putin erdogan libia

SI PAPPANO LA LIBIA E NOI STIAMO A GUARDARE - FORSE VI SIETE DISTRATTI MA RUSSIA E TURCHIA HANNO MESSO I PIEDONI SOTTO CASA NOSTRA - MOSCA SOSTIENE IL GENERALE HAFTAR CHE E’ ALLE PORTE DI TRIPOLI, ANCHE GRAZIE A MERCENARI DI CIAD E SUDAN - IL GOVERNO DI AL SERRAJ È SOSTENUTO DA ERDOGAN CHE HA AVVIATO TRATTATIVE CON PUTIN. LA PROSPETTIVA È UNA REPLICA DEI PATTI SIRIANI, CON I DUE CHE SI ACCORDANO PER DIVIDERE INFLUENZA E RISORSE PETROLIFERE…

erdogan putin

1 - L'URLO DI TRIPOLI CON I RUSSI ALLE PORTE "DOV' È L'EUROPA?"

Estratto dell’articolo di Vincenzo Nigro per “la Repubblica”

 

[…] Khalifa Haftar giovedì notte aveva promesso: «È scattata l' ora zero, entreremo a Tripoli». Qui ancora non si vede. Ma a 10 chilometri dal centro della città combattono pesante. […] L' assedio del generale in pensione di Bengasi continua: dal 4 aprile ha ricevuto montagne di armi da russi, egiziani, emiratini e anche francesi. Eppure Tripoli resiste. […] La Turchia è tornata in forze in Libia, difende il governo di Fayez al-Serraj. E in queste ore sta combattendo nell' ombra una battaglia decisiva per evitare che i mercenari di Haftar (ciadiani, sudanesi) entrino a Tripoli. Magari non per conquistarla, ma anche solo per scuotere il governo Serraj e farlo crollare.

 

MACRON HAFTAR

«Da quando Haftar ha iniziato l' attacco abbiamo visto feriti di ogni tipo, hanno fatto dei crimini di guerra che nessuno racconta», dice Mohammad M., un volontario paramedico […] Mohammad racconta la guerra vista dagli ospedali: «La cosa più schifosa è quando hanno iniziato a bombardare proprio gli ospedali: un giorno, alle 9.30, con i miei colleghi, con gli autisti delle ambulanze e gli infermieri, stavamo finendo la colazione tutti insieme. Hanno colpito l' ospedale con tre bombe, ma poi sono tornati. Ho visto salire dal terreno fili di fumo bianco: io ho lavorato con gli sminatori, quello era fosforo bianco che stava per attivarsi, siamo fuggiti via».

 

KHALIFA HAFTAR

I droni Gli attacchi a Tripoli sono messi a segno da droni fabbricati dai cinesi e operati da ufficiali emiratini nelle basi di Haftar dell' Est. L' aeroporto di Al-Khadim con una control room anche a Rajma, dove c' è il comando di Haftar. Nei comandi, a pianificare l' offensiva, ci sono ufficiali russi. Vicino al fronte, a Sud di Tripoli, ci sono altri mercenari russi della compagnia Wagner.

 

I turchi hanno risposto a maggio con i loro droni, che per Erdogan sono anche un affare di famiglia: il velivolo Bayraktar è prodotto dalla fabbrica del genero del presidente turco, Selkuc Bayraktar. A Tripoli sono arrivati decine di consiglieri turchi, guidati dal generale Irfan Tur Ozsert. A settembre il sostegno turco si era esaurito, ma adesso miracolosamente - dopo l' accordo Tripoli- Ankara del 27 novembre - i droni sono tornati a volare.

PUTIN ERDOGAN

 

Continua Mohammad: «Dai droni di Haftar lanciano anche bombe cluster, che all' interno hanno centinaia di altre piccole bombette, di quelle che poi esplodono ferendo soldati, civili, donne bambini. Tutti feriti che abbiamo curato nei nostri ospedali». All' improvviso, dice Mohammad, «da settembre abbiamo visto che cambiava il tipo di ferite che curavamo. I soldati venivano colpiti non tanto dalle schegge delle bombe, ma dai colpi dei cecchini. […] Non erano cecchini libici, erano dei killer schifosi ». Sono i cecchini della Wagner, la compagnia di contractor di Evghenij Prigozhin, amico di Putin.

