renzi delrio richetti franceschini

GIGLIO TRAGICO – SI APRONO CREPE NEL CERCHIO STRETTO DEL PREMIER CAZZARO – ATTORNO A DELRIO STA NASCENDO UN “CORRENTONE POPOLARE” CONTRARIO A VERDINI E AL PARTITO DELLA NAZIONE – SI ALLONTANANO ANCHE RICHETTI, GUERINI E RUGHETTI – E FRANCESCHINI, UNO CHE DA SEMPRE FIUTA L’ARIA IN ANTICIPO, PRENDE LE DISTANZE DA RENZI

Marco Gorra per “Libero Quotidiano”

 

Fin tanto che se ne stanno a svolazzare nelle consuete riserve - siano esse la sinistra del partito, il sindacato, la burocrazia - i gufi rimangono un fenomeno fastidioso quanto si vuole ma tutto sommato normale. Il guaio è quando ti accorgi che i malauguranti pennuti hanno traslocato la voliera nel bel mezzo del tinello di casa tua.

matteo renzi graziano delriomatteo renzi graziano delrio


È quanto sta accadendo a Matteo Renzi, che da qualche tempo si trova a dover fare i conti con l' inconcepibile spettacolo della malapianta della dissidenza che attecchisce nel sancta sanctorum del suo potere: il celebre giglio magico. Nemmeno due anni nella stanza dei bottoni, ed il logoramento del bastione supremo è già realtà.


L' emergenza più vistosa è quella che prende corpo al centro, dove considerazioni di carattere e territoriale (vedi alla voce dissapori con l' elemento autoctono toscano) prima che squisitamente politico stanno dando momento ad una interessante operazione di rassemblement: quello che va prendendo forma è un embrione di correntone ex popolare che in nome dell' ostilità al progetto di partito della nazione è pronto a muovere la guerra dall' interno.

 

RENZI E DELRIORENZI E DELRIO

Campione di questo aggregato in divenire è il già braccissimo destrissimo di Renzi, Graziano Delrio, progressivamente caduto in disgrazia a seguito del deteriorarsi (eufemismo) dei rapporti col plenipotenziario renziano Luca Lotti, intorno a cui si va raccogliendo un' area di ex pasdaran col momento d' oro alle spalle ( tra i nomi che girano ci sono quelli, pesantucci, di Matteo Richetti, Lorenzo Guerini, Angelo Rughetti ).

MATTEO RICHETTIMATTEO RICHETTI


Altro segnale di allarme fresco di giornata è quello che viene da Dario Franceschini, insorto plasticamente contro il premier sulla questione del tetto al contante: «Non mi piace e l' ho detto in consiglio dei ministri: è stata una vittoria di Alfano», lancia l' anatema.

 

La diserzione del ministro dei Beni culturali ha fatto suonare l'allarme ai piani alti del partito: caratteristica saliente di Franceschini, infatti, è quella di fiutare in clamoroso anticipo dove va il vento («Maggioranza è dove c' è Franceschini», recitava l' adagio già ai tempi della Dc), e come al tempo la sua repentina ricollocazione in area Renzi era stata salutata dagli osservatori come la dimostrazione scientifica dell' ineluttabilità del sopravvento del renzismo, così la sua fulminea presa di distanza fa presagire scenari foschi per la leadership del premier-segretario.

lorenzo guerinilorenzo guerini


Non bastassero i sommovimenti più prettamente politici, ci sono da registrare oscillazioni anche in altre zone. A partire dagli apparati dello Stato, dove l' elenco delle figure apicali prima nominate da Renzi in un empito di fiducia e poi finite nel proverbiale cono d' ombra inizia a farsi lunghino: Rossella Orlandi all' Agenzia delle Entrate, Roberto Perotti alla spending review, Tito Boeri all' Inps, Carlo Cottarelli alla spending review (secondo estratto), Andrea Guerra alla mai meglio chiarita consulenza strategica del premier in tema di economia e sviluppo.

