NASTRI & BAVAGLI – MI-JENA GABANELLI: “LE REGOLE SU PRIVACY E DIFFAMAZIONE CI SONO GIÀ” – “QUELLA CONVERSAZIONE DI CROCETTA NON L’AVREI PUBBLICATA”

Gianluca Roselli per il “Fatto Quotidiano”

 

Le faccende strettamente personali di soggetti non coinvolti in indagini non devono essere pubblicate: ma occorre valutare il caso e anche il contesto. Quella conversazione di Crocetta io non l’avrei pubblicata”. Milena Gabanelli, giornalista, ideatrice di Report, segue con interesse il dibattito sulle intercettazioni. E sulle registrazioni audio/video “rubate”.

MILENA GABANELLI NEL 1991MILENA GABANELLI NEL 1991

 

Un emendamento di Ncd, poi corretto dal governo, ha cercato di vietare le registrazioni nascoste. Avrebbe creato problemi a Report?

 

A dire il vero non ho capito bene, perché le situazioni da “camera nascosta” hanno applicazioni infinite, alcune decisamente ignobili, ma altre cruciali. Per quel che riguarda Report, mi chiedo: registrare un funzionario di banca che ti vende come prodotto sicuro un prodotto rischioso, avendo cura di mascherarne il volto, è diffamazione? Registrare il professionista che su richiesta non ti fa fattura è diffamazione? Come ci si comporta con il politico o l’imprenditore che in intervista ti dice una cosa, e quando pensa che la registrazione è terminata, aggiunge: “Adesso che ha spento le dico la verità”? Quella verità va in onda o me la tengo per me?

 

milena gabanelli blumilena gabanelli blu

Quell’emendamento avrebbe “blindato” quelli che raccontano una cosa e poi ne fanno un’altra, e incentivato i giornalisti a lavorare per conto delle forze dell’ordine, che non è esattamente il nostro mestiere. Quello che comunque è inquietante è la generale approssimazione con cui vengono scritti emendamenti, che appena diventano noti devono essere corretti. Pretenderei maggiore competenza.

 

Il governo si sta muovendo per mettere paletti sulle intercettazioni. Il discrimine sembra essere tra quelle penalmente rilevanti e quelle che non lo sono.

MILENA GABANELLI NELLA REDAZIONE DI REPORT FOTO LUCIANO VITI PER SETTE MILENA GABANELLI NELLA REDAZIONE DI REPORT FOTO LUCIANO VITI PER SETTE

 

Aspetterei il testo definitivo. Non c’è dubbio che in materia di intercettazioni qualche problema c’è, anche all’interno della nostra categoria, ma non credo sia “normabile”. Secondo le classifiche, l’Italia non è ai primi posti come libertà di stampa.

 

Perché negli Usa non ci sono le paginate di intercettazioni che ci sono da noi? Ci sono stati degli eccessi?

 

Sulla posizione dell’Italia così in basso nella classifica non sono per niente d’accordo ! Per quel che mi riguarda, seguendo i programmi d’inchiesta televisiva, della CBS, BBC, PBS o Al Jazeera International, rispetto ai nostri non sono affatto né più audaci, né più documentati, e nemmeno più indipendenti (specialmente quando si toccano temi che coinvolgono gli inserzionisti pubblicitari).

 

intercettazione carminati intercettazione carminati

Dipende dall’editore e dagli stessi giornalisti, e non ci mancano quelli con la schiena dritta. Nel mondo anglosassone il rigore è generalmente più stringente, e i giornalisti sono più tutelati: siccome la libertà di stampa è un valore assoluto, chi trascina in tribunale un giornalista senza motivo viene pesantemente sanzionato, da noi invece le cause intimidatorie sono all’ordine del giorno ed è difficile che vengano punite. In tema di intercettazioni c’è giustamente più prudenza, da parte di avvocati, inquirenti ed editori, anche perché si arriva più in fretta alla definizione delle responsabilità. Da noi c’è un problema a monte.

 

Ovvero?

 

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In un’intercettazione finisce di tutto, anche conversazioni non rilevanti, ma che possono essere pruriginose in mano a un giornalista senza scrupoli. Forse questa parte dovrebbe essere eliminata. E poi in nessun paese ho visto i giornalisti piazzarsi tutto il giorno fuori dalla porta dei magistrati o del procuratore. All’estero nelle procure si entra solo su appuntamento. Una consuetudine, la nostra, che può favorire “complicità”.

 

C’è chi dice che il governo non dovrebbe intervenire: regole su diffamazione e privacy ci sono già…

 

Esatto. Basterebbe applicare le regole, che già esistono. Il problema è che la “cialtronaggine”, infilata in tutti i mestieri, fa comodo a tutti. Un giornalismo autorevole incide sull’opinione pubblica che ha poi il potere di orientare le scelte politiche ed espellere i delinquenti. Se quello italiano ha meno “peso” rispetto a quello statunitense, inglese o nordeuropeo, è perché assomiglia alla sua classe dirigente, e alla fine l’opinione pubblica si fida poco. In altre parole: più delle leggi, è la qualità delle persone a fare la differenza. Non mi pare però che la “qualità” sia l’obbiettivo, in nessun campo.

 

 

 

 

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