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GIORGIA NON PUÒ PIÙ DIRE “NO” – PREPARATE POP CORN E XANAX, CI ASPETTA UN FINALE DI CAMPAGNA REFERENDARIA BOLLENTE: VISTI I SONDAGGI CHE CERTIFICANO LA RIMONTA DEL FRONTE CONTRARIO ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, MELONI È COSTRETTA A SCENDERE IN CAMPO E METTERCI DEFINITIVAMENTE LA FACCIA – PER ISPOS IL “NO” È IN VANTAGGIO CON IL 50,6% CONTRO IL 49,4%. E PER RIPORTARE AVANTI IL “SÌ” È NECESSARIO CHE L’AFFLUENZA RAGGIUNGA ALMENO IL 46% – SONO PREVISTI DUE COMIZI DELLA DUCETTA NEGLI ULTIMI 20 GIORNI PRIMA DEL VOTO. COME PER RENZI NEL 2016, IL REFERENDUM DIVENTA INEVITABILMENTE UN VOTO POLITICO. MA A DIFFERENZA DI MATTEONZO, ANCHE IN CASO DI SCONFITTA, GIORGIA NON SI DIMETTERÀ – MARCELLO SORGI: “IL CENTRODESTRA È COSTRETTO A SPARARE LA CARTUCCIA PIÙ FORTE CHE SA DI AVERE: UNA MELONI NON TANTO IN VERSIONE PREMIER INTERNAZIONALE, MA LEADER COMIZIANTE, PRONTA A SPIEGARE AI CITTADINI CHE PERDERE QUESTA SFIDA VUOL DIRE GIOCARSI TUTTO QUEL CHE IL GOVERNO HA FATTO FINORA” – IL DAGOREPORT

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

 

https://www.dagospia.com/politica/dagoreport-arianna-i-capoccioni-fratelli-d-italia-possono-dire-contrario-464025

 

1. SE L'ORA DI GIORGIA SI AVVICINA

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

La domanda che tutti si fanno, nel governo e nel centrodestra, è non se, ma quando "Giorgia", come la chiamano loro, si deciderà a scendere in campo nella campagna per il referendum del 22 e 23 marzo. Al momento, si valutano due scenari e si fanno i conti con una realtà in cui ancora, sia pure non di molto, il "sì" è in vantaggio. In termini percentuali di un punto, 38 a 37. Ma se si estende questo 75 per cento al 100, il "sì" ha 350 mila voti in più.

 

[…]

 

Primo scenario: Meloni entra nella campagna per consolidare questo dato e rafforzarlo, dandosi l'obiettivo di vincere con quasi un milione di voti in più. Un traguardo impossibile, e lei è la prima a saperlo. E allora, scenario numero due, Meloni stavolta è obbligata a muoversi in prima persona per far sì che il vantaggio non si assottigli o che addirittura la situazione si capovolga, con il "no" che va in vantaggio.

 

Al momento, sono 17-18 milioni gli elettori disposti ad andare alle urne su un argomento "freddo" come la riforma della separazione delle carriere. E questa è la ragione per cui le opposizioni hanno scelto di politicizzare da subito lo scontro, anche a costo di dire che il governo punta a sottomettere la magistratura e che la Meloni vuole i "pieni poteri".

 

Una campagna in cui – lo dimostra pure il recente caso del procuratore di Napoli Gratteri – il rapporto con la verità non esiste più e tutti gli argomenti sono buoni per mobilitare il proprio elettorato, e convincerlo che il Paese è di fronte a una vera e propria "emergenza democratica". […]

 

Per il "sì" invece, inutile negarlo, la campagna si presenta più difficile: i problemi che la gente ha di fronte nella vita di tutti i giorni sono diversi, e il governo lo sa bene. Altro che i magistrati e la giustizia. Di qui la necessità di sparare la cartuccia più forte che il centrodestra sa di avere: una Meloni non tanto in versione premier internazionale, ma leader comiziante, pronta a mettersi di fronte l'intero schieramento avversario e a spiegare ai cittadini che perdere questa sfida vuol dire giocarsi tutto quel che il governo ha fatto finora. Ecco perché gli ultimi quindici giorni di campagna saranno esplosivi.

