vasyl maliuk - zelensky kyrylo budanov

IL GIRO DI VITE DI ZELENSKY: ACCENTRA IL POTERE E SCEGLIE COME BRACCIO DESTRO IL CAPO DELL’INTELLIGENCE MILITARE, KYRYLO BUDANOV – IL PRESIDENTE UCRAINO, DOPO SETTIMANE SEGNATE DALLO SCANDALO CORRUZIONE E DA FRIZIONI CHE HANNO INCRINATO L’UNITÀ DEL FRONTE INTERNO, SILURA IL CAPO DEI SERVIZI VASYL MALIUK PER "RIDIMENSIONARE" FUNZIONARI TRASFORMATI IN SIMBOLI - ZELENSKY NON PUÒ PERMETTERSI CENTRI AUTONOMI. IL RIMPASTO È ANCHE QUESTO: METTERE LE MANI SUI GANGLI PRIMA CHE I GANGLI SI MUOVANO DA SOLI...

Francesca Mannocchi per “la Stampa”  - Estratti

 

VOLODYMYR ZELENSKY E KYRYLO BUDANOV

Nel potere, quando si spostano uomini che maneggiano segreti, la notizia non è il comunicato: è il rumore che resta nei corridoi. Un cambio al vertice di un servizio non assomiglia a un rimpasto di governo. Assomiglia a un intervento sul sistema nervoso: lo fai perché temi il dolore che verrà se non lo fai, e perché accetti il rischio che il paziente reagisca male.

 

Negli ultimi mesi l'Ucraina ha conosciuto più di una correzione di rotta. A metà 2025 Zelensky aveva già inaugurato una stagione di sostituzioni pesanti, il primo grande riassetto dall'inizio dell'invasione: Shmyhal fuori da premier, un governo rimesso in piedi con la promessa di accelerare produzione interna di armi e gestione economica di guerra.

 

volodymyr zelensky denys shmyhal

Prima ancora, nell'autunno 2023, la Difesa era stata scossa dalla sostituzione di Reznikov sullo sfondo di accuse e sospetti di opacità negli approvvigionamenti: un'altra volta, il segnale era stato lo stesso - non possiamo permetterci che la corruzione diventi un argomento più forte della resistenza.

 

Quello di queste ore è l'ultimo giro della spirale, ma non nasce nel vuoto. L'inchiesta che ha avvicinato gli organismi anticorruzione alle stanze più vicine alla Presidenza- perquisizioni, dimissioni, incarichi rimasti scoperti perché "servire" diventava più rischioso -ha incrinato la premessa su cui Zelensky ha costruito la sua legittimità durante l'invasione: l'unità del fronte interno.

 

kyrylo budanov

Quando la fiducia si consuma, i presidenti hanno due strade: aprire e distribuire, oppure chiudere e concentrare. Zelensky ha scelto la seconda. La nomina di Kyrylo Budanov a capo dell'Ufficio del presidente è il primo perno: un uomo d'intelligence militare messo a governare il luogo che, nella pratica, coordina la politica e la tiene in asse.

 

Lo ha spiegato come una necessità di sicurezza e di gestione del processo negoziale: una frase asciutta che dice molto più di quanto sembri, perché sancisce che la guerra non è più soltanto oggetto della politica; è la sua grammatica. Ma il vero nodo, quello che spiega cosa sta diventando questa presidenza, non è l'Ufficio. È lo Sbu.

denys shmyhal

 

Il Servizio di sicurezza dell'Ucraina ha molte anime: sicurezza interna, controspionaggio, repressione delle reti filorusse e, allo stesso tempo - da due anni -, cuore della guerra invisibile, quella che attraversa confini e linee, fatta di sabotaggi, attentati mirati, droni che arrivano dove la diplomazia non arriva. In una guerra lunga, lo Sbu tende ad espandersi: cresce il suo budget, crescono le sue prerogative, cresce il suo peso politico. E chi lo guida smette di essere un funzionario.

 

Diventa una figura di potere. Vasyl Maliuk è stato esattamente questo. Un professionista dei servizi che, in modo quasi innaturale per un'agenzia che vive di ombra, è diventato un volto pubblico dell'efficacia. Aveva assunto la guida ad interim dello Sbu dopo la rimozione di Ivan Bakanov, quando Zelensky motivò quell'epurazione con la presenza endemica di tradimento e infiltrazioni filorusse dentro l'apparato: era la prima ammissione, brutale, che lo Stato era penetrabile.

