giorgia meloni polizia agenti

GIORGIA MELONI L'AZZECCAGARBUGLI - PER NON ANDARE ALLO SCONTRO CON IL QUIRINALE, IL GOVERNO HA TROVATO UNA SCAPPATOIA PER APPROVARE IL "FERMO PREVENTIVO" ALL'INTERNO DEL DECRETO SICUREZZA - LA NORMA AVEVA SOLLEVATO DUBBI DI INCOSTITUZIONALITÀ. ORA, DAL PUNTO DI VISTA GIURIDICO NON SI TRATTA PIÙ DI UN "FERMO" MA DI UN "ACCOMPAGNAMENTO PRESSO UFFICI DI PUBBLICA SICUREZZA PER PREVENIRE CONDOTTE DI PERICOLO IN OCCASIONE DI MANIFESTAZIONI PUBBLICHE" - DEL "TRATTENIMENTO" VA INFORMATO IL PM, CHE PUO' ORDINARE IL RILASCIO (CON I TEMPI DELLA GIUSTIZIA, QUANTO PASSERA' PRIMA CHE UN PM GESTISCA LA RICHIESTA?) - TUTTE LE NORME APPROVATE NEL DECRETO, TRA CUI LO "SCUDO PENALE" PER GLI AGENTI DELLE FORZE DELL'ORDINE...

Estratto da "Corriere della Sera"

 

IN QUESTURA FINO A 12 ORE ECCO QUANDO PUÒ SCATTARE L’«ACCOMPAGNAMENTO»

alessandro calista aggredito durante il corteo per askatasuna a torino 1

Entra nell’ordinamento il cosiddetto «fermo preventivo», in vista di una manifestazione. Norma a lungo oggetto di contesa politica e bollata da chi l’avversa come «liberticida». Nel decreto è trattata come «procedura d’urgenza» che consente «l’allontanamento e il trattenimento temporaneo», fino a 12 ore, di «soggetti ritenuti pericolosi per l’ordine pubblico»:

 

cioè persone per le quali vi sia un «fondato motivo in relazione a specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo e sulla base di elementi di fatto, anche desunti dal possesso» di armi, di ritenere che possano mettere a rischio il pacifico svolgimento di un evento.

 

Non un «fermo» nella norma, ma un «accompagnamento presso uffici di pubblica sicurezza per prevenire condotte di pericolo in occasione di manifestazioni pubbliche». Del trattenimento e dell’orario in cui viene disposto, deve essere informato immediatamente il pm che se non riconosce che ricorrano le condizioni, può ordinare il rilascio.

 

UN «DASPO» DAI CORTEI: A CHI HA PRECEDENTI PUÒ ESSERE NEGATA LA PIAZZA

giorgia meloni con alessandro calista

Un’altra norma legata alla sicurezza delle piazze è una sorta di «daspo», un divieto di accesso per i violenti. La previsione normativa del decreto, però configura questo divieto solo come sanzione accessoria di una condanna, anche in primo grado. È quindi il giudice, per «alcuni reati gravissimi», dice il ministro Piantedosi, a valutare se disporre per il condannato un divieto di partecipazione ad assembramenti in luogo pubblico.

 

I reati gravissimi sono una dozzina e vanno dall’attentato per finalità terroristiche o di eversione, a devastazione e saccheggio, passando per le lesioni contro agenti delle forze dell’ordine, il personale sanitario o gli arbitri di manifestazioni sportive, omicidio, tentato omicidio, attentato alla sicurezza dei trasporti e danneggiamento di edifici pubblici, monumenti, infrastrutture, impianti industriali. Il questore può disporre che il condannato vada a firmare una o più volte, negli orari della manifestazione, negli uffici di polizia. La violazione del divieto è punito con pene da 4 mesi a un anno.

 

CHI AGISCE PER GIUSTA CAUSA NON VA AUTOMATICAMENTE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI

aggressione alla polizia a torino 2

Anche il cosiddetto «scudo penale» — che però il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha pregato di non chiamare più così — è stato oggetto di molte polemiche. La nuova norma non tutela solo gli agenti ma tutti i cittadini: prevede che non sia più automatica l’iscrizione nel registro degli indagati per chi abbia agito in presenza di «una causa di giustificazione», cioè la legittima difesa, l’uso legittimo di un’arma, l’adempimento di un dovere (può essere il caso di un medico accusato di «malpractice»).

 

In questi casi, non sarà definito indagato, «un’onta» dice Nordio, ma annotazione preliminare in un «modello separato» interno agli uffici giudiziari. Nel decreto legge entra anche l’estensione delle garanzie di assistenza legale a favore di «forze di polizia, forze armate e vigili del fuoco»: nei casi in cui l’autorità giudiziaria è tenuta a iscrivere il nome di un appartenente a questi corpi nel registro degli indagati — a seguito di denunce legate ad attività di servizio — lo Stato paga le spese legali fin dalla fase delle indagini preliminari. [...]

giorgia meloni matteo salvini

 

COLTELLI IN MANO AI MINORI I DIVIETI «ANTI MARANZA»: MULTE ANCHE PER I GENITORI

La stretta sui coltelli risponde all’allarme sulla violenza giovanile. Divieto assoluto di vendita — gli esercenti avranno l’obbligo di richiedere un documento di identità all’acquirente, a meno che la maggiore età non sia manifesta, e le piattaforme di vendita on line dovranno attrezzarsi con sistemi di verifica — con multa per chi lo viola da 500 a 3.000 euro che raddoppia in caso di reiterazione (fino a un massimo di 12 mila euro). Chiusura del punto vendita per 15 giorni (45 in caso di reiterazione). Per chi elude il divieto è prevista la revoca della licenza commerciale. Divieto, per tutti, di portare il coltello con lama superiore agli 8 centimetri «se non per giustificato motivo».

 

matteo salvini giorgia meloni foto lapresse.

La violazione è punita con la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Se il divieto è violato da un minorenne, multa accessoria da 200 a 1.000 euro a carico dei genitori. Infine viene previsto l’illecito penale (punito con reclusione da 6 mesi a 5 anni) per chi fugga da un posto di blocco generando pericolo per la pubblica incolumità, con arresto in flagranza differita. [...]

MATTEO PIANTEDOSI GIORGIA MELONIMATTEO PIANTEDOSI GIORGIA MELONI

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