FUOCO E FIAMME GIALLE - GRANDE IMBARAZZO IN GUARDIA DI FINANZA PER LE TELEFONATE, SMS, RIUNIONI SEGRETE E INCONTRI CON I MINISTRI DEL GENERALE ADINOLFI, CHE HA FATTO DI TUTTO PER IMPEDIRE LA NOMINA DI CAPOLUPO AL VERTICE - TANTO CHE OGGI ALLA PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO SUL RICICLAGGIO MANCAVANO ENTRAMBI, MAI SUCCESSO

1. GRANDE IMBARAZZO PER LA GUARDIA DI FINANZA E I RAPPORTI CON LA 'CARBONERIA' RENZIANA: OGGI AL RAPPORTO SULL'ANTIRICICLAGGIO MANCAVANO I VERTICI

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Michele AdinolfiMichele Adinolfi

Caro Dago, l'imbarazzo ai vertici della Guardia Finanza per le intercettazioni del generale Adinolfi con la "carboneria" renziana ormai si taglia con il coltello. Questa mattina, alla presentazione in Banca d'Italia del rapporto annuale dell'Uif sull'antiriciclaggio, non c'erano i vertici delle Fiamme gialle che di solito non mancano mai.

 

Il più alto in grado era il generale di brigata Giuseppe Bottillo. Gli altri tutti al comando generale a rimuginare sull'articolone del Corriere della Sera, che contiene un garbato endorsement per Luciano Carta come prossimo comandante generale.

Franck

 

 

2. TELEFONATE, SMS E RIUNIONI SEGRETE: LA GUERRA PER I VERTICI DELLA FINANZA

Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”

 

MICHELE ADINOLFI MICHELE ADINOLFI

«Non è che sto lì a fare il comandante in seconda. Io mi vado a incatenare davanti a Via XX Settembre»: così parlava il 28 gennaio 2014 il generale Michele Adinolfi. E invece un anno e mezzo dopo, esattamente lunedì 6 luglio, è diventato comandante in seconda, vice di Saverio Capolupo. Cioè l’uomo che aveva cercato in ogni modo di ostacolare rivolgendosi a politici e ministri — come lui stesso racconta — per impedire che rimanesse al vertice della Guardia di Finanza. È l’effetto paradossale di una legge che impone la nomina automatica del generale più anziano. E tanto basta per comprendere quale sia il clima che si respira in queste ore all’interno delle Fiamme gialle .

 

Quanto alto sia il livello di tensione che segna le decisioni di un comandante consapevole di potersi ormai fidare di pochissime persone. Alla scadenza del suo mandato mancano nove mesi, ma quel che potrà accadere sino ad allora nessuno è in grado di prevederlo. Perché i giochi si sono riaperti, le rivalità interne appaiono ora più che mai evidenti e il rischio forte è quello di una lacerazione dei rapporti tra i vertici che può avere effetti negativi sull’intero Corpo.

 

Svariate nomine sono state decise nelle ultime settimane, ma per comprendere davvero che cosa stia accadendo bisogna tornare a tre mesi fa, e sviluppare la trama emersa in un’inchiesta penale che coinvolgeva Adinolfi soltanto marginalmente e invece l’ha fatto tornare, suo malgrado, protagonista.

COMANDANTE CAPOLUPO COMANDANTE CAPOLUPO

 

La visita al Pd

È il 3 aprile quando i giornali pubblicano stralci dell’informativa dei carabinieri del Noe depositata dai magistrati di Napoli dopo gli arresti dei responsabili della Cpl Concordia. Nel documento si evidenzia «la reazione del generale Michele Adinolfi rispetto alla proposta di proroga del generale Saverio Capolupo come comandante della Finanza, manifestando il proposito di non rassegnarsi così facilmente».

 

Ma anche «il fatto che, alla vigilia della proposta di nomina in Consiglio dei ministri del comandante generale della Finanza, Adinolfi si sia recato nella sede di un partito politico (il Pd, ndr ) entrando, peraltro, volutamente dalla porta laterale e secondaria». Si fa cenno a «conversazioni del generale con Matteo Renzi e con Luca Lotti» — compreso l’invio di numerosi sms — ma i colloqui sono coperti da omissis e dunque non se ne conosce il dettaglio.

dambrosio saverio capolupo simonetta matone dambrosio saverio capolupo simonetta matone

 

Ufficialmente Capolupo non ha alcuna reazione, Adinolfi invece smentisce pubblicamente di aver ordito qualsiasi manovra. Non basta. I rapporti già tesi tra i due diventano gelidi, ai vertici di via XX Settembre appare chiaro quel che fino ad allora si era soltanto sospettato. La «manovra» che qualcuno aveva ipotizzato per evitare che Capolupo ottenesse una proroga del suo mandato adesso si mostra nella sua evidenza, anche se mancano dettagli e non si sa con precisione chi abbia aiutato Adinolfi a tessere la tela dei rapporti politici. C’è soddisfazione per il fatto che Renzi non abbia comunque ceduto alle «pressioni», rimane il problema per il comandante di individuare di chi potersi davvero fidare.

