di Franco Califano, l'ultrasettantenne autore di «Calisutra», aureo libretto sulle sue imprese d'alcova, ha detto: «Quella che mi ispira più carica erotica è Giovanna Melandri. Per lei farei pazzie. Mi eccita in maniera mostruosa». È assodato: Settebellezze colpisce più per la grazia che per lo spirito. Ne sia lieta. Se no, faccia l'esame di coscienza e veda di capire il perché.

Coi suoi 44 anni, Giovanna è il ministro più giovane del governo. Ha assunto l'incarico di titolare dello Sport in concomitanza con Calciopoli e i Mondiali di calcio. Si è distribuita con sapienza tra le due vicende in modo da apparire tre volte il giorno in tv per tutta l'estate. O era con Guido Rossi, allora commissario straordinario di Federcalcio, o con F.S. Borrelli, il super ispettore. Ma il più delle volte, stava con la squadra di calcio. E qui, non ha avuto che l'imbarazzo della scelta per variare le inquadrature.

La si è vista con Lippi, con Totti, con Gattuso, e l'intero periplo dei calciatori. In ogni circostanza, con nuovi tailleur, sciarpette diverse, acconciature inedite, sbarazzine, matronali, boccolute, frangettate. Solo le dichiarazioni si ripetevano. Alternava i «grazie» a Rossi, Borrelli, Lippi, ai «ho piena fiducia» in Lippi, Borrelli, Rossi. Tale fu la sua simbiosi col mondo del pallone che si guadagnò un secondo soprannome, Fatina azzurra.

La fatina ha fatto la sua prima visita alla squadra nell'allenamento di Coverciano col Mondiale alle porte. L'indomani è entrata al Consiglio dei ministri euforica. Non riusciva a contenere l'entusiasmo per gli aitanti ragazzoni in pantaloncini corti. «...ma voi - ha detto in estasi - non avete visto Luca Toni...». Era con la squadra anche alla finale di Berlino. La affiancavano sugli spalti, Guido Rossi e il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Rossi, vittima dei ricordi liceali, indossava una pashmina bianca, memore della Germania nevosa descritta da Tacito.

C'erano invece 40 gradi e il commissario usava la vezzosa sciarpina etnica come tampone contro la liquefazione del faccione. Settebellezze cercava intanto di coinvolgere il presidente. «Siamo campioni del Mondo», gli urlava in viso sperando di indurlo a sbracciarsi come Pertini ai Mondiali di Madrid dell'82. Ma l'austero Napolitano aveva lo sguardo fisso nel vuoto e la testa in un lontano altrove.

Allora la ministra lo ha trascinato negli spogliatoi. Quando sono entrati, Materazzi reduce dalla testata di Zidane, era in mutande. Il presidente ha percepito che non era quello il suo ambiente e si è esiliato in un angolo. La biondina è rimasta al centro della scena e la squadra non ha avuto occhi che per lei. Perdendo ogni ritegno, i calciatori hanno intonato un coretto: «Faccela vedè... faccela toccà».

La fatina ha riso lusingata, saltellato, ha abbracciato, bevuto spumante, mangiato crostate, sotto l'occhio delle telecamere e i flash dei paparazzi dell'universo mondo. Passata la festa, ha smentito che quei «vedè» e quei «toccà» fossero riferiti a lei. «Non ce l'avevano con me. Volevano la coppa», ha detto ridendo all'Unità il giornale del partito.

La fatina non capisce nulla di sport. Ha molti altri talenti. È un'economista, un'ecologista impegnata, è forte in filosofia e conosce le arti femminili. Ma sul calcio e le altre discipline, zero. In settembre, illustrando alla stampa l'impatto della Finanziaria sullo Sport, ha inanellato strafalcioni ameni, diventati poi gag popolari tra i cronisti. «Dobbiamo ringraziare - ha detto giuliva - gli atleti della bicicletta...». «Si chiamano ciclisti», le hanno urlato insieme due, tre cronisti. Cinque minuti dopo ha detto: «Ringraziamo i pallacanestristi...». «Si chiamano cestisti», ha corretto la platea. E così via.

Per non sbandare, Settebellezze ha bisogno di collaboratori in gamba. Da ministro della Cultura e dello Sport nel '98, a condurla per mano era il capogabinetto Oberdan Forlenza, che fece per lei la riforma del Coni. Oggi, il pesce pilota è il sottosegretario ds Giovanni Lolli, un abruzzese esperto di diritti tv e altri tecnicismi calcistici. Lolli è stimato per l'equilibrio anche dalla Cdl. In particolare, dal conterraneo Gianni Letta che lo considera un antidoto all'antiberlusconismo pasionario della ministra.

La fatina è indifferente alle sue lacune e comanda il ministero col piglio di un tigrotto. La settimana scorsa ha proibito ai suoi due sottosegretari, Lolli e Elidio De Paoli (Lega autonomia lombarda) di fare dichiarazioni senza il suo placet. De Paoli ha replicato: «Ho 58 anni, figuriamoci se mi faccio intimidire. Melandri si rassegni: leggerà le mie dichiarazioni il giorno dopo sui giornali».