rossella orlandirossella orlandi


Il problema è che gufate amiche e gufate nemiche si sovrappongono. Accanto alle new entry della dissidenza, infatti, continua l' opera dei ribelli col pedigree: c' è la minoranza del Pd che va alla carica armata di emendamenti tesi a stravolgere tutto lo stravolgibile nella legge di stabilità (che ville e castelli fossero solo l' antipasto era d' altronde acclarato); c' è la solita società civile radical-manettara che a breve consegnerà alla magistratura una mina potenzialmente letale sottoforma di ricorsi contro l' Italicum per incostituzionalità (e se saltano il premio di maggioranza eo il ballottaggio, la legge su cui Renzi basa la propria longevità al potere è bella che da cestinare e riscrivere daccapo);

TITO BOERITITO BOERI

 

c' è l' immarcescibile Massimo D' Alema che non perde occasione per tirare calci nei garretti all' arcinemico («Quando feci il governo», ha detto ieri l' ex premier presentando il libro di Lamberto Dini, «non mi portai degli amici come se fosse una gita di un week end ma formai un governo di personalità forti. I Cdm erano un esame di Stato: difficilmente potevo permettermi di presentarmi con una cartellina o un fascicolo vuoto, perché mi avrebbero distrutto e crocifisso»).

maria elena boschi ellen page dopo la premiere di freeheldmaria elena boschi ellen page dopo la premiere di freeheld


La situazione è talmente seria che da un po' di tempo gira persino la più incredibile delle voci, quella secondo cui si sarebbe recentemente registrata della maretta addirittura col ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che del giglio magico renziano è nominalmente la massima incarnazione. Colpa - si dice - delle posizioni eccessivamente barricadere assunte dalla ministra in tema di unioni civili, che tanti grattacapi non richiesti hanno arrecato al capo con i settori più moderati della maggioranza e del partito. E se la litigiosità è arrivata a lambire piani così alti, per il presidente del consiglio e per quello che resta del suo circolo ristretto c' è davvero poco da stare tranquilli.

maria elena boschimaria elena boschi

 

Ultimi Dagoreport

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?

papa leone xiv javier milei viaggio argentina arcivescovo paul richard gallagher

DAGOREPORT - DOPO LA RECENTE OPERAZIONE PER L’ASPORTAZIONE DI UN CANCRO AL POLMONE, CHE ARIA TIRA IN VATICANO INTORNO A ROBERT PREVOST? - ALLA VIGILIA DEL SUO  VIAGGIO IN AMERICA LATINA, CHE SOSTEGNO RICEVE DAL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI, L'ARCIVESCOVO PAUL RICHARD GALLAGHER? - SENTITE CON QUANTA MALCELATA SODDISFAZIONE, PARLANDO NELLA SEDE DELLA STAMPA ESTERA, IL CARDINALE BRITANNICO SI È ESPRESSO SULLO STATO DI SALUTE DI LEONE XIV: IL CANCRO DEL PAPA RAPPRESENTA UN "CAMBIO DI PARADIGMA" - GALLAGHER HA COSÌ GLOSSATO IL ‘’GAMECHANGER’’: L’ETÀ RELATIVAMENTE GIOVANE E LA BUONA CONDIZIONE FISICA AVEVANO INDOTTO ALCUNI CATTOLICI A CONSIDERARLO UN ’’PAPA SUPERMAN’’. LA MALATTIA HA PERÒ MOSTRATO CHE È ‘’UN POVERO MORTALE, PROPRIO COME TUTTI NOI’’ (AMEN) - EPPURE IL VIAGGIO CHE PAPA LEONE SI ACCINGE A FARE HA UNA TAPPA ESTREMAMENTE DELICATA: L’ARGENTINA DI QUELLA MOTOSEGA DI XAVIER MILEI, DOVE I CATTOLICI ERANO IL 90% NEGLI ANNI ‘60 E SONO OGGI RIDOTTI AL 57%, E PAPA BERGOGLIO VIENE BOLLATO ANCORA DI “COMUNISMO” - RIUSCIRÀ PREVOST A FARE LA PACE TRA ARGENTINI E LA CHIESA CATTOLICA?