
GIAVAZZI? E MO’ SO CAZZI – L’ECONOMISTA VICINO A DRAGHI AZZANNA IL GOVERNO MELONI: “ANZICHÉ CREARE LE CONDIZIONI PER SOSTENERE LA CRESCITA, GIORNO DOPO GIORNO PARE IMPEGNATO A NON FAVORIRLA, SE NON PROPRIO AD OSTACOLARLA. DA UN LATO PERCHÉ LE NUOVE NORME ADOTTATE PER AIUTARE GLI INVESTIMENTI DELLE IMPRESE SI STANNO DIMOSTRANDO DI DIFFICILE ATTUAZIONE. E POI PERCHÉ LA CONCORRENZA AL GOVERNO PROPRIO NON PIACE” – LE NOMINE “AMICHE” A CONSOB E ARERA: “SONO DOVUTE PIÙ AD APPARTENENZA POLITICA CHE ALLA CAPACITÀ DI SVOLGERE RUOLI CRUCIALI PER IL FUNZIONAMENTO DELL’ECONOMIA”
Estratto dell'articolo di Francesco Giavazzi per il “Corriere della Sera”
[…] il nostro problema più grave non è il debito, bensì la mancanza di crescita. Basterebbe un po’ di crescita perché il debito scomparisse dalla scena, ma senza crescita esso potrebbe trasformarsi in una zavorra capace di affondarci.
Negli ultimi mesi le prospettive di crescita sono peggiorate ovunque in Europa, ma il rallentamento è stato leggermente peggiore in Italia che nella media dei Paesi dell’Eurozona. Le ultime previsioni del Fondo monetario internazionale indicano per l’Italia, una crescita di 0,5% quest’anno e 0,8 l’anno prossimo, contro 1 e 1,2 nella media dell’Eurozona.
Ieri, quando i dati pubblicati dall’Istat hanno mostrato una crescita negativa nel secondo semestre (aprile-giugno) dell’anno, lo spread Btp-Bund ha reagito allargandosi, se pur di poco: da 85 a 87 punti circa, forse anche per le crescenti preoccupazioni di una crisi del debito francese.
E tuttavia, anziché creare le condizioni per sostenere la crescita, giorno dopo giorno il governo pare impegnato a non favorirla, se non proprio ad ostacolarla. Da un lato perché le nuove norme adottate per aiutare gli investimenti delle imprese si stanno dimostrando di difficile attuazione.
È il caso di Industria 5.0: la stima è che, a fine anno, sui 6,3 miliardi messi a disposizione dalla legge di Bilancio, solo 2,8 verranno prenotati dalle aziende. E anche questo obiettivo pare ottimista […].
giorgia meloni e giancarlo giorgetti - question time alla camera
E poi perché la concorrenza, come ha scritto Carlo Stagnaro su Il Foglio, «al governo proprio non piace, e non fa nulla per nasconderlo!». La legge annuale sulla Concorrenza 2025, che è uno degli impegni del Pnrr, ha cominciato il suo iter parlamentare, ma dopo la revisione degli obiettivi e delle condizioni del piano, che Fitto e Meloni hanno negoziato con Bruxelles, quel disegno di legge è diventato una scatola che contiene veramente poco.
Un poco che si può suddividere tra alcune norme prive di carattere innovativo, qualche chiarimento interpretativo, qualche novità al margine e qualche misura consumieristica, non concorrenziale, come il nuovo reato di utilizzo improprio di cosmetici, l’inasprimento delle sanzioni per l’impiego illecito dei biocidi, l’estensione della categoria di presidi medico- chirurgici a prodotti che finora ne erano esclusi e così via.
FRANCESCO GIAVAZZI - DALLA SUA PAGINA FACEBOOK
Infine il Consiglio dei ministri si appresterebbe a varare alcune nomine importanti. Alla presidenza della Consob, l’Autorità che vigila sui mercati finanziari, verrebbe nominato, alla scadenza dell’attuale presidente, un sottosegretario del governo in carica, e alla presidenza di Arera, l’agenzia che regola e controlla energia elettrica, gas, servizi idrici e il ciclo dei rifiuti, un tecnico, accompagnato però dal solito gruppetto di politici in cerca di occupazione, alcuni designati dalla maggioranza, altri dall’opposizione.
È già accaduto in passato, ma ancora una volta queste scelte fanno pensare che le nomine siano dovute più ad appartenenza politica che alla capacità di svolgere ruoli cruciali per il funzionamento dell’economia.
Insomma, è giunto il tempo di entrare nel merito delle scelte e degli effetti che esse producono per il Paese.
Giavazzi Draghi
raffaele fitto giorgia meloni
mario draghi e giorgia meloni a palazzo chigi
giorgia meloni e giancarlo giorgetti - question time alla camera
giorgia meloni e giancarlo giorgetti - question time alla camera