L’INAFFONDABILE GINGRICH - SOPRAVVISSUTO AGLI SCANDALI E ALL’OBLIO DEGLI ANNI ’90, SI E’ SALVATO GRAZIE AI SUOI MOSCI RIVALI REPUBBLICANI CHE LO HANNO BOMBARDATO (PERCHÉ ORA È LUI IN TESTA), SENZA SCALFIRLO - LA GAFFE PER SEDURRE LA LOBBY EBRAICA: “I PALESTINESI? UN POPOLO INVENTATO, E IL PROCESSO DI PACE È UN ILLUSIONE” - ROMNEY IL MILIONARIO: “SCOMMETTO DIECIMILA DOLLARI CHE…”

1- GAFFE DI ROMNEY, GINGRICH BALZA IN TESTA...
Paolo Mastrolilli per "La Stampa"

Newt Gingrich è sopravvissuto al primo dibattito da «front runner» tra i candidati repubblicani alla Casa Bianca, che lo hanno attaccato insieme su tutti i fronti possibili. Chi invece ha fatto una gaffe che rischia di compromettere ancora di più la sua campagna è Mitt Romney, che ora si trova a rincorrere per cercare di riconquistare lo status di favorito.

Il dibattito di sabato sera in Iowa, organizzato dalla televisione Abc, era il penultimo prima del voto nei caucus, che il 3 gennaio apriranno ufficialmente la corsa alla Casa Bianca. Sul palco erano rimasti Gingrich, Romney, Perry, Bachmann, Paul e Santorum, perché Cain si è ritirato e Huntsman non era stato ammesso a causa dei suoi consensi troppo bassi nei sondaggi. Il tema della serata è diventato subito «tutti contro Gingrich», come è avvenuto ogni volta che qualche candidato repubblicano ha cominciato a distanziare i rivali. Newt però ha retto al fuoco concentrato dei suoi avversari, solidificando la sorprendente posizione di favorito.

I moderatori, Diane Sawyer e George Stephanopoulos, sono partiti dal tema centrale delle prossime elezioni: la crisi economica e la disoccupazione. Al momento di cominciare, erano già note le anticipazioni dell'intervista a Obama trasmessa ieri sera dal programma «60 Minutes», in cui il presidente si diceva sicuro di poter riportare la disoccupazione all'8%.

Quindi i candidati repubblicani hanno dovuto rispondere con le loro proposte pratiche per affrontare l'emergenza, e Gingrich non ha avuto paura di ricordare gli anni in cui, come Speaker della Camera, aveva lavorato insieme al presidente Clinton per favorire l'ultimo grande boom occupazionale negli Stati Uniti.

Poi sono cominciati gli attacchi concentrici su tutto: la posizione di Newt sulla sanità, le dichiarazioni sui palestinesi che sono «un popolo inventato», la sua storia di insider di Washington che ha approfittato delle connessioni politiche per fare soldi, le infedeltà coniugali, il fatto di essere un ipocrita che cambia spesso idea.

Sulla sanità è andata all'attacco la Bachmann, accomunando Romney e Gingrich nell'accusa di aver sostenuto «l'individual mandate», cioè l'obbligo di acquistare l'assicurazione sanitaria per chi può permettersela, che è al centro della riforma di Obama. Newt si è difeso sostenendo che lo aveva appoggiato ai tempi della riforma di Hillary Clinton, per evitare guai peggiori.

Invece Romney, assalito anche da Perry, che gli rinfacciava di aver inserito quel provvedimento nella riforma approvata in Massachusetts, ha fatto una gaffe che gli potrebbe costare parecchi voti. Perry gli rimproverava di aver difeso l'individual mandate anche in un libro, ma Romney ha risposto che non era così, e lo ha sfidato a dimostrarlo con una scommessa.

Il problema è che ha proposto di giocarsi 10.000 dollari, una cifra che per molti americani equivale a quattro o cinque mesi di stipendio. Subito sono piovute le critiche: è la dimostrazione che Romney è un ricco signore, lontano dalla realtà dei cittadini di cui vorrebbe essere presidente.

