giancarlo giorgetti

GIORGETTI, IL “DON ABBONDIO” LEGHISTA CHE STREPITA, BRIGA, MA POI RIMANE SEMPRE SUL CARROCCIO – RITRATTO DEL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, CHE PER MESI CI HA SBOMBALLATO CON LA STORIA DEL DRAGHISMO SENZA LIMITISMO E POI AL MOMENTO CRUCIALE HA PIEGATO IL CAPINO AI DESIDERI DI SALVINI – ORA CHE FARÀ? QUELLO CHE HA SEMPRE FATTO: SI CANDIDERÀ E AVRÀ PER L’ENNESIMA VOLTA UN POSTO IN PARLAMENTO. È L’UNICO INSIEME A CALDEROLI AD AVER PASSATO INDENNE TUTTE LE STAGIONI DELLA LEGA…

Francesco Moscatelli per “La Stampa”

 

GIANCARLO GIORGETTI E MARIO DRAGHI

«Il Gianca non puoi cacciarlo – dice un leghista Docg che lo conosce bene -. L’unico che poteva dire basta, e che probabilmente questa volta ci ha anche pensato seriamente, era lui stesso. E invece».

 

E invece «il Gianca», che poi sarebbe il ministro dello Sviluppo economico e vice-segretario della Lega Giancarlo Giorgetti, ieri era ancora lì al suo posto, a partecipare per conto del suo partito al vertice tecnico del centrodestra per la compilazione delle liste. E a metterci la giacca stazzonata e la camicia bianca spiegazzata, oltre che la faccia, davanti ai microfoni e alle telecamere.

 

Con quell’estetica da Seconda Repubblica che già dice tutto del suo essere uno degli ultimi elefanti della politica politicata (ma lui la definirebbe «l’arte di rendere realizzabili i desideri» oppure «l’arte del possibile») in un mondo dominato dai consulenti marketing e dagli slogan sparati sui social o proiettati sui muri.

 

GIANCARLO GIORGETTI E MATTEO SALVINI

Una sistemata agli occhiali e una dichiarazione telegrafica ai giornalisti – «I nomi per le candidature? Servono ancora 24 ore» – e poi via di corsa senza perdere troppo tempo. Perché Giorgetti è così: sbrigativo quando c’è da parlare, meticoloso quando c’è da fare. Tutto molto lombardo e molto pragmatico, del resto è laureato in Economia aziendale alla Bocconi e sicuramente preferisce discutere di Made in Italy e piani di sviluppo con amministratori delegati e industriali piuttosto che partecipare a un talk show televisivo.

 

L’essere schivo è una caratteristica che gli ha fatto comodo anche in politica: insieme a Roberto Calderoli nella prossima legislatura potrebbe essere uno dei pochissimi parlamentari leghisti ad aver attraversato tutte le stagioni, dall’âge d’or el Senatur alla Lega per Salvini premier, passando per la stagione del «cerchio magico» di Bossi e per la gestione targata Bobo Maroni. «La politica è il mio mondo» è quanto lui stesso ha confidato nei giorni scorsi ad alcuni amici, come ad ammettere di non poterne fare a meno.

 

UMBERTO BOSSI E GIANCARLO GIORGETTI

Figlio di un pescatore del lago di Varese, cresciuto insieme al governatore lombardo Attilio Fontana negli anni in cui Varese era una delle città più di destra d’Italia (lo stesso Giorgetti ha militato fra i giovani del Movimento sociale), nei primi anni Novanta si è iscritto alla Lega Lombarda. Giorgetti c’era, c’è e ci sarà.

 

E la domanda che si fanno in molti, in queste ore, riguarda proprio questo suo rimanere al suo posto, nel suo partito, nonostante tutto. Lui, il più draghiano fra i leghisti, ha dato battaglia dentro la Lega contro le sbandate sovraniste, ha combattuto per farla entrare nell’esecutivo Draghi e poi ha provato a difendere fino «ai supplementari» l’esistenza stessa del governo.

 

Eppure, anche dopo aver metabolizzato che quell’esperienza era terminata (giornata per la quale si è spinto a usare parole come «uno show poco dignitoso»), ha lasciato sbollire l’amarezza e dopo qualche giorno è tornato in pista. Il segretario Matteo Salvini gli ha chiesto di restare in squadra è vero, ma c’è modo e modo di esserci e di giocare: Giorgetti è tornato a farlo in prima fila.

ROBERTO MARONI E GIANCARLO GIORGETTI

 

C’è la sua firma, ad esempio, accanto a quelle di Giorgia Meloni e Antonio Tajani, sotto il foglio di bloc notes con cui il centrodestra il 28 luglio ha siglato un accordo per la spartizione dei candidati nei 221 collegi uninominali. In queste settimane, poi, ha partecipato a tutte le feste della Lega a cui era atteso.

 

Come pure, il 25 agosto, sarà sul palco del Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini per inaugurare di fatto la sua campagna elettorale. E pazienza se quest’anno, tra comizi, elezioni e successive consultazioni al Quirinale, dovrà aspettare almeno ottobre per volare in Inghilterra a vedere una partita del suo amato Southampton.