 

REFERENDUM, ESITO IN BILICO E L’AFFLUENZA SARÀ DECISIVA. A QUOTA 46% FAVORITO IL SÌ

Estratto dell’articolo di Nando Pagnoncelli per il “Corriere della Sera”

 

[…] Al momento il referendum non sembra attirare particolare attenzione da parte degli italiani. Solo il 10% infatti si definisce molto informato dei contenuti, il 36% dice di essere abbastanza informato, mentre più della metà ne sa poco o nulla. Il 38% ritiene che sia una consultazione molto importante, il 22% pensa che lo sia almeno un po’, mentre il 40% gli dà poca/nulla importanza o non si esprime.

 

Sui singoli aspetti della riforma circa metà dei nostri intervistati non sa esprimersi, mentre in generale le opinioni tendono a dividersi quasi equamente, sia pur con una lieve prevalenza di chi concorda.

 

Il 27% condivide il fatto che la riforma ristabilisca l’equilibrio tra i poteri, oggi sbilanciati a favore del giudiziario, ma il 25% pensa invece il contrario; il 25% ritiene che si esalti l’autonomia della magistratura, il 24% pensa invece che sia l’anticamera di una limitazione dell’indipendenza dei giudici. L’accordo cresce sulla separazione delle carriere (30% contro il 24% che ritiene inefficace la proposta) e sul controllo della responsabilità dei magistrati e la riduzione del peso delle correnti (30% contro 22%).

 

La partecipazione

Il tema centrale è, come è oramai evidente, quello della partecipazione al voto che rappresenta la vera incognita. Oggi il 36% si dichiara certo di recarsi alle urne, il 16% pensa che probabilmente lo farà. Quasi la metà, il 48% ritiene certo o molto probabile che diserterà il voto. […]

 

Per questo prevediamo tre scenari distinti in funzione di diversi livelli di affluenza calcolati in base non solo all’intenzione di partecipare ma anche al livello di importanza attribuito al tema. Il primo vede una partecipazione piuttosto contenuta: si stima che solo poco più del 40% si rechi a votare ed è la stima più probabile coi dati di oggi.

 

In questo caso si registra una lieve prevalenza del No con il 50,6% contro il 49,4% del Sì. Un distacco così lieve non consente di prevedere la vittoria dell’una o dell’altra opzione, essendo troppo vicino il dato, ma segnala, quantomeno, una maggiore mobilitazione dei contrari alla riforma.

 

È probabile però che lo svilupparsi della campagna produca una maggiore mobilitazione e quindi una maggiore affluenza. Se si recasse al voto il 46% degli aventi diritto, i risultati favorirebbero il Sì che otterrebbe il 51,5% dei voti validi contro il 48,5% del No.

 

Ancora un distacco ridotto ma con un segnale più evidente di prevalenza del consenso. Infine, se la partecipazione arrivasse al 52% (il livello massimo oggi ipotizzabile) la vittoria del Sì sarebbe decisamente più netta, ottenendo il 53,7% contro il 46,3% del No.

 

Gli schieramenti

In tutti gli scenari vediamo come gli elettori dei partiti di governo sono quasi granitici: gli orientamenti verso il No dell’area di centrodestra vanno dal 2% al 5%. Meno compatti gli elettori di opposizione: con qualche variazione a seconda degli scenari, verso il Sì è orientato dal 10% al 14% dell’elettorato Pd, stabilmente il 24% degli elettori del M5S, dal 27% al 33% degli elettori delle altre liste. Ed è da sottolineare come tra elettori Pd e delle altre liste il Sì tenda più o meno sensibilmente a crescere con il crescere della partecipazione. […]

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