HOP! SUL CAVALLO DI BEPPE – VI RICORDATE IL LETTO DI BAVA CHE “LA STAMPA” STENDEVA PER MONTI? E IL “DEMAGOGO”, IL “POPULISTA”, IL “COMICO” APPIOPPATI A GRILLO? ZAC! DIMENTICATE TUTTO, ORA GRAMELLINI, DOPO LE MILLE OSPITATE PIDDINE DA FAZIO, SCOPRE CHE GRILLO ESISTE E LOTTA INSIEME A NOI - “DIRE CHE HA VINTO E’ POCO” - “HA REALIZZATO UNA SOLLEVAZIONE DI MASSA CONTRO LE ELITE”…

Massimo Gramellini per "la Stampa"

Di sicuro in queste elezioni c'è solo che Beppe Grillo ha vinto. E lo ha fatto realizzando una sollevazione di massa contro le élite. Di sicuro, in queste elezioni, c'è solo che Grillo ha vinto. E dire vinto è poco. Le urne hanno ospitato una sollevazione di massa contro le élite.

Almeno un elettore su quattro ha votato per la lista del Gabibbo Barbuto, spesso senza nemmeno avere la cortesia di anticiparlo ai sondaggisti, considerati elite anche loro. E non si può ridurre sempre tutto alla pancia, per quanto la pancia brontoli, se è vuota anche di più. Qui c'è del sentimento, non soltanto del risentimento. C'è la disperata speranza che i parlamentari a Cinque stelle siano diversi, che non rubino, ma soprattutto che ascoltino: gli altri non lo facevano più.

E' come se da mille stanze si fosse levato l'urlo di mille solitudini connesse fra loro attraverso i cavi dei computer. Un'emozione virtuale che nel tempo si è fatta piazza. Radunando individui che si ritengono incompresi e sovrastati dall'ombra sorda di troppe congreghe: la Casta dei politici, dei giornalisti, dei banchieri, dei raccomandati. Ogni membro della comunità ha una storia e una sconfitta diverse: chi ha perso o mai trovato il lavoro, chi la fiducia nel domani, nello Stato e nei corpi intermedi come partiti e sindacati.

Non odiano la politica, ma chi la fa di mestiere da troppo tempo, senza averne né la
competenza né l'autorità morale. Intorno a queste desolate solitudini esisteva un vuoto di attenzione e Grillo lo ha riempito. Dapprima con un vaffa, poi con una serie di proposte concrete e una buona dose di utopia.

Ha disegnato panorami che ciascuno ha poi colorato come voleva. Dal punto di vista della composizione sociale il suo movimento è un franchising: a Torino ci trovi (anche) i centri sociali che vogliono abbattere il capitalismo, a Bergamo i padroncini in lotta con Equitalia, a Palermo i disperati e gli allergici a qualsiasi forma di oppressione pubblica e privata. Ovunque c'era un malessere, Grillo gli ha messo a disposizione un format e una faccia, la sua.

I politici professionisti non hanno saputo o forse potuto offrire un'alternativa. Sarebbe bastata un'autoriforma dignitosa, qualche taglio nei costi e nel numero dei parlamentari, una campagna elettorale che parlasse non solo di cifre ma di ambiente, di vita, di futuro. Invece hanno snocciolato cifre fredde, discusso della Merkel e borbottato metafore inconsistenti, persi nel loro altrove.

A combattere qui sulla Terra sono rimasti un vecchio impresario con le tasche piene di biglietti omaggio per il paese dei balocchi e un guitto che ha talmente studiato il meccanismo seduttivo di Berlusconi da essere riuscito a sublimarlo. Grillo ha scelto il linguaggio dello spettacolo, l'unico che gli italiani mostrino di comprendere dopo un ventennio di vuoto, ma ha deciso di usarlo per dire cose serie.

Lo hanno aiutato la sua popolarità, la sua energia e persino i suoi difetti. Anche la selezione di candidati sconosciuti e scarsamente rappresentativi si è rivelata un punto di forza. Se fra le tante nuove offerte politiche l'unica ad avere sfondato è la sua, è anche perché - a differenza di Monti e Ingroia non l'aveva infarcita di pseudo vip, algidi tecnocrati e notabili polverosi.

Fra i suoi seguaci storici si può trovare di tutto: il sognatore pragmatico come il vittimista cronico. Ma fra i tanti elettori dell'ultima ora prevale, credo, la fusione di due umori in apparenza contrapposti. Da un lato il desiderio passionale di collassare il sistema, nella speranza che dalle macerie delle varie Caste possa sorgere una classe dirigente nuova. Dall'altro il calcolo razionale di mandare in Parlamento un manipolo di alieni dalla vista acutissima che illumineranno i maneggi del potere. Un amico che ha scelto i Cinque Stelle dopo avere invano votato Renzi alle primarie del Pd mi ha detto: «Non so se metterei mai un grillino ad amministrare il mio condominio, ma se si tratta di fare le pulci all'amministratore, nessuno è più affidabile».

E adesso? Il movimento degli spulciatori affidabili è talmente nuovo da restare misterioso persino a molti di coloro che lo hanno votato. Grillo è il padre-padrone della squadra o è solo l'arbitro che vigila sul rispetto delle regole e fischia le espulsioni? I parlamentari riceveranno ordini da lui o, come assicurano in coro, solo dal popolo della Rete a cui sottoporranno ogni proposta, da quella di un improbabile accordo di governo al nome del prossimo Capo dello Stato? L'unica domanda che è davvero sciocco porsi è se i Cinque Stelle siano di destra o di sinistra. Grillo non ha tolto voti agli altri partiti. Si è limitato a raccogliere quelli che hanno lasciato cadere. E la prossima volta potrebbero essere ancora di più.

 

MASSIMO GRAMELLINI DA FABIO FAZIO A CHE TEMPO CHE FABEPPE GRILLO VOTAgrillo beppe BEPPE GRILLO NUOTA NELLO STRETTO DI MESSINA FABIO FAZIO E MASSIMO GRAMELLINI A CHE TEMPO CHE FAMario Calabresi MONTI

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