ABRA CATRICALÀ-BRA - LA FURBATA DEL CATRILETTA DI INSERIRE UN “BIS” ALL’ART.18 (CHE PREVEDE LICENZIAMENTI SENZA OBBLIGO DI REINTEGRO NELLE AZIENDE FINO A 50 DIPENDENTI) CON LA SCUSA DELLE LIBERALIZZAZIONI NON È PIACIUTA ALLA FRIGNERO - LA CAMUSSO PRENDE TEMPO E ASPETTA COME IL CINESE SULLA RIVA DEL FIUME CHE I DUE SI SCANNINO DA SOLI PER NON FAR SALTARE LA TRATTATIVA COL GOVERNO SUL CASO FIAT - SE LA BOZZA RESTERÀ INVARIATA SARANNO CULATELLI AMARI PER BERSANI: APPOGGIARE LE LIBERALIZZAZIONI O DIFENDERE L’ART.18?…

Stefano Feltri per "Il Fatto Quotidiano"

Il giorno dopo non si registrano dichiarazioni di guerra, ma l'atmosfera è cambiata. Ieri mattina il ministro del Welfare Elsa Fornero ha chiamato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà e gli ha chiesto conto di quella norma sull'articolo 18 inserita a sorpresa nella bozza del decreto liberalizzazioni.

Come anticipato ieri dal Fatto, nel testo provvisorio che circola in questi giorni c'è un incentivo alle imprese ad aggregarsi: se due o più aziende con meno di 15 dipendenti si fondono e assommano meno di 50 lavoratori complessivi, in caso di licenziamenti senza giusta causa continua a non scattare l'obbligo di reintegro (che secondo l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori del 1970 è previsto solo oltre i 15 dipendenti).

La linea di Catricalà è difensiva: il testo che circola non è quello definitivo, quindi non c'è molto da commentare. Ma tutti sanno, dalla Fornero ai sindacati, che le bozze non sono scritte da qualche consulente esterno, arrivano dagli uffici e spesso vengono fatte circolare in anticipo proprio per misurare le reazioni dell'opinione pubblica e calibrare meglio il testo definitivo.

È davvero singolare trovare un intervento sull'articolo 18 nella bozza di un decreto sulle liberalizzazioni", commenta Raffaele Bonanni della Cisl. Ma è sull'asse Pd-Cgil che la sorpresa e il fastidio sono maggiori. Il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani sceglie una linea pilatesca: "Non ragiono su bozze".

Ma Stefano Fassina, esponente della sinistra del partito e considerato in sintonia con il leader, boccia non solo l'inserimento della riforma dell'articolo 18 nel decreto, ma anche la premessa economica che ne è alla base: "È sbagliato tentare di incentivare le aggregazioni tra imprese attraverso l'innalzamento della soglia di applicazione dell'art 18". Intanto il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, prende la palla al balzo e parte all'attacco: "È il momento di eliminare un'anomalia come l'articolo 18".

Susanna Camusso si prende un po' di tempo per capire meglio le intenzioni del governo, impegnata in un delicato confronto con la Fiom sul caso Fiat. All'inizio del direttivo di ieri il segretario ha dichiarato: "Siamo seriamente interessati a provare a fare un accordo sindacale con il governo". Non una parola sull'articolo 18.

Un silenzio che si spiega in due modi: la Camusso sa che iniziare a parlare di articolo 18 significa compromettere tutto il dialogo con il governo e sa anche che il ministro Elsa Fornero è rimasta tanto sorpresa quanto lei nel leggere i giornali di ieri. Negli incontri bilaterali dei giorni scorsi l'ipotesi non è mai comparsa. Certo, la sinistra della Cgil con Giorgio Cremaschi e altri chiede di non trattare più con un governo che da un lato (Fornero) esclude interventi sull'articolo 18 e dall'altro (Palazzo Chigi) li prevede per decreto.

