UN GRASSO SILURO IN DIREZIONE RENZI - IL PRESIDENTE DEL SENATO SGAMBETTA MATTEO: L'ARTICOLO 2 DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE È EMENDABILE. QUINDI INVECE DI UN VOTO 'SÌ O NO', IN AULA CI SARÀ BATTAGLIA. E I RENZIANI DEVONO CAMBIARE STRATEGIA

Francesco Bei per “la Repubblica

 

renzi grasso mattarellarenzi grasso mattarella

Piero Grasso ha deciso. Dopo aver passato l’estate a consultare costituzionalisti e a studiare il lungo report preparatogli dagli uffici, il presidente del Senato si appresta a dare un grosso dispiacere a Renzi. Sancendo - è nei suoi poteri - l’emendabilità dell’articolo 2 della riforma costituzionale. In sostanza, fuori dai commi e codicilli, significa che la partita sull’elettività dei futuri senatori, cuore dello scontro politico tra maggioranza e minoranza dem, è aperta. Apertissima. Dopo aver maturato questa decisione ora Grasso attende di comunicarla direttamente al governo. Intanto, in via informale, ne ha informato il capo dello Stato.

 

matteo renzi pietro grassomatteo renzi pietro grasso

Dunque l’ormai famoso articolo 2, che i renziani credevano di aver messo in sicurezza grazie alla “doppia lettura conforme” tra Camera e Senato, diventerà un terreno di battaglia micidiale, con decine di voti a rischio sugli emendamenti. E non un solo voto secco “Sì” o “No”. Si tratta di una novità rilevante, dovuta a una svista marginale, una piccola preposizione, che tuttavia rende l’articolo 2 non letteralmente identico nella versione approvata a palazzo Madama e poi a Montecitorio. Quindi, secondo il regolamento del Senato, si può riaprire. Un’evenienza che spaventa il premier, tanto che sul Corriere della sera ieri aveva provato a erigere un muro difensivo sostenendo che rivotare una cosa già votata due volte sarebbe stato «un colpo incredibile» a un principio che vige da decenni. Eppure dovrà fare i conti con questa sgradita sorpresa.

 

BERSANI-RENZIBERSANI-RENZI

A questo punto, visti i numeri ballerini del Senato, anche la strategia del governo dovrà cambiare. La tentazione del colpo di forza, basata sui numeri assicurati dai fuoriusciti dei vari partiti, a partire dai verdiniani, sta perdendo quota. «Perché un conto è vincere una volta e passare oltre. Un altro - ragiona un renziano di palazzo Madama - dover assicurare la maggioranza per superare decine di emendamenti».

 

Per questo, nelle telefonate che precedono in queste ore il rientro della maggior parte dei protagonisti nella Capitale, si va affacciando l’ipotesi di una soluzione politica. Interna al Pd. Ne parlano tutti. Lo vorrebbe la minoranza Pd, se lo sognano a occhi aperti anche i renziani più prudenti, preoccupati per un fine corsa che a questo punto non sembra fuori dalla realtà.

 

dario ginefra laura ravettodario ginefra laura ravetto

L’ipotesi dunque è quella di un patto tra gli unici due che potrebbero sottoscriverlo: lo stesso Renzi e Pier Luigi Bersani. Non un accordo politico onnicomprensivo, ma una cornice minima di rispetto per portare a casa la riforma ed evitare il voto anticipato. Lo stesso Mattarella ha iniziato a lanciare segnali di preoccupazione per la deriva oltranzista presa da entrambe le parti. Uno gioco al rialzo, tra chi minaccia Vietnam e chi risponde picche, che non fa certo piacere al capo dello Stato. Perché rischia di mettere fuori gioco il paese nella vera partita che si sta per aprire, quella con Bruxelles sulla flessibilità.

 

cesare damiano manifestazione cgilcesare damiano manifestazione cgil

Se davvero Renzi ha iniziato a credere che Bersani e i suoi si vogliano misurare al prossimo congresso del 2017, senza provocare una crisi di governo al buio, allora un’intesa appare non impossibile. Quale potrebbe essere questo «punto d’incontro » di cui parla il premier non è ancora chiaro. Al momento non si va più in là dell’ipotesi già ventilata di un listino da affiancare alla lista dei consiglieri regionali per indicare chi andrà a palazzo Madama.

 

Ieri Cesare Damiano, certo non un sostenitore interno di Renzi, ha invitato la minoranza ad accettare il compromesso: «La soluzione è quella del listino. Un’ipotesi che può trovare una larga convergenza e che ha trovato il sostegno autorevole di Luciano Violante». Un’altro a-renziano come Dario Ginefra l’ha sposata subito: «si puó e si deve trovar un’intesa che faccia progredire il testo in discussione e che tagli le ali ai falchi che si annidano da una parte e dall’altra ». Damiano e Ginefra danno voce a quello che pensa una gran parte dei parlamentari di mezzo, nè renziani né antirenziani, il corpaccione del partito che inizia a vivere con crescente insofferenza questa contrapposizione totale.

 

luciano violanteluciano violante

Al momento da palazzo Chigi fanno sapere che l’ipotesi di un incontro Renzi-Bersani è quantomeno prematura. Che i toni sono stati troppo accesi per pensare che possa finire a tarallucci e vino con un faccia a faccia. Ma la pace alla fine, si fa con i nemici. E Renzi al Senato non se ne può permettere troppi.

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci

DAGOREPORT - L'UNICA AD AVER CAPITO TUTTO DI SIGFRIDO RANUCCI ERA MILENA GABANELLI: "È UN GRAN RUBACUORI... LE RACCOGLIE A MAN BASSA, VEDEVO QUESTO IO…", DISSE "MI-JENA" IL 30 OTTOBRE 2025, A DUE SETTIMANE DALL'ATTENTATO DI POMEZIA, OSPITE DI GEPPI CUCCIARI A "SPLENDIDA CORNICE", RAI3, RIVOLTA AL CONDUTTORE DI "REPORT", INCORNICIATO “MARTIRE DELLA LIBERTÀ”, CHE REPLICÒ RIDENDO: “NO, NON È VERO…NON ABBASTANZA PER DIVENTARE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO” - ERANO BATTUTE, CERTO, MA OGGI PRENDONO UN’ALTRA PIEGA, UN SIGNIFICATO DIFFERENTE ALLA LUCE DELL'“ATTENTATO D'AMORE” DI LAVITOLA PER LANCIARE RANUCCI IN POLITICA E SULLE PRODEZZE EROTICHE DEL “ROCCO SIGFRIDO” CON STAGISTE E FONTI IN GONNELLA – ANCHE LA LETTERA ANONIMA DEL 2021 INVIATA ALLA RAI CHE ACCUSAVA RANUCCI DI MOLESTIE E RICATTI SESSUALI NEI CONFRONTI DI QUATTRO COLLEGHE DI "REPORT", E CHE SI CONCLUSE CON L'ASSOLUZIONE DI RANUCCI, ASSUME OGGI UN'ALTRA LUCE... - VIDEO

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! – L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTEREBBE ALLO STATO ITALIANO LA SOMMETTA DI 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE IL FIGLIO DELL'AMBASCIATORE, PATRICK FERTITTA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB DI LOTITO - L'EMISSARIO DI TRUMP, TEXANO CON ANTENATI SICILIANI, È TRA I BUSINESSMEN PIÙ RICCHI D'AMERICA: 11 MILIARDI DI PATRIMONIO, CONTROLLA UN COLOSSO DELLA RISTORAZIONE E CASINÒ, È PROPRIETARIO DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, ACQUISITI PER 2,2 MILIARDI....

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”