“GIANCARLINO” MILLE VITE - IL PRESIDENTE DELLA FEDERCALCIO CHE BLINDA PRANDELLI E TUONA CONTRO LA LEGA CALCIO È UN GALLEGGIATORE PROFESSIONISTA - EX DEPUTATO DC, DOVE IL SUO UNICO CONTRIBUTO FU ASSEMBLARE LA NAZIONALE PARLAMENTARI, HA FATTO CARRIERE IN FIGC ALL’OMBRA DEL FRATELLO LUIGI - ABETE JUNIOR S’ACCORSE DI CALCIOPOLI CON 5 ANNI DI RITARDO, OGGI FA IL “MODERNO” PER NON FARSI SCAVALCARE DA PRANDELLI…

Malcom Pagani per il "Fatto quotidiano"

Dell'allenatore, in Parlamento, ricordano la fedeltà allo scopo. Migliaia di formazioni, partite organizzate nella noia, forfait a cui porre improvviso rimedio: "Mi manca un terzino, La Ganga, giochi tu?". I colleghi a tirar l'alba sulla Finanziaria e Giancarlo Abete a far quadrare i conti del calcetto. Paolo Cirino Pomicino, prima dissacrante: "Perché mi chiede di Abete? È morto?" e poi semiserio, non ha dimenticato: "Giancarlo mi diede una grande mano per formare la Nazionale Parlamentari che, modestamente, presiedevo. Terzini Nania e Fini, due fascisti. Stopper il comunista Crucianelli. Abete, mi pare, ala guizzante".

Foglietti, schemi, convocazioni e preghiere di Giancarlino, personale contributo a tre non memorabili legislature con la Dc, gli sono serviti a delimitare il campo. Non più estensore di proposte di legge respinte e ripetute invano a distanza di anni per "l'introduzione dell'educazione stradale nella scuola media" né solo "pompiere" come perfidi, tra gli scranni di Montecitorio, lo avevano soprannominato per qualche sfortunato incidente a base di micce e benzina capace di turbare la serenità dell' "A.Be.Te", la tipografia sannita di famiglia.

Ma neo incendiario al centro di un impero da decine di milioni di euro già investito, all'epoca in cui il conflitto di interesse non era ancora di moda, della stampa di schedine, assegni e lucrosi certificati elettorali. Fedele al motto "tutto e il suo contrario", il Presidente della Federcalcio Abete, 62 anni, laureato in economia, già in Gdf, si confessa a Sky e rapida, una delle agenzie di stampa di famiglia, l'Asca, riporta integralmente.

Rinnega l'attacco al padrone senza più azioni della Lega calcio, Beretta (violentissimo, neanche 24 ore fa) e blatera in libertà: "Non faccio polemica, dico che va ritrovata la politica sportiva della Lega che ultimamente è mancata". Smarcarsi dai natali, per il figlio di Antonio, padre abile e affamato, sbarcato a Roma con il Linotype nel '34, non fu semplice. Quando a metà degli anni '80 si discuteva degli Abete's, l'unico faro si accendeva su Luigi, già a capo di Confindustria e oggi Presidente della Bnl.

Giancarlino, il cattolico, il più mite dei due, sostava in retroguardia. Scarpini ai piedi e pallone nella testa. Ovvio che dopo anni a presiedere l'inferno della Lega di serie C e molti inutili tentativi di scalzare prima il badante Matarrese: "Giancarlo è una mia creatura" e poi Luciano Nizzola dalla poltrona che ora Giancarlino occupa con baldanza, compromessi e giravolte siano diventate per Abete summa evangelica. Giancarlino ha talento.

È ubiquo e versatile. Capace come nessuno di contraddirsi nel corso di una stessa frase. Sugli scandali del calciomarcio appannati dall'Europeo, bisogna essere "severi", ma anche dimenticare: "Negatività, scommesse e processi in corso". Il linguaggio è nemico di Abete. Sintesi una parolaccia. Ogni tanto tra una overdose di "finalizzazione", di "non so se mi sono spiegato" (il suo intercalare preferito) o un eccesso di "tecnicalità", Giancarlo è un poco criptico. E si smarrisce.

Precetti come "Si tratta di una fisiologica alimentazione del versante comunicazionale" o anche "numerosità degli eventi concorsuali" non gli hanno semplificato il percorso. Per questo forse, quando da Presidente dell'Unione Industriali di Roma (nella sede è presente ancora il ritratto verista commissionato a Sassoli) seguì i precetti di Cesare Ragazzi mettendosi in testa un'idea meravigliosa, fallì. Il tentativo, trascinare i 5 cerchi olimpici tra le mura di casa, omerico: "Sono le Olimpiadi ad avere bisogno di Roma, non Roma delle Olimpiadi".

Bandiere e inni si trasferirono invece ad Atene concorrendo all'attuale crisi greca, ma Abete lo storico: "Nel 1870 Roma si è scoperta capitale senza volerlo, un secolo dopo, metropoli senza saperlo. Nel 2000, al centro del villaggio globale, non dovrà scoprirsi città internazionale senza esserlo", l'osservatore lungimirante, non si dette pace neanche a naufragio sventato: "Il popolo greco e il suo consenso sono diventati simboli tangibili dell' impegno del suo Stato".

Ogni tanto, per debiti politici o consigli ben informati, Abete dimostra anche fiuto. Memore degli ottimi rapporti con l'universo veltroniano, lascia in mezzo al guado Pigi Borghini, amico di vecchia data a lungo frequentato tra Via della Camilluccia e i barbecue di Fregene, opposto a Rutelli nella candidatura a Sindaco. E poi, trovato l'ennesimo megafono, abbaia alla luna fingendo di avversare il monopolio dei grandi club: "Basta con i calcio dei ricchi".

Peccato che la Federazione da lui guidata su pressione delle superpotenze (e in cambio della salvezza ad Abetem, insinuano, dopo il tragico Mondiale sudafricano) non paghi più dal 2010 i premi di formazione ai piccoli club e peccato che non di rado, Giancarlino motteggi: "Quando ero deputato, dal ' 79 all' 87, e venivano a chiedermi lavoro, non pensavano alla mia azienda, ma alle banche e ai ministeri. E' una mentalità dura a morire".

Per cambiarla, a Giancarlino che si accorse di Calciopoli con un lustro di ritardo, non sarebbero mancate le occasioni. A un certo punto, Della Valle antelitteram, Abete si proiettò sul Colosseo. Sognando di privatizzarlo, circondarlo da Mc Donald's e centurioni: "Il percorso è quello, la presentazione dei monumenti è troppo statica".

Un piano culturale: "Se io dico alle mie bambine di andare a visitare i Fori, devo proporre qualcosa di divertente. Non posso attrarle solo con l'antica colonna". Ragionamento non troppo distante da quando per un rigore fallito, cacciò Donadoni in un amen. Negò con la chiarezza di sempre: "Non è giusto seguire una logica collegata a una dimensione di trasporto" e poi agì. Coerenza.

 

GIANCARLO ABETE E SIGNORA GIANCARLO ABETE GIANCARLO ABETE CIRINO POMICINO GIANCARLO E LUIGI ABETE Vincenzo Matarrese CESARE E NICOLO PRANDELLI

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