DRAMMA O DRACMA? - IL DIETROFRONT DI PAPANDREOU SUL REFERENDUM NO-EURO DOPO LA STRIGLIATA DI FRANCIA E GERMANIA: LASCIA PERDERE SENNÒ SALTA TUTTA LA BARACCA - ATENE È APPESA A UN FILO: SI CERCANO LARGHE INTESE CON LA DESTRA CHE INVECE VUOLE LE DIMISSIONI DEL PREMIER E UN GOVERNO TECNICO - PER GLI ALLIBRATORI BRITANNICI LA GRECIA È AL CAPOLINEA: SARÀ LA PRIMA NAZIONE INFATTI A LASCIARE L’EURO, SEGUITA DA ITALIA E PORTOGALLO…

Marilia Papathanasiou per "il Messaggero"

In una giornata drammatica per le sorti della Grecia e dell'intera economia mondiale, il premier greco George Papandreou ha fatto dietrofront sul controverso referendum sugli accordi salva-Grecia e salva-euro, varati la settimana scorsa a Bruxelles. «La posta in gioco per la Grecia è l'attuazione del piano anticrisi concordato con l'Ue, a Bruxelles il 27 ottobre scorso, altrimenti il Paese rischia di uscire dall'euro», ha ammonito Papandreou. Perché il premier ha deciso, dopo solo tre giorni, di fare marcia indietro?

Certamente è stato l'ultimatum di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy a fargli capire che con il referendum si sarebbe giocato non solo il futuro della Grecia ma anche quello dell'Europa. E dalla stessa Ue sono arrivate reazioni positive, ma comunque ferme, a questo improvviso dietrofront. «Mi fa piacere che sembra che abbiano abbandonato quella cattiva idea del referendum», ha detto il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy. «Il messaggio è stato ascoltato», ha detto il capo dell'Eliseo, Nicolas Sarkozy. La Grecia deve comunque approvare il piano di aiuti altrimenti il prestito resta congelato, ha ribadito la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Niente referendum, dunque, ma la situazione politica in Grecia resta in ebollizione. Nonostante le enormi pressioni su di lui, affinché presenti le dimissioni per quello che molti, nel suo stesso partito socialista, considerano un errore di dimensioni colossali, Papandreou, parlando al Parlamento, ha ribadito che non si dimetterà e che oggi chiederà il voto di fiducia come previsto. Nessuno è in grado di prevedere il risultato del voto: almeno 30 deputati e ministri contestano apertamente la politica del premier e sono pronti a schierarsi contro di lui.

Papandreou ha detto che il suo partito accetterebbe un governo di «responsabilita nazionale» in cui sia chiamata a partecipare anche la destra. Questa affermazione ha fatto pensare a una sorta di consenso politico con l'opposizione, viste le difficoltà in cui versa il Paese. Ma il leader di Nea Democratia, Antonis Samaras, nel suo discorso in Parlamento, ha ribadito la sua richiesta di dimissioni del premier e ha affermato che accetterà solo un governo tecnico per confermare gli accordi con Bruxelles - e quindi scongiurare il blocco della sesta tranche di finanziamenti europei - e quindi organizzare elezioni antecipate.

Nessuno, a questo punto, può prevedere il futuro politico della Grecia. I cittadini hanno l'impressione di seguire un dramma sul cui esito non possono influire in alcun modo, e di cui non riescono a intravedere le conseguenze. Moltissimi non capiscono inoltre perché Papandreou abbia deciso improvvisamente di indire un referendum, causando una crisi politica e le reazioni indignate dell'Europa, salvo poi ripensarci altrettanto repentinamente poche ore dopo.

C'è, in realtà, una spiegazione. Papandreou non sopportava piu le pressioni del popolo greco e del suo stesso partito. Venerdi scorso, 28 Ottobre, era festa nazionale, il giorno della commemorazione del «no» che i greci opposero alla guerra degli italiani e dei tedeschi nel 1940. Per la prima volta in oltre 60 anni, venerdì scorso, la parata militare a Salonicco è stata cancellata perché il presidente della Repubblica, Carolos Papulias, è stato costretto ad abbandonare la cerimonia, a causa delle proteste popolari per gli accordi che Papandreou aveva firmato il giorno prima a Bruxelles.

Poi, domenica scorsa, mentre il premier stava tornando da Creta in aereo, alcuni passeggeri lo hanno pesantemente criticato. Papandreou ha quindi capito che i greci erano arrivati al limite della sopportazione. Sempre nuove tasse, stipendi decurtati. E nessun modo di incidere sul colossale debito del loro Paese. Sembra, dunque, che Papandreou abbia voluto accelerare gli eventi. Era bersagliato da troppe critiche, nel partito e nel governo. E c'erano troppe voci, nel partito, che chiedevano la formazione di un governo di unità nazionale.

È probabile che con il referendum Papandreou avesse voluto uscire dalla scena politica in modo eroico, o rimanere comunque nell'agone politico, ma con nuove regole. Ha corso, assieme all'intero Paese, un rischio enorme. Nessuno, nel suo governo, sapeva di questa iniziativa, neanche Venizelos, il ministro delle Finanze. Ora, il suo destino politico appare incerto. Ma in Grecia i figli di grandi dinastie politiche non rimangono mai per molto tempo esclusi dalla politica.


2 - LONDRA SCOMMETTE SULLA DRACMA

Da "il Messaggero"

Sfondano nuovi record storici i rendimenti dei titoli di Stato ellenici sui timori di un default di Atene entro dicembre, dopo che la comunità internazionale ha congelato l'ultima tranche di otto miliardi del primo pacchetto di aiuti concesso ad Atene in seguito all'annuncio del premier Papandreou di indire un referendum sulle misure anticrisi. Secondo fonti governative, «la Grecia ha risorse finanziarie solo fino a metà del mese prossimo».

L'interesse sul bond a due anni è schizzato al 107,26% mentre quello sul titolo a dieci anni è volato al 26,90%: in questo caso lo spread con l'equivalente bund tedesco è salito a 2.506 punti base. Solo dopo che il governo ha indicato che potrebbe annullare il referendum, i rendimenti dei bond ellenici nel corso della giornata sono calati, ma restando tuttavia su livelli altissimi. Il titolo biennale rende il 102% mentre il decennale il 26,45%. Per gli allibratori britannici la Grecia è ormai arrivata al capolinea.

Sarà la prima nazione infatti - dicono - a lasciare l'euro, seguita da Italia e Portogallo. Ma ammesso che questo sia possibile, le modalità restano dubbie. Uscire dall'Unione europea si può, abbandonare solo la moneta unica no. Dal punto di vista strettamente giuridico è questa l'unica strada che la Grecia potrebbe percorrere per tornare alla dracma e non essere obbligata a rispettare le condizioni imposte dall'Ue per poter beneficiare del secondo piano di salvataggio.

Al momento «il trattato non prevede di poter uscire dall'euro senza uscire anche dall'Ue», ha sottolineato una portavoce della Commissione europea. La possibilità di rinunciare all'appartenenza all'Unione europea è stata introdotta per la prima volta dal trattato di Lisbona, entrato in vigore il primo dicembre del 2009. Passata quasi inosservata, la «clausola di uscita» fissa la procedura: il distacco deve comunque avvenire in base a condizioni che devono essere negoziate con gli altri Paesi membri ed essere accettate anche dal Parlamento europeo.

 

PAPANDREOU AL G VENTI evangelos-venizelosPROTESTE ATENEANGELA MERKEL LEGGE IL COMPITINO DI PAPANDREOU E NON E' SODDISFATTAEuro

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