 

CONTE SERRAJ

L' intelligence di Tripoli ha iniziato a lavorare: hanno intercettato comunicazioni in russo, poi hanno trovato i corpi, i passaporti, i telefonini di alcuni mercenari russi uccisi dai bombardamenti dei droni turchi. Tutto, i documenti, le foto dei contenuti dei cellulari, adesso è sui social media libici. Così come gli elenchi, i passaporti dei turchi scesi perfino negli alberghi di Tripoli, pubblicati sugli account Facebook di Bengasi. […]

 

2 - ITALIA, È L'ULTIMA CHANCE IN LIBIA PUÒ TRATTARE CON I DUE CONTENDENTI

Gianluca Di Feo per “la Repubblica”

 

PUTIN ERDOGAN

Ieri mattina all' alba due Falcon dei servizi segreti sono decollati da Ciampino verso la Libia. Sono atterrati a Misurata e ad Al Abraq, gli aeroporti chiave dei due eserciti che si contendono il Paese, per i preparativi finali della visita di Luigi Di Maio: l'ultima chiamata per i contendenti prima che si scateni il caos. E l' ultima occasione offerta all'Italia e all' Europa per impedire che le strade di Tripoli diventino un campo di battaglia infernale. O che Mosca e Istanbul si accordino per una spartizione della Libia, cambiando la storia del Mediterraneo.

 

La missione del ministro degli Esteri in Tripolitania e Cirenaica è stata preceduta da un intenso lavoro degli emissari dell' Aise, la nostra intelligence esterna. L' obiettivo è semplice: trasformare la debolezza della posizione italiana in punto di forza. Siamo gli unici ad avere sempre mantenuto il dialogo con entrambi gli schieramenti e i soli a potere garantire una trattativa neutrale, senza imporre protettorati di sapore coloniale.

giuseppe conte incontra fayez al serraj 2

 

Il messaggio per i due governi rivali è chiaro: i libici sanno che Roma è sempre stata un partner affidabile, mentre mettendosi nelle mani di russi e turchi rischiano un futuro soggiogato. Anche Francia e Germania si sono rese conto di quanto sia pericolosa la situazione: almeno per ora, hanno messo da parte calcoli e gelosie per sostenere l' iniziativa italiana.

 

Lo ha dimostrato Angela Merkel che ieri ha telefonato a Vladimir Putin proprio per affrontare la questione libica. Un colloquio - secondo il Cremlino - in cui si è «sottolineata l'importanza di evitare un' ulteriore escalation e la necessità di riprendere il dialogo di pace. Putin ha riconfermato la volontà di continuare ad agevolare gli sforzi di mediazione della Germania e dell' Onu».

putin erdogan

 

Bisognerà capire quali saranno le mosse di Mosca. Negli ultimi mesi l' avanzata delle forze di Haftar verso la capitale è stata resa possibile dai mercenari russi della Wagner, una compagnia privata strettamente legata al Cremlino, che hanno frantumato le linee di resistenza. La reazione è stata gettare il debole governo di Tripoli nelle braccia di Erdogan, che domenica ha ribadito di essere pronto a entrare in campo con i suoi soldati ma nello stesso tempo ha avviato trattative con Putin. La prospettiva è una replica dei patti siriani, con il nuovo Zar e il nuovo Sultano che si accordano per dividere influenza e risorse petrolifere.

 

KHALIFA HAFTAR

C' è un punto che però i dignitari libici d' ogni fazione hanno ben presente: né la vittoria militare, né un' intesa turco-russa potranno dare stabilità al Paese. Haftar può entrare a Tripoli, ma non sarà in grado di controllarla: la popolazione non vuole passare dalla dittatura del colonnello Gheddafi a quella del generale che lo ha servito per anni. Nel giro di poche settimane la città si trasformerebbe in un dedalo di imboscate.

 

Invece una pace imposta da russi e turchi scatenerebbe risposte imprevedibili delle nazioni confinanti. A partire dall' Egitto, che ha lunghi conti in sospeso con Istanbul per il sostegno ai Fratelli Musulmani.

PUTIN ERDOGAN

 

Ed ecco la chance per l' Italia di costruire un percorso diverso, con l' avvio della mediazione tra libici sotto la supervisione dell' Europa e dell' Onu da concretizzare nella prossima conferenza di Berlino. Un tentativo estremo, sostenuto dalle parole del presidente Mattarella all' intero corpo diplomatico: «Solidarietà politica e comune visione in vicende come quelle che coinvolgono da troppo tempo la Libia sono indispensabili e sarebbero giovevoli».

 

AL SERRAJ

Domani sarà a Roma anche il segretario generale dell' Onu Antonio Guterres. E il capo dello Stato si è rivolto anche alla Nato: «Un' alleanza che vorremmo sempre strumento di solidarietà in tutte le direzioni di strategia di sicurezza. Con concreta uguale attenzione nei confronti di tutte le minacce, anche quelle che -in termini di instabilità e terrorismo - continuano a provenire dal quadrante meridionale ». Perché il grande assente di questa partita sono gli Usa, inizialmente schierati con Haftar e adesso intimoriti dalla degenerazione del conflitto. Ma rimasti finora in silenzio.

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