Ma per ora si può attribuire tutta la colpa a Catricalà e il dialogo Fornero-Camusso-Marcegaglia (che pure qualcosa sapeva della bozza) può reggere. Discorso diverso per gli equilibri dentro il governo. Al ministero del Welfare la Fornero ha dovuto registrare quantomeno una mancanza di comunicazione con Catricalà.

E anche questo episodio alimenta la crescente confusione che da alcuni giorni sembra permeare la squadra dei tecnici di governo: prima gli scandali delle vacanze di Carlo Malinconico (il sottosegretario si è dimesso), poi la casa Inps comprata con lo sconto dal ministro Filippo Patroni Griffi (operazione legittima, ripete lui che però ammette di aver pensato di lasciare).

Tutti i giornali, anche quelli più filogovernativi, all'improvviso hanno scoperto che ci sono conflitti di interesse e nomine discutibili anche in questo governo (dall'ex banchiere Mario Ciaccia alle Infrastrutture, a Corrado Passera ex azionista con Intesa di Ntv che vigila sui treni). E ora il caso Catricalà che, da solo, rischia di far saltare il dialogo sulla riforma del mercato del lavoro.

La vicenda della bozza ha altri risvolti destabilizzanti. Primo: Catricalà risponde direttamente a Monti il quale all'inizio del suo mandato aveva detto che non c'era più tempo per "certe ritualità del passato", intendendo la concertazione con i sindacati. Poi ha cambiato idea ma, evidentemente, qualche ruvidezza è rimasta. Secondo punto: Catricalà, dopo la caduta di Malinconico, resta l'ultimo pilastro del sistema Letta (Gianni) nel governo. Se un infortunio, per ora solo formale, dovesse mettere in dubbio la sua permanenza a Palazzo Chigi, gli equilibri alla base del governo Monti potrebbero vacillare parecchio.

 

fornero monti catricala PIERLUIGI BERSANI susanna camusso RAFFAELE BONANNI STEFANO FassinaFilippo Patroni Griffi

Ultimi Dagoreport

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

donald trump peter thiel mark zuckerberg elon musk jordan bardella giorgia meloni nigel farage

DAGOREPORT – PER IL “T-REX” TRUMP (COPYRIGHT GAVIN NEWSOM) I SOVRANISTI EUROPEI SONO DINOSAURI VICINI ALL’ESTINZIONE. È LA MORTE DI QUELLA BANALE DIALETTICA CHE CI TRANQUILLIZZAVA (TIPO MELONI CONTRO SCHLEIN) A FAVORE DELLA POLITICA DEL CAOS: TU PRENDI L’UCRAINA, IO TOLGO MADURO DAL VENEZUELA, PRENDO LA GROENLANDIA E UN TERZO CONTINENTE A SCELTA – CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), E IN PROCINTO DI ANNETTERE LA GROENLANDIA, CON O SENZA ARMI, PURE CHI VEDEVA IN LUI UN CONDOTTIERO SI È DOVUTO RICREDERE. E COSÌ, DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE DALLE FAUCI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO

giampaolo rossi fiorello cucina

FLASH – È MAI POSSIBILE CHE FIORELLO SI METTA A CUCINARE NELLA SUA STANZA DI VIA ASIAGO, IN BARBA ALLE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO, E CHE I DIRIGENTI RAI NON PROFERISCANO PAROLA AL RIGUARDO? LA RAI È UNA TV PUBBLICA, E NESSUNO, NEMMENO FIORELLO, PUÒ FARE COME GLI PARE SENZA DARE LE DOVUTE SPIEGAZIONI - LA DOMANDA VERA, IN FONDO, È: CHI È IL VERO CIALTRONE? CHI CUCINA IN UFFICIO SENZA AUTORIZZAZIONE? I DIRIGENTI CHE SENZA AVERLO AUTORIZZATO TACCIONO? OPPURE, C’È QUALCHE CAPOCCIONE DELLA RAI CHE HA PERMESSO A FIORELLO DI SPADELLARE A VIA ASIAGO, ALLA FACCIA DELLE REGOLE DELLA TV PUBBLICA? DAGOSPIA ASPETTA RISPOSTE...

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...