Gingrich invece ha difeso le dichiarazioni sui «palestinesi inventati», ribadendo che «è la verità e qualcuno deve aver il coraggio di dirla, come fece Reagan con l'Urss definendola impero del male». Ha smentito di aver fatto soldi come lobbista e ha rinfacciato a Romney di non aver fatto il politico di professione «solo perché hai perso nel 1994 contro Ted Kennedy».

Quindi ha ammesso i suoi sbagli nella vita coniugale: «Ho commesso errori, di cui ho chiesto perdono a Dio. Ora però sono un nonno di 68 anni, e spero che gli elettori guardino anche alla mia vita attuale». Al momento sono con lui, e tocca agli altri rincorrerlo.


2- GINGRICH: "I PALESTINESI? UN POPOLO INVENTATO"
USA, GAFFE DEL CANDIDATO REPUBBLICANO. RAMALLAH: "RAZZISTA"
Maurizio Molinari per "La Stampa"

I palestinesi non esistono e il processo di pace in Medio Oriente è un'illusione»: il candidato repubblicano Newt Gingrich sceglie un'intervista con il «Jewish Channel» per esporre una posizione sul conflitto israelo-palestinese che fa sobbalzare i democratici e si attira accuse di «razzismo» da Ramallah. La tesi che Gingrich consegna al canale specializzato in temi d'interesse ebraico è la seguente: «Dobbiamo ricordarci che non è mai esistito uno Stato di Palestina perché all'origine la Palestina era parte dell'Impero Ottomano. Credo anche che i palestinesi siano stati inventati perché in effetti erano parte della grande comunità araba».

Una ricostruzione che va alle origini dell'immigrazione ebraica spinta dal sionismo, che alla fine dell'Ottocento si insediò nell'area compresa fra la Galilea e il Negev, dominata dai turchi e abitata anche da arabi. «I palestinesi hanno avuto la possibilità di andare in molti posti ma per ragioni politiche non l'hanno fatto, preferendo sostenere una guerra contro Israele iniziata dagli Anni 40. È davvero tragico», aggiunge l'ex presidente della Camera dei Rappresentanti, lodando il «tosto realismo» del premier israeliano Benjamin Netanyahu e criticando le «illusioni sul processo di pace» di un'Amministrazione Obama colpevole di ignorare che «l'Autorità palestinese e Hamas esprimono l'enorme desiderio di distruggere Israele».

Le prime reazioni arrivano dai democratici veterani del processo di pace. Martin Indyk, ex-ambasciatore in Israele spesso ascoltato dalla Casa Bianca, ribatte: «Se Gingrich vuole apparire filo-israeliano sta facendo un gravissimo errore perché oltre la metà degli israeliani, incluso Netanyahu, sono a favore della soluzione dei due Stati».

Carl Levin, senatore del Michigan molto vicino al presidente Obama, rincara la dose: «Si tratta di un cinico tentativo di attirare l'attenzione dell'elettorato con argomenti distruttivi e laceranti che non lo aiuteranno nella corsa alla Casa Bianca perché non offre soluzioni ma getta solo benzina per darle fuoco».

Da Ramallah parla Saeb Erakat, negoziatore palestinese, secondo il quale si tratta di «frasi razziste». Il primo ministro Salam Fayyad parla di «affermazioni volgari e ridicole», mentre Hanan Ashrawi, veterana dell'Olp, ricorda che «anche il premier israeliano Golda Meir nel 1969 disse qualcosa di simile e riproporre tali affermazioni dimostra l'atmosfera isterica nella quale si svolgono le elezioni americane».

Replica il portavoce di Gingrich, R.C. Hammond: «Gingrich si riferiva al fatto che questo conflitto è frutto di decenni di storia. Noi sosteniamo una pace negoziata fra Israele e palestinesi che includerà necessariamente i confini di uno Stato palestinese, ma per comprendere meglio cosa viene proposto e negoziato dobbiamo conoscere una Storia lunga e complessa, ed è proprio questo che Gingrich tentava di fare nell'intervista televisiva».

L'affondo sui palestinesi conclude una settimana durante la quale Gingrich ha promesso che se sarà eletto trasferirà l'ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme e nominerà Segretario di Stato John Bolton, che fu ambasciatore all'Onu durante l'Amministrazione Bush. Una strategia per raccogliere i favori degli evangelici, da sempre vicini a Israele, che sono una parte importante della base repubblicana che voterà alle primarie in Iowa del 3 gennaio.

 

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