friedrich merz bomba nucleare

ALLA GERMANIA IL RIARMO NON BASTA: VUOLE LA BOMBA ATOMICA – NON È IMPOSSIBILE CHE BERLINO ARRIVI ALL’ARMA NUCLEARE: LA TECNOLOGIA C'È, LE CAPACITÀ INDUSTRIALI E LE COMPETENZE PURE. SI FAREBBE IN TRE ANNI, FORSE MENO. MA UNA GERMANIA NUCLEARE CAMBIEREBBE RADICALMENTE L'IDENTITÀ STESSA DELL'EUROPA  GABRIELE SEGRE: “LA DETERRENZA NUCLEARE EUROPEA VIENE EVOCATA COME SOLUZIONE NATURALE, QUASI INEVITABILE. MA PROPRIO MENTRE CRESCONO LE FRIZIONI FRA PARIGI E BERLINO, EMERGE QUANTO SIA FRAGILE LA FIDUCIA RECIPROCA…”

Estratto dell’articolo di Gabriele Segre per “la Stampa”

 

Friedrich Merz - esercito tedesco

«La Germania ha bisogno di proprie armi nucleari». Non sono parole di un fanatico estremista o di un visionario isolato. Vengono dal generale di brigata Frank Piper, leale servitore dello Stato e stratega rispettato a livello internazionale, uno di quei militari tedeschi che guarda alla propria storia come a un monito, non come a un'eredità.

 

Le ha pronunciate perché anche lui, come molti a Berlino, si è convinto che il mondo sia cambiato, che l'alleanza con l'America non basti più e che la sicurezza, prima o poi, torni sempre a essere una responsabilità nazionale. «Quando la situazione si fa seria», ha aggiunto, «si è soli».

 

DISASTRO NUCLEARE

A sentire queste affermazioni, un brivido corre lungo la schiena dell'intero continente. Il riarmo tedesco, la bomba di Berlino, la Germania «potenza militare più forte d'Europa»: formule che evocano un riflesso di paura ancestrale, irrazionale, che non risponde alle fredde logiche geopolitiche né al calcolo degli interessi.

 

[…] la Germania di oggi resta una democrazia solida e matura, lontana dalle ombre del militarismo prussiano o dall'incubo del Terzo Reich. I rischi e le minacce vengono semmai da altrove: dalla Russia che preme a est, dall'America che si allontana a ovest.

 

friedrich merz alla conferenza sulla sicurezza di monaco 4

[…] Se l'Europa unita — quella immaginata a Ventotene e mai del tutto compiuta — nascerà un giorno, dovrà passare da qui: non dai trattati firmati, dalle procedure condivise o dai vertici tra capi di Stato, ma dal test più oneroso di tutti, quello che serve per colmare la distanza tra ciò che sappiamo e ciò che, in fondo, temiamo.

 

La prima prova è psicologica. Nella base di Büchel, in Renania-Palatinato, sono custodite le bombe atomiche americane. Altre testate statunitensi sono custodite da decenni anche in Italia, nei Paesi Bassi, in Belgio. Sono lì da generazioni e, per molti di noi, hanno rappresentato a lungo un conforto: la garanzia concreta dell'alleanza con Washington.

esercito tedesco

 

Nemmeno la pericolosa imprevedibilità di Trump e il suo sprezzante distacco dall'Europa riescono a dissolvere del tutto quella percezione. Ancora oggi l'ombrello nucleare americano suscita meno inquietudine di quanto farebbe un arsenale tedesco: ottant'anni sono un tempo troppo breve per cancellare l'esistenza profonda delle paure collettive.

La seconda prova è strategica. Per Berlino, costruire la bomba non sarebbe impossibile. La tecnologia c'è, le capacità industriali e le competenze pure. Si farebbe in tre anni, forse meno.

EMMANUEL MACRON E FRIEDRICH MERZ - VERTICE UE AL CASTELLO DI ALDEN BIESEN - FOTO LAPRESSE

Basterebbe decidere. Ma una Germania nucleare cambierebbe radicalmente l'identità stessa dell'Europa, mettendo alla prova la fiducia su cui si è costruita l'integrazione. Le reazioni non tarderebbero — a Varsavia, a Parigi e altrove — e il sospetto tornerebbe a invadere lo spazio che oggi dedichiamo alla cooperazione, perché i governi passano, ma le armi restano, e il volto politico della Germania di domani è tutt'altro che definito. Lo sanno tutti, per primi i tedeschi. È anche per questo che Berlino si ferma.

Almeno per ora. La terza prova è politica.

 

La deterrenza nucleare europea viene evocata come soluzione naturale, quasi inevitabile. Ma proprio mentre crescono le frizioni fra Parigi e Berlino, emerge quanto sia fragile la fiducia reciproca, persino su dossier meno sensibili della bomba condivisa.

HITLER BOMBA ATOMICA

 

[…] Manca ancora il senso di un destino condiviso, quella percezione profonda di appartenenza che solo l'esperienza comune può forgiare: speranze vissute e lutti attraversati insieme, il dolore che lentamente si fa memoria collettiva. Noi europei abbiamo fatto l'opposto: abbiamo combattuto gli uni contro gli altri. È successo troppo di recente, e nessuno vuole trovarsi di nuovo a dover fare i conti con la forza, questa volta misurata in megatoni.

 

prigionieri esercito tedesco e gestapo in marcia a strasburgo

[…] Fare pace con il passato richiede un tempo molto più lungo di quello che la storia sembra concederci. Fino a quando non ci riusciremo, quel brivido lungo la schiena resterà il test più onesto della nostra unione: la prova che, quando la situazione si fa seria, siamo ancora, ciascuno, soli.

bundeswher esercito tedesco 3soldati esercito tedesco 4DISASTRO NUCLEARE BOMBA ATOMICA A HIROSHIMALA BOMBA ATOMICA DI HITLER soldati esercito tedesco 3

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