giuli merlino proietti

LE "PURGHE" DI ALESSANDRO GIULI - SCANDALI, FAIDE E VELENI, I DUE ANNI ORRIBILI DEL DANDY CARIATO NEL MINISTERO DEL CAOS - NON SOLO LE SCIABOLATE CON BUTTAFUOCO SULLA BIENNALE "RUSSA" E IL CASO VENEZI, LA FURIA DEL MINISTRO GIULI-VO SI ABBATTE SUI DIRIGENTI DEL COLLEGIO ROMANO – PRIMA DEL CAPO DELLA SEGRETERIA TECNICA, EMANUELE MERLINO, VICINO A FAZZOLARI E DELLA RESPONSABILE DELLA SEGRETERIA PARTICOLARE, ELENA PROIETTI TROTTI, SI ERA DIMESSO IL PORTAVOCE DEL MINISTRO, PIERO TATAFIORE, CHE SI ADDOSSA LA COLPA DI AVER DAI CANALI ISTITUZIONALI DEL MIC DEI COMUNICATI PRO CIRIELLI, CANDIDATO DI FRATELLI D'ITALIA IN CAMPANIA. E PRIMA ANCORA, VIA CHIARA SBARIGIA, PRESIDENTE DI CINECITTÀ, FINITA IN MEZZO ALLO SCONTRO TRA LO STESSO GIULI E LA SOTTOSEGRETARIA LEGHISTA LUCIA BORGONZONI - CHISSA’ SE IN QUESTA ORDALIA DI DIMISSIONI GIULI NON STIA MEDITANDO DI CHIUDERE IN BELLEZZA CON UN ULTIMO GESTO CLAMOROSO, UN AUTO-LICENZIAMENTO…

Francesco Bei per “la Repubblica” - Estratti

 

(...)

 

alessandro giuli

Davvero imperdonabile per Alessandro Giuli aver dimenticato, proprio lui che bordeggia il paganesimo, tra culti solari e flauti di Pan, la terribile sorte cui va incontro chi pecca di hybris. Ora il ministero appare nel caos, decapitato dei suoi dirigenti (detto per inciso, anche un'altra sfidante di Atena, la bella Medusa, finì senza testa), degli stessi collaboratori del ministro, in una furia vindice che non risparmia più niente e nessuno.

 

Viene quasi da pensare che la maledizione di Atena non sia scagliata ad personam, ma colpisca "ad aedificium" chiunque varchi la soglia del Collegio Romano, il grandioso palazzo-scuola dei gesuiti sognato da Ignazio di Loyola.

 

Perché, a guardar bene e senza per forza cadere nella superstizione, i casi stanno diventando un po' troppi per non pensare a un accanimento. E va bene Vittorio Sgarbi, pizzicato dall'Antitrust per il conflitto di interessi tra le sue attività di conferenziere e il lavoro da sottosegretario: dimissioni a febbraio di due anni fa.

GIULI BUTTAFUOCO BIENNALE PADIGLIONE RUSSO

 

E va bene Gennaro Sangiuliano, con tutto il coté di Boccia, il taglio in testa, le promesse di ingaggio non mantenute, la finta gravidanza, le chiavi d'oro di Pompei che non si sono più ritrovate, l'intervista in diretta al Tg1, le lacrime, l'audio della moglie e le dimissioni (sempre nell'infausto 2024). Ma è con l'arrivo di Giuli al Collegio Romano che il lento tango delle dimissioni diventa una milonga, anzi un can-can da Folies Bergère.

 

Il capo di gabinetto, Francesco Gilioli, è fatto fuori con una mail.

 

Non si è mai capito perché, salvo che il ministro gli avrebbe imputato «fatti gravissimi». Il successore, Francesco Spano, dura quanto un riccio sull'Aurelia: dopo nove giorni dall'incarico viene inspiegabilmente segato senza un grazie. Si dirà su pressione delle sorelle Meloni e di associazioni cattolico-reazionarie come i ProVita. Spano confiderà di aver subito «attacchi omofobi».