 

Il capo di stato maggiore

La tensione si riverbera anche in altri settori. Capolupo conta su alcuni fedelissimi, ma appare indebolito. Ci sono numerosi dossier aperti, la squadra che lo affianca talvolta non sembra assecondare pienamente le sue direttive. Il generale capisce che forse è arrivato il momento di effettuare alcuni avvicendamenti. Il capo di stato maggiore Fabrizio Cuneo, viene destinato al comando aeronavale centrale — dove intanto era andato Adinolfi — e lascia il posto a Giancarlo Pezzuto che con Capolupo ha già collaborato a Milano ai tempi di Mani Pulite.

 

GENERALE LUCIANO CARTAGENERALE LUCIANO CARTA

La nomina a vicecapo dell’Aisi, una delle due agenzie dei servizi segreti, di Vincenzo Delle Femmine consente invece di far tornare a Roma in un ruolo strategico come la guida dei Reparti speciali, Luciano Carta, generale apprezzato e stimato da tutti. Altri incarichi ritenuti importanti per la tenuta e la stabilità della Guardia di finanza — ad esempio il comando Regionale del Lazio affidato a Bruno Buratti — sono stati già decisi. Ma la partita non è chiusa, come del resto dimostra quanto emerso proprio dalle carte processuali di Napoli.

 

La scorsa settimana, quando il Fatto Quotidiano pubblica l’intercettazione di Adinolfi che parla con Renzi del governo guidato all’epoca da Enrico Letta e quelle in cui si raccomanda agli uomini del suo entourage per diventare comandante generale, si svela che cosa è accaduto un anno fa. E si conferma la solidità di rapporti e amicizie consolidati nel corso degli anni sul quale il generale continua a contare. Le nuove carte depositate a Napoli, questa volta senza omissis delineano i contorni della trama e i suoi protagonisti.

 

«Ci vediamo all’ispettorato»

RENZI 
LOTTI
RENZI LOTTI

Ci sono dettagli che spiegano più di mille parole. E sono in molti tra gli ufficiali di vertice ad aver notato quanto si sia impegnato per Adinolfi, il generale ora in pensione Vito Bardi, finito due volte sotto inchiesta a Napoli e poi uscito indenne dalle accuse. Ma anche la familiarità con il generale Giorgio Toschi, il comandante dell’ispettorato istituti di istruzione, fratello di Andrea Toschi, l’ex presidente della banca Arner arrestato nell’ambito dell’inchiesta sulla holding di partecipazione finanziaria Sopaf.

 

dario nardella allo stadio dario nardella allo stadio

Il 17 gennaio, proprio nei giorni di massima agitazione per l’imminente proroga di Capolupo, i carabinieri intercettano una telefonata e annotano: «Bardi chiama Adinolfi e gli dice: “mi diceva coso che alle 6 sei lì all’ispettorato... poi alle 8 andiamo a prendere le signore”. Dicono che andranno ala Taverna Flavia “tanto per stare un po’ insieme”.

 

Adinolfi dice che sarà “all’ispettorato alle 5.30”». Gli investigatori accertano che la riunione all’ispettorato avviene proprio nell’ufficio di Toschi e la sera i tre vanno a cena con le mogli. Nel ristorante viene piazzata una microspia, l’argomento affrontato è sempre lo stesso: la rimozione di Capolupo.

 

Del resto appena qualche giorno prima Adinolfi lo aveva detto chiaramente anche a Dario Nardella, uno degli uomini più vicini a Renzi e all’ex capo di gabinetto del ministero dell’Economia Vincenzo Fortunato. E se l’era presa con l’allora ministro Fabrizio Saccomanni: «Io non ci vado più, voglio che il ministro lo ascolti, mi sono fatto sentire da ben altri ministri e lui lo sa». Ancor più esplicito era stato in un sms inviato a Luca Lotti: «Siamo tutti senza parole, un ministro che non si sa se resta, che sei mesi prima porta in consiglio una nomina di questa portata».

FABRIZIO SACCOMANNI BANCA DITALIA resize FABRIZIO SACCOMANNI BANCA DITALIA resize

 

Adinolfi e Capolupo ora convivono sullo stesso piano al comando generale. I loro uffici sono divisi da un lungo corridoio. La partita per la successione appare ancora tutta da giocare.

 

 

 

 

 

 

 

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