MONTI, CANDIDATO IN FRANCHISING - GABINETTO DI GUERRA A PALAZZO CHIGI: PER ANDARE “VERSO LA TERZA REPUBBLICA” SI RIESUMANO LE SALME DELLA PRIMA - I “POCO GRADITI” TUTTI NELL’UDC, PER FINI SI APRE IL BARATRO: NESSUNO LO VUOLE - IL BOCCONIANO NON FARA’ COMIZI, LIMITANDOSI ALLA TV (SOTTOTITOLI IN TEDESCO?) – AMMUCCHIATA AL SENATO - INCUBO “RIFUGIATI” PIDIELLINI: CHI SI ACCOLLA FRATTINI, MAURO, QUAGLIARIELLO?...

Andrea Garibaldi per il "Corriere della Sera"

Palazzo Chigi, studio del presidente Monti, pochi minuti alle dieci, ieri mattina. Monti ha fatto una manciata di inviti, gli invitati hanno prontamente risposto. Ecco arrivare il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, con il segretario del partito Lorenzo Cesa, il presidente di Italia Futura, Luca di Montezemolo e il ministro per la cooperazione Andrea Riccardi, in rappresentanza di una larga parte del mondo cattolico.

Sono loro a parlare, uno dietro l'altro. Chiedono al presidente di impegnarsi direttamente, di sostenere il loro accordo elettorale, di guidarlo, di continuare - attraverso il loro appoggio - l'opera «incompiuta» del governo, approfondirla. Non domandano soltanto di usare il nome «Monti», cercano di convincere l'ex presidente della università Bocconi a diventare un politico a pieno titolo.

Per esempio, prova a proporre Casini, Monti dovrebbe partecipare alla campagna elettorale. Monti ascolta per lungo tempo, e su questo, a un certo punto, si dirà disponibile: solo tv, però, niente comizi.

Monti non si sbilancia ancora, ma la convocazione di questo incontro dice già molto. Si fanno anche le ipotesi sulle liste «per Monti» che, in attesa della decisione finale, devono essere messe in moto. I convitati, nello studio di Palazzo Chigi, delineano un piano, che continua a essere perfezionato, ma ieri suonava come segue. Lista unica al Senato, perché la soglia della legge elettorale è alta.

Due liste alla Camera, una più «politica» governata da Casini e una più «civile» orchestrata dagli uomini di Montezemolo e dai movimenti cattolici riuniti in «Verso la terza Repubblica» (Riccardi, Olivero, Bonanni, Dellai). «Siamo pronti ad andare da soli», ha detto Montezemolo. C'è anche, sul tavolo, l'ipotesi di partito unico alla Camera: farebbe risaltare più plasticamente la leadership di Monti, ma il pensiero corrente è che più partiti portino più voti.

Casini ha una preoccupazione, che la sua lista diventi una sorta di «bad company», quella che contiene i nomi gravati da molte legislature, e teme il confronto con Montezemolo, che punta apertamente sul rinnovamento dell'offerta politica. Ieri Italia Futura ha dato il via alla raccolta delle disponibilità in tutta Italia a firmare per permettere la presentazione delle liste.

Come sempre, le liste sono un punto di alta tensione. Esiste una questione che riguarda Fini. Fini non era alla riunione ristretta nello studio del presidente del Consiglio. Motivi di opportunità, vista la carica di presidente della Camera, visto che si sta adoperando in questi giorni per stringere i tempi sulla legge di stabilità. Né ha ritenuto di delegare uno dei finiani a partecipare.

Ma ha visto Casini, dopo, e ha sentito Monti e Montezemolo. Da Italia Futura affermano che non ci sono preclusioni nei confronti di Fini, ma insistono sul «rinnovamento». Qualche maggiore resistenza verso l'ex fondatore di An viene dal mondo cattolico. Comunque, i candidati finiani dovrebbero trovare posto - se le liste saranno due - accanto a quelli di Casini. Fini, tuttavia, punta ancora su una sua lista da affiancare alle altre due.

Esistono altre manifestazioni d'interesse nei confronti di questo centro sotto l'egida di Monti. Manifestazioni d'interesse da destra e da sinistra. Uomini del Pdl che non sono avversi a Berlusconi, ma temono la sua deriva anti-europea e anti-rigore. L'ex ministro degli Esteri, Frattini ha sentito Monti martedì mattina e il deputato europeo Mario Mauro ha avuto un colloquio con il premier nei giorni precedenti.

Con loro ci sarebbero Quagliariello, Cazzola, Mantovano, Malgieri, Valducci (uno dei fondatori di Forza Italia), l'esponente di Comunione e liberazione, Vignali. Tutti pronti a creare una terza formazione. Di certo, non vorrebbero finire in una lista segnata dall'impronta di Casini. Dal settore «montiano» del Partito democratico sono stati invece avviati contatti con Italia Futura: Ichino, Ranieri, Morando, Ceccanti aspettano con interesse le decisioni ufficiali di Monti.

Poi, ci sono alcuni casi «singoli». Quello del ministro Passera, che troverebbe naturale collocazione in quest'area montiana, ma preferirebbe probabilmente inserirsi in una lista unitaria. C'è la questione Mastella, che certo non costituirebbe con la sua candidatura un segno di novità. E c'è il caso - risolto - di Andrea Olivero, che si è dimesso dalla presidenza delle Acli per candidarsi senza alimentare polemiche.
Dirà Monti la parola definitiva sull'organizzazione. Dopo tanto pregarlo, nessuno dei protagonisti di questa vicenda potrà contrastarlo.

 

 

MARIO MONTI jpegIL GHIGNO DI MARIO MONTIPIERFERDINANDO CASINI LORENZO CESA Andrea Riccardi Luca Cordero di Montezemolo ANDREA OLIVERO ACLIOliviero Dellai e Bonanni Clemente Mastella

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