 

KYRYLO BUDANOV

Maliuk, da allora, è stato raccontato come l'uomo che ripulisce e colpisce: riorganizzazione interna, operazioni ad alto impatto, una postura aggressiva che piace a una parte dell'opinione pubblica e a una parte dei militari perché sembra restituire simmetria all'asimmetria della guerra. Il suo nome è diventato sinonimo della fase più audace del "fronte clandestino".

 

Legato direttamente all'operazione "Spiderweb", l'attacco con droni contro basi aeree russe che Kiev ha presentato come una dimostrazione di capacità e di deterrenza. Zelensky stesso lo aveva consacrato con onorificenze e parole pubbliche; con l'investitura simbolica di "Hero of Ukraine", segno che la Presidenza aveva scelto di legare l'immagine dello Stato alla spregiudicatezza della sua guerra ombra.

 

Zelensky lo "rimuove" e allo stesso tempo lo trattiene: Maliuk lascia la guida del servizio, ma resta "nel sistema" per occuparsi di operazioni asimmetriche contro la Russia. Il nuovo capo ad interim è il maggiore generale Yevhenii Khmara, un profilo legato a unità speciali interne allo Sbu. La versione ufficiale è funzionale: separare gestione e operazioni, spremere l'uomo più adatto alla guerra sporca e affidare l'istituzione a un altro tipo di comando. Ma i servizi, per loro natura, non si leggono con le versioni ufficiali. Si leggono con le reazioni.

VASYL MALIUK - 1

 

Reuters parla preoccupazioni tra comandanti e parlamentari per la rimozione. Non perché Maliuk sia amato, ma perché la continuità operativa, nel lavoro clandestino, è un bene fragile. E poi c'è il dettaglio più rivelatore: a Maliuk sarebbe stata offerta la guida dell'Intelligence estera, un'agenzia più piccola, e lui avrebbe rifiutato.

 

Questo particolare non serve a romanzare. Serve a capire che non si trattava di una promozione naturale, ma di uno spostamento laterale. E che Maliuk non l'ha interpretato come un passaggio "tecnico", bensì come un ridimensionamento.

 

Perché toccare Maliuk, allora? La spiegazione ufficiale è funzionale: Maliuk spostato sulle "operazioni di combattimento" per alzare il livello della guerra asimmetrica. È credibile, perché è coerente con il modo in cui Zelensky sta ridisegnando la governance: più specializzazione, più output operativo.

 

VASYL MALIUK - 2

Ma questa spiegazione non esaurisce tutto. C'è una logica di controllo del rischio politico. Maliuk, come altri uomini vincenti in tempi di guerra, rischia di diventare troppo grande per essere gestito solo come un funzionario. E Zelensky, che sta tentando di ricompattare il potere dopo settimane segnate da scandali e frizioni, non può permettersi centri autonomi. Il rimpasto è anche questo: mettere le mani sui gangli prima che i gangli si muovano da soli.

 

Il paradosso è che la stessa cosa che rende Maliuk sostituibile – la sua efficacia operativa, la sua aggressività, la sua capacità di portare risultati – è ciò che rende la sua rimozione costosa. Perché il costo non è "l'uomo". Il costo è la percezione, dentro l'apparato e fuori, che la guerra interna tra poteri possa interferire con la guerra esterna. In questo quadro Maliuk è il taglio preventivo su un apparato che, se lasciato crescere senza contrappesi, può diventare un potere parallelo o un detonatore di conflitti.

 

VASYL MALIUK - 3

Uno è l'idea di futuro. L'altro è la gestione del presente, quello sporco, fatto di uomini troppo forti e di istituzioni troppo grandi. Questo rimpasto prova a rispondere a due dimensioni: fare funzionare la macchina e impedire che la macchina diventi un problema per chi la guida. Funziona se produce risultati rapidi senza aprire fratture nei corridoi. Fallisce se la centralizzazione, invece di rafforzare lo Stato, aumenta la dipendenza da pochi uomini e trasforma le rivalità interne in un rumore che il fronte sente subito.

 

Maliuk è stato l'uomo dell'efficacia. La sua rimozione dal vertice dello Sbu dice che l'efficacia non basta più come garanzia di permanenza. E che Zelensky sta ricomponendo il potere come si ricompone un fronte logorato: stringendo, accentrando, scegliendo chi resta vicino e chi viene spostato, anche a costo di irritare chi, in guerra, misura tutto con una sola unità: i risultati. (…)

DISCORSO DI FINE ANNO DI VOLODYMYR ZELENSKY

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