Il pennacchio di Settebellezze è la nascita a New York. Le dà un alone di internazionalità che le piace da morire. Ma negli Usa è stata solo fino a quando il babbo, Franco, ha avuto l'incarico di direttore di Rai Corporation. A tre anni, la bimbetta era già a Roma e qui è vissuta. La mamma, Cesarina Minoli, è una traduttrice dall'inglese. Per questa via, la fatina è cugina di Gianni Minoli, noto volto notturno della Rai-tv.

Rientrata dagli States, la famiglia si insediò alla Balduina, quartiere borghese della Capitale. Giovanna frequentò lo Scientifico dalle suore del Santa Giuliana Falconieri. «Non mi trovavo bene. Ero allergica al contesto», dichiarerà in seguito per sottolineare il suo laicismo. Per sottolineare invece la sua intelligenza confiderà: «La filosofia era la mia materia preferita. Facevo accese discussioni su Feuerbach e Schopenhauer».

Presa la licenza, si iscrisse alla Facoltà di Economia e si laureò con una tesi sulla riforma fiscale dell'aborrito Ronald Reagan. «Abbiamo studiato economia - ha dichiarato affranta, parlando in nome di un'intera generazione - in quei brutti anni '80 in cui il mondo accademico accoglieva il vento gelido che veniva da Reagan e dalla Thatcher e si convertiva al neoliberismo. Ci siamo stretti tra noi e ai nostri maestri» e cita i due preferiti: Federico Caffè e Ezio Tarantelli, entrambi tragicamente scomparsi.

Un modo per dire che anche lei, nonostante i boccoli e i tailleur pastello, conosce i dolori del mondo. Dopo un tirocinio alla Montedison e una militanza in Legambiente, la ritroviamo a 29 anni nella direzione del neonato Pds. Deputata nel '94, è ministro del Beni Culturali nel '98, designata dal predecessore Walter Veltroni, amico d'infanzia.

Il '98 è il suo grande anno. A ridosso della nomina a ministro, la fatina aveva messo al mondo Maddalena con la collaborazione di un simpatico avvocato, Marco Morielli, suo compagno. Tra maternità e politica, Giovanna non ha dubbi: sceglie entrambe. Attrezzò le stanze del ministero per lavorare e insieme allattare la bimba. Ad aiutarla nello svezzamento, la fida Lucia Urcioli, allora segretario particolare, oggi capo della segreteria.

Urcioli è la pietra angolare di Giovanna. È la confidente, la consigliera, l'alter ego. Con un simile appoggio, la fatina poteva lasciare a balia il bebè e concedersi pause di libertà. Correva dal suo parrucchiere, Angelo dei Sargassi in via Frattina, e si lasciava agghindare per i party serali. Poco dopo, era raggiunta da un ministerial commesso con diversi abiti. Settebellezze li provava uno a uno per scegliere il più adatto all'acconciatura del giorno.

L'avvocato Morielli è parte della sua vita da alcuni lustri. È un benestante, calmo e riflessivo. Con queste doti ha reagito alla sbandata della fatina per il musicista Nicola Piovani. Nel 2001, Chi pubblicò una foto dei due che si baciavano furtivi sul Lungotevere. Altre apparvero su Novella 2000 col titolo «La passione è melandrina» e Melandrina divenne un ennesimo soprannome di Settebellezze. La storia durò qualche tempo, senza che Morielli battesse pubblicamente ciglio.

Con la stampa, la sua stoica reazione minimizzatrice fu: «Tranquilli. Tutto è sotto controllo. Siamo giovani, siamo aperti. E io sono uomo di sinistra», cioè uomo di mondo. Tornata tra le sue braccia, Melandrina commentò: «Nelle lunghe relazioni è possibile incagliarsi in qualche secca. Ma Marco è un fuoriclasse e l'uomo della mia vita». Per mettere una pietra sopra la faccenda, cambiarono casa. Lasciarono quella in affitto sul Gianicolo.

Giovanna rifiutò l'appartamento di Marco ai Parioli, considerando un insulto per una donna di sinistra acqua e sapone come lei, diventare una snob pariolina. Così, hanno preso un attico vista Tevere al Testaccio, quartiere popolarissimo. Il palazzo è il cosiddetto Cremlino, per la mole da edificio staliniano e storica sede di una sezione dell'ex Pci. Nello stabile abitano anche Giuliano Ferrara e Enrico Letta. Con simili inquilini, il Cremlino è diventato uno status symbol proletario a 20mila euro il metro quadro. Pare che negli anni '50, l'appartamento ora della coppia appartenesse a un originale che ci abitava con una tigre, la quale lo sbranò.
I nostri auguri all'avvocato Morielli.

 

PAOLO FLORES DARCAIS melandri a malindica59 mat bernabei gio melandri evel christillinmelandri piovani CHI 05chi giovanna melandri compagnoca39 testa melandri matilde bernabeicorr look02 giovanna melandri accasciataveltroni melandri madia LE DUE ORFANELLEegi06 gianni letta gio melandriARTEFATTI melandri ministroza02 marco moriello giovanna melandriknnd37 veltroni melandriGiovanna Melandri Fulvio Conti Mario Monti Melandri e famiglia - di Stefano Cardone per "Oggi"

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