UN DECLINO DA OSCAR - PRIMA LO SPUTTANAMENTO BY ZINGALES SUL MASTER A CHICAGO, POI LA BUFALA SULLE DUE LAUREE TAROCCHE E INFINE IL COLPO DI GRAZIA PER GIANNINO: LA SMENTITA DI MAGO ZURLÌ SULLA PARTECIPAZIONE ALLO “ZECCHINO D’ORO” – PIEPOLI: “FARE” HA PERSO METÀ DEGLI ADERENTI NEGLI ULTIMI GIORNI IN VOLO VERSO GRILLO…

Marco Cremonesi per il "Corriere della Sera"

«I morti non parlano». Così risponde Oscar Giannino, con un sms, ai colleghi che gli chiedono un intervista sulla valanga degli ultimi giorni. Pubblicamente, il giornalista appare un po' meno depresso. E affida le sue considerazioni a Twitter: «Continuo a chiedere scusa. Ogni mancanza privata in lavacro pubblico, ben mi sta. Che si fa per i ladri di Stato? Devo star zitto? Grazie no».

E poi, «quello che ho fatto per anni ora conta zero?». In altri messaggi privati agli amici, il giornalista scrive: «Trent'anni buttati per sconfiggere Berlusconi e Bersani. Ho colpa e pago, ma mai ho usato titoli o credenziali che non ho per posti, incarichi o altro, pubblici o privati».

La vicenda ricorda L'argent, l'ultimo film di Robert Bresson ispirato a Tolstoj: da un primo fatto seguono conseguenze sempre più grandi, sempre più devastanti. E così, dalla pubblica sconfessione dell'economista Luigi Zingales («Non ha mai ottenuto un master alla Chicago Booth School of Business») si è arrivati all'ammissione che no, le lauree del giornalista non sono due e nemmeno una.

E giù giù fino al grottesco. Ieri il mago Zurlì - all'anagrafe, Cino Tortorella - ha smentito anche la partecipazione del futuro giornalista economico allo Zecchino d'oro. Nel 2009, era stato lo stesso fondatore di Fare per fermare il declino a raccontare al Foglio di aver partecipato alla manifestazione musicale. Non era vero, lo ha ammesso lo stesso Giannino da Daria Bignardi.

Poi, il gran sacerdote del concorso infantile ha confermato: «Ho verificato su un annuario - ha detto Tortorella - tutti i nomi dei bambini che hanno partecipato allo Zecchino dal '61 in poi e non c'è nessuno che si chiama Oscar Giannino. E non è possibile presentarsi sotto falso nome». Prima di affondare la lama, impietoso: «Lo Zecchino è una cosa seria, non un giochetto da laureati». Il giornalista, diventato il bersaglio preferito del centrodestra (con l'eccezione di Guido Crosetto), raccoglie comunque la solidarietà di Mario Monti.

Che a Porta a Porta gli ha rinnovato la sua «simpatia» sperando che «questa vicenda non gli faccia perdere neanche un voto». Del caso si è occupato anche Le Monde. Spiegando che la vicenda potrebbe favorire Berlusconi: «Il falso diploma di Giannino vale dunque oro, e potrebbe contribuire a privare Pier Luigi Bersani, favorito nei sondaggi, di una vittoria al Senato».

2 - A CHI VANNO I VOTI DI OSCAR?
Nicola Piepoli per "la Stampa"

Le dimissioni da «Fare» del suo coordinatore/ fondatore Oscar Giannino hanno colpito l'opinione pubblica. Ho conosciuto Giannino come «mente suggeritrice» di sistemi potenti come la Confindustria e ho notato come in determinati ambienti sapesse trovare con un colpo d'occhio il bandolo delle più aggrovigliate matasse. Avevo inoltre notato in Oscar Giannino una capacità di aggregare persone intorno ad una sua personale «via della gloria».

Una tendenza in Giannino ad entrare in politica l'avevo notata più volte nell'autunno del 2012. Aveva cominciato con «Fermare il Declino» per passare poi ad un termine più vigoroso e pieno di aspettative «Fare». Intorno a «Fare» si sono radunati personaggi di tutto rilievo nel mondo della cultura, delle scienze, dell'economia e dell'imprenditorialità, una specie di società composta da persone che tendono ad autodefinirsi leader nel loro campo e talvolta in molti campi.

Tutto questo fervore che si è materializzato in una raccolta di persone in genere valorose, sembra essersi sfracellato su un episodio di scarsa rilevanza: un titolo non conseguito da Oscar Giannino presso un'Università degli Stati Uniti. Immediatamente dopo l'episodio, infatti, il partito «Fare per Fermare il Declino» è come se avesse urtato uno scoglio: tenderebbe ad affondare. Così dicono le nostre mappe: il movimento sembrerebbe aver perso metà degli aderenti nel corso degli ultimi giorni.

A questo punto potrebbero essere fatte due considerazioni: Giannino è in ogni caso un coraggioso che ha voluto muovere le acque stagnanti della politica, specie presso le classi alte della popolazione (uno che si batte con convinzione per delle idee di rinnovamento di solito è premiato, non punito); ammesso che alcuni frammenti di «Fare» stiano ricadendo sul mercato, è molto probabile che vengano catturati da partiti del rinnovamento che in un certo senso costituiscono lo stato nascente dell'attuale contingenza politica, alludo in particolare al movimento di Grillo e al movimento di Ingroia.

 

 

 

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