 

emanuele merlino

E siamo all'oggi, al capo della segreteria tecnica, Emanuele Merlino, e alla responsabile della segreteria particolare, Elena Proietti Trotti. Ma prima si era dimesso un professionista come il portavoce di Giuli, Piero Tatafiore, che si addossa la colpa – ma si dubita fosse sua la manina - di aver diffuso impropriamente dai canali istituzionali del Mic dei comunicati pro Cirielli, il candidato di Fratelli d'Italia in Campania.

 

Che poi bisogna anche aggiungere che nelle ultime settimane non è che Giuli sia stato a braccia conserte, avendo ingaggiato un duello a sciabolate con l'ex amico Pietrangelo Buttafuoco, reo di aver regalato la vetrina della Biennale agli artisti del regime di Mosca; e con Matteo Salvini, che di Buttafuoco è diventato difensore, con tanto di visita al padiglione russo molto apprezzata dalla tv putiniana.

 

È come se Giuli si stesse pian piano liberando, umanamente, culturalmente, politicamente. Si libera dalla tutela di Meloni e di Fazzolari, facendo fuori quella sorta di controllore-tutore rappresentato da Merlino. Si libera dell'amico che pensava di fare di testa sua, trasformando l'arte in una diplomazia da operetta e la Biennale in una piccola Onu siciliana.

 

elena proietti trotti 22

E mentre Giuli conduce le sue battaglie, donchisciottesche quanto si vuole ma almeno, per una volta, comprensibili (vedi l'ira per il mancato finanziamento del film su Giulio Regeni), intorno a lui era tutto un ballo impazzito di gente che andava e veniva, che sbatteva la porta. Il critico cinematografico Paolo Mereghetti e lo story editor Massimo Galimberti via dalla commissione che decide i contributi ai film. E prima ancora, via Chiara Sbarigia, presidente di Cinecittà, finita in mezzo allo scontro tra lo stesso Giuli e la sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni.

 

chiara sbarigia

E già che ci siamo, via anche Fabio Longo, consulente di Borgonzoni, che proponeva ai giornalisti della lucrose moderazioni di convegni in cambio di trattamenti di favore per la sua sottosegretaria, «ma, se vuoi, puoi attaccare il ministero e Giuli». E, sempre in ambito di cinema, via Nicola Borrelli, direttore generale del dipartimento, scottato dal finanziamento al film di Rexal Ford, il presunto omicida di Villa Pamphili. E via pure Beatrice Venezi, che viene cacciata dalla Fenice e dà un ultimo calcio negli stinchi a Giuli: «Penso che Buttafuoco faccia bene».

 

In questa ordalia di dimissioni, chissà se Giuli non stia meditando di chiudere in bellezza con un ultimo gesto clamoroso, da nobile samurai, come quello del suo mito Mishima. (...)

alessandro giulichiara sbarigia (2)elena proietti trotti 51elena proietti trotti 56beatrice venezielena proietti trotti 5giovanbattista fazzolari e giorgia meloniLUCIA BORGONZONI ALESSANDRO GIULIpiero tatafioreelena proietti trotti abodielena proietti trotti 6elena proietti trotti 11PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI

Ultimi Dagoreport

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! – L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTEREBBE ALLO STATO ITALIANO LA SOMMETTA DI 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE IL FIGLIO DELL'AMBASCIATORE, PATRICK FERTITTA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB DI LOTITO - L'EMISSARIO DI TRUMP, TEXANO CON ANTENATI SICILIANI, È TRA I BUSINESSMEN PIÙ RICCHI D'AMERICA: 11 MILIARDI DI PATRIMONIO, CONTROLLA UN COLOSSO DELLA RISTORAZIONE E CASINÒ, È PROPRIETARIO DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, ACQUISITI PER 2,2 MILIARDI....

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?