 

«Giancarlo è un democristiano vero, mastica tutto - racconta un amico con il quale spesso si scambia degli sms -. La verità è che ci aspetta una legislatura dura e che c’è bisogno di gente come lui, di colombe, perché sia a destra che a sinistra si vedono in giro troppi falchi. Sono rimasti in pochi quelli capaci di far ragionare la gente. E poi in qualche modo lui è l’unico esponente del centrodestra che può davvero dare all’Europa un segnale di continuità con il governo Draghi».

salvini giorgetti

 

Un altro che lo conosce da sempre è Emilio Magni, primo cittadino di Cazzago Brabbia, il paese di 800 abitanti affacciato sul lago di Varese in cui Giorgetti è diventato grande e in cui tuttora è residente dopo esserne stato anche sindaco per due mandati.

 

«Ho qualche anno più di lui e me lo ricordo ragazzino che sbrogliava le reti da pesca in riva al lago e ancora oggi lo incrocio quando esce con la sua barchetta a remi o con il “barchett” da pesca di famiglia per andare a fare il bagno in mezzo al lago con suo fratello - ricorda Magni, alla guida di una lista civica ma iscritto al Pd –. Giancarlo avrebbe dovuto fare il pescatore, il lavoro si tramandava dai padri ai figli maschi, ma quando è arrivato il suo turno il lago era inquinato e così lui e tanti altri hanno studiato.

 

GIANCARLO GIORGETTI

Però ricordo bene quando ha dovuto lasciare la presidenza della cooperativa dei pescatori perché è venuto fuori che era incompatibile con il suo incarico di sottosegretario alla Presidenza del consiglio. Sembrava una barzelletta. In paese è stimato e benvoluto da tutti, anche perché da amministratore ha recuperato le vecchie ghiacciaie per conservare il pesce».

 

Quanto alla politica, il sindaco ammette di essere poco aggiornato sulle ultime mosse dell’illustre cittadino: «Di natura è uno che sguscia, che compare poco, un’anguilla. Con me, le poche volte che si è lasciato andare, mi ha confessato di non essersi mai fidato fino in fondo di Conte e di non approvare certe boutade di Salvini. Di sicuro è uno che è sempre stato capace di rimanere a galla. Quando lo si vede tanto in paese non è un buon segno: vuol dire che è tornato a casa a ricaricare le pile perché lo hanno fatto infuriare».

Roberto Maroni Giancarlo Giorgetti

 

Quest’anno, a parte qualche giorno in montagna con la famiglia a camminare, pare che buona parte delle vacanze Giorgetti le abbia fatte proprio a Cazzago Brabbia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Articoli correlati

MA ANCORA PARLA GIORGETTI? - NON HA MOSSO UN DITO QUANDO SALVINI HA FATTO CADERE IL GOVERNO E...

DAVANTI ALLA CADUTA DEL GOVERNO DRAGHI, I GOVERNATORI DELLA LEGA ZAIA, FEDRIGA E FONTANA SONO...

COSA HA FATTO GIORGETTI PER IMPEDIRE LA CADUTA DEL GOVERNO DRAGHI? POCO O NULLA

LA CADUTA DEL GOVERNO DRAGHI HA MOSTRATO CHE NELLA LEGA I DECANTATI GOVERNISTI NON...

FEDRIGA E GIORGETTI, INCAPACI DI CONTRASTARE SALVINI ED EVITARE LA CADUTA DEL GOVERNO DRAGHI, ORA...

IL PIU' ALTO ESEMPIO DI PAVIDITA' POLITICA SI CHIAMA GIANCARLO GIORGETTI - NEL MOMENTO DECISIVO...

GIANCARLO GIORGETTI MARIO DRAGHI GIORGETTI CONVOCATO PER PARLARE DI BOLLETTEGIANCARLO GIORGETTI AL FESTIVAL DELL ECONOMIA DI TRENTO giancarlo giorgetti ed manuela di centa foto mezzelani gmt 040giuseppe conte enrico letta giancarlo giorgetti giorgetti bossimatteo salvini giancarlo giorgetti by macondo

 

GARAVAGLIA GIORGETTIgiancarlo giorgetti giorgia meloni matteo salvini giancarlo giorgetti

 

 

giancarlo giorgetti sorride a mario draghi giorgetti draghi dinca franco

 

 

Ultimi Dagoreport

leonardo lorenzo mariani francesco macri'

DAGOREPORT – DIN-DON! SAREBBE GIÀ FINITA LA LUNA DI MIELE FRA IL PRESIDENTE DI LEONARDO, FRANCESCO MACRÍ, E L’AMMINISTRATORE DELEGATO LORENZO MARIANI – IL MOTIVO DELLA DISCORDIA TRA MACRÌ, SOLDATO ARETINO DI FDI IN QUOTA DONZELLI, INDICATO DA LOLLOBRIGIDA-CROSETTO, E MARIANI, SOSTENUTO DA FAZZOLARI, ALLA FINE È SEMPRE LO STESSO: IL POTERE DELLE DELEGHE - MARIANI NE DIEDE A MACRÌ UNA LUNGHISSIMA LISTA (RAPPORTI ISTITUZIONALI, LE FONDAZIONI, LA SOSTENIBILITÀ, LA SICUREZZA, LE FILIERE, ETC. ETC.), MA TUTTE GESTITE “CONGIUNTAMENTE CON IL CEO” - E MARIANI, A QUANTO PARE, NON GLI FA TOCCARE PALLA…

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO, PER GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...