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GENERAZIONE ATREJU – I FEDELISSIMI DELLA MELONI VENGONO TUTTI DALL'ESPERIENZA DELLA KERMESSE GIOVANILE ROMANA IDEATA DALLA “DUCETTA” – LA SVOLTA ARRIVA A VITERBO NEL 2004, QUANDO GIORGIA MELONI DIVENTÒ PRESIDENTE DELL’AZIONE GIOVANI, POI I GRANDI DIBATTITI, DA BERTINOTTI E VELTRONI FINO ALLE OSPITATE DI ORBAN – LE VECCHIE LEVE LOLLOBRIGIDA, FIDANZA, DONZELLI, E I NUOVI ELETTI MENNUNI, FILINI, ROSCANI E SIGISMONDI…

 

Andrea Muratore per www.tag3.it

 

giorgia meloni con la sorella arianna atreju

Dici Fratelli d’Italia e pensi ad Atreju: ormai l’abbinamento politico tra il partito di maggioranza nel campo del centrodestra e la kermesse giovanile romana che si svolge dal 1998 e che è stata ideata da Giorgia Meloni è immediato.

 

Lo è perché alla “generazione Atreju” appartiene buona parte della leva politica emersa alle ultime elezioni, ma che politicamente è coesa da decenni. Un gruppo di politici nati tra la seconda metà degli Anni 70 e la fine degli Anni 80, maturato quando ormai la trasformazione del Movimento sociale italiano dentro Alleanza nazionale si stava compiendo.

 

viktor orban e giorgia meloni atreju 2019

Atreju e l’avanzata dei giovani come svolta graduale dal post-fascismo

Atreju è l’erede degli Hobbit sul cui esempio si formavano i giovani della destra degli Anni 70; per la precisione, è il protagonista del romanzo La storia infinita di Michael Ende, che al festival di lotta diventato sempre più di governo ha dato il nome.

 

Come il personaggio, anche l’evento che porta il suo nome vuole incarnare, scrivevano gli organizzatori nella presentazione dell’edizione 2017, «l’esempio di un giovane impegnato nel confronto quotidiano contro le forze del Nulla, contro un nemico che logora la fantasia della gioventù, ne consuma le energie, la spoglia di valori e ideali, sino ad appiattirne le esistenze».

 

giorgia meloni atreju 2021.

Attivismo, protagonismo politico del “nuovo che avanza” e svolta graduale dal post-fascismo al conservatorismo nazionale che i fedelissimi della Meloni incarnano: un mix politico comunitario, prima ancora che ideologico, con cui la destra italiana ha voluto avanzare dal periodo di Gianfranco Fini alla leadership compiuta dell’aspirante premier.

 

Atreju è stato il “laboratorio” dei contatti umani, oltre che politici, dei colonnelli della destra sociale diventata conservatrice.

 

 

La svolta di Viterbo 2004: la kermesse dove tutto ebbe inizio

GIORGIA MELONI E GIANFRANCO FINI

La svolta della Generazione Atreju ha un luogo e una data: Viterbo, 27-28 settembre 2004. Azione giovani, il primo erede dello storico Fronte della Gioventù, eleggeva il suo nuovo presidente.

 

A contendersela, da un lato, l’attuale eurodeputato Carlo Fidanza e dall’altro l’allora 27enne Meloni. Attorno a loro una schiera di figure oggi di primo piano in Fratelli d’Italia, allora militanti dell’ala giovanile di Alleanza nazionale.

 

GIOVANNI DONZELLI CHIARA COLOSIMO

A Nicola Procaccini sarebbe stato affidato il compito presentare ai delegati la candidatura della Meloni, che si era distinta a livello nazionale in Azione studentesca a fine Anni 90 in qualità di leader del movimento studentesco e del comitato “Gli antenati”, un gruppo costituito dal basso della militanza studentesca, affinché venisse contrastata l’azione riformistica dell’allora ministro della Pubblica istruzione, Rosa Russo Iervolino.

 

GIORGIA MELONI WALTER VELTRONI ATREJU

Presenti al congresso anche Giovanni Donzelli e gli immancabili Francesco Lollobrigida, cognato della Meloni, e Giovanbattista Fazzolari, già allora consiglieri fidatissimi di Giorgia. Che vinse contro Fidanza, ma non lo mise mai ai margini. Vinse l’esponente di una destra meno ancorata al vecchio retaggio movimentista, anti-americano, barricadero di molti esponenti dell’ala sociale che, rappresentata da Gianni Alemanno, aveva preso piede attorno a Fidanza. E vinse rappresentando una destra romana, legata da rapporti umani solidi.

 

I grandi dibattiti, da Bertinotti a Veltroni fino al controverso Orban

 

La “generazione Atreju” nacque come blocco coeso in quell’occasione, seguendo la Meloni nella sua scalata.

 

CARLO FIDANZA GIORGIA MELONI

Anno dopo anno, la manifestazione di Atreju lanciata nel 1998 dalla Meloni e tenutasi quasi sempre a settembre, con poche eccezioni (come quella 2021, la più partecipata di sempre, chiamata “Il Natale dei Conservatori”), diventava l’occasione per rifinire i legami personali, aggiornare le linee ideologiche, creare continuità e confronto. Con un richiamo post-ideologico rispetto alla visione del mondo novecentesca che i militanti di Azione giovani prima e Fdi poi hanno invitato sempre a modernizzare.

 

giorgia meloni atreju 2021 2

Tutti i protagonisti della “generazione Atreju”, come la neo-deputata Chiara Colosimo, in larga parte militanti della prima ora di estrazione romana, ricordano in particolare i grandi dibattiti dei festival: quello tra Fausto Bertinotti e Gianfranco Fini del 2006, quello tra lo stesso Fini e Walter Veltroni l’anno successivo, il confronto tra Mario Capanna e Marcello De Angelis sugli Anni 70 andato in scena sempre nel 2007.

 

Tanti, poi, gli ospiti giunti nel corso degli anni: da Silvio Berlusconi a Giovanni Lindo Ferretti, da Matteo Renzi al controverso premier ungherese Viktor Orban, che nel 2019 cantando Avanti Ragazzi di Buda infiammò il palco dei giovani della destra vicina a Fdi.

FRANCESCO BOEZI - FENOMENO MELONI

 

Fazzolari, Lollobrigida, Procaccini, Donzelli: i plasmati dalla militanza giovanile

La coesione è il vero punto di caduta su cui leggere la tenuta della “generazione Atreju”, ben raccontata da Francesco Boezi nel saggio Fenomeno Meloni, edito nel 2020 e primo lavoro a raccontare dall’interno, con la voce di chi in quei mondi ha vissuto e militato, la genesi dell’attuale leadership di Fdi.

 

Boezi, oggi commentatore politico per il Giornale, scrive che la seconda prova di maturità degli ex militanti della destra giovanile cresciuti tra la Garbatella e Colle Oppio fu proprio la scelta di rompere col Popolo della libertà nel 2012 e far nascere Fdi pochi mesi prima del voto nazionale del febbraio 2013.

 

Una scelta tramite la quale Giorgia Meloni si unì a Guido Crosetto e Ignazio La Russa riuscendo a tenere compatto il suo gruppo originale e che, col senno di poi, ha premiato. Meloni, Fazzolari, Lollobrigida, Procaccini, Donzelli e in fin dei conti lo stesso Fidanza sono solo alcuni dei nomi dei deputati plasmati nella politica romana a partire dalla militanza giovanile e dalle kermesse, prese in giro all’inizio e combattute poi, di Atreju fino ad arrivare alle porte del potere.

 

 

GIORGIA MELONI GIOVANBATTISTA FAZZOLARI

La carica dei nuovi eletti: Mennuni, Filini, Roscani, Sigismondi, Pogliese, Perissa

Assieme a loro, molti nuovi entranti di spicco di Fdi: la citata Chiara Colosimo, tra le organizzatrici del festival, a cui si aggiunge chi si è unita strada facendo alla corsa del nucleo storico di Fdi, come Lavinia Mennuni, neo senatrice che nel collegio di Roma centro ha battuto a sorpresa Emma Bonino e Carlo Calenda in quella che è stata una sfida simbolica.

 

Contro la Radicale sostenitrice dell’aborto e l’ex ministro dello Sviluppo Economico, liberista in economia e liberal sui diritti civili, ha prevalso un avvocato, madre di tre figli, ex Consigliera ai rapporti col mondo cattolico nella giunta Alemanno e aperta sostenitrice delle posizioni pro-vita in materia di interruzione di gravidanza, oggi presidente del movimento Mamme d’Italia.

 

LAVINIA MENNUNI

Tra i neo deputati anche Francesco Filini, romano classe 1978, dottore in Scienze politiche e appassionato di sistemi monetari, a lungo responsabile dell’Ufficio Studi del partito.

 

E tra gli esponenti “pescati” fuori Roma nell’area Atreju sbarcati in parlamento spiccano Fabio Roscani, eletto in Abruzzo, ultimo presidente di Gioventù nazionale, assieme al chietino Etewaldo Sigismondi, l’ex sindaco di Catania Salvo Pogliese, che sostenne Meloni già nella kermesse di Viterbo e il piemontese Marco Perissa, presidente dell’associazione sportiva d’area Opes. L’esercito di Giorgia ha in queste figure una continuità con lo spirito dei primi Anni 2000.

MARCO PERISSA

 

Ora devono dimostrare se quel motto («Il domani appartiene a noi») sarà vero

Boezi nota che «se la Meloni non avesse fatto il primo passo in direzione di un partito come Fratelli d’Italia, la destra italiana sarebbe probabilmente scomparsa nel nulla. Se Giorgia Meloni, ancora, non avesse avuto le qualità politiche e umane che ha – e che le sono state riconosciute trasversalmente – il destino dei reduci di An, della generazione Atreju e della generazione Meloni, non sarebbe stato così radioso».

 

Da un lato, la compattezza del gruppo; dall’altro, una sostanziale assenza di competizioni interne. «Il mio unico riferimento politico è Giorgia Meloni», è il mantra di tutti i neoeletti di Fdi. «Il mondo in cui l’ex ministro della Gioventù è cresciuto è denso di legami umani e politici», sottolinea Boezi.

GIORGIA MELONI CHIARA COLOSIMO

 

«Sono storie intrecciate di e da uomini e comunità, che producono un risultato politico-elettorale», ha aggiunto l’analista politico con una buona dose di preveggenza sul presente. «L’effetto nelle urne, ossia i voti ottenuti, è soltanto una mera somma finale, mentre la costruzione di mondi comunitari è tutto fuorché un’operazione istantanea».

 

In sostanza per Boezi non si può capire il “melonismo” senza il “comunitarismo”. E proprio questo assunto sarà la grande sfida per traghettare la generazione Atreju alla terza, grande sfida dopo quella del 2004 e quella del 2012: la prova del fuoco del governo e del compromesso con forze, poteri, apparati.

 

GIOVANNI DONZELLI

A cui gli ex militanti di Azione giovani e Gioventù nazionale usciti vincitori dalle urne saranno chiamati in una delle ore più complesse della recente storia repubblicana. Dovendo dimostrare se il motto che animava le prime edizioni di Atreju, «il domani appartiene a noi», sia destinato a trovare effettiva conferma.

giuseppe conte con giorgia meloni atreju 2019 2

lavinia mennuni 3

TAJANI - DI MAIO - GIORGETTI AD ATREJU

 

GIOVANNI DONZELLI FDI

giorgia meloni enrico letta